Federlegno: «Bioedilizia e sostenibilità per la rigenerazione urbana, il comparto determinante per il cambiamento»

Claudio Feltrin, presidente FederlegnoArredo a CUOREECONOMICO: «Il settore ha retto la crisi, è boom di case in legno per un valore di 1,35 miliardi di euro di produzione. Pubblicheremo un manifesto per la sostenibilità»
Il comparto del legno-arredo è pronto alla sfida di ridefinire le città e il modo di vivere gli spazi. Una filiera che ha saputo resistere alla crisi, ma che ora guarda allo sviluppo in chiave sempre più sostenibile.
Noi di CUOREECONOMICO ne abbiamo parlato con Claudio Feltrin, presidente di Federlegno Arredo.
Quali sono i segnali che possiamo leggere nel settore del legno-arredo? La pandemia come ha inciso rispetto alla produzione?
«La pandemia ha avuto pesanti ricadute anche sull’economia e sulla produzione. Per fortuna il nostro settore, la filiera del legno-arredo, ha saputo resistere meglio di altri a questa tempesta.
Complice sia l’immediata capacità di reazione delle nostre aziende, le cui dimensioni medio-piccole in alcuni casi hanno facilitato questo processo, sia il rinnovato interesse da parte di tutti noi nei confronti della casa. Le nostre occasioni di spesa si sono di colpo bloccate: niente più vacanze ristoranti, cinema, vestiti. Chiusi in casa abbiamo iniziato a vedere e vivere l’abitazione in modo diverso.
(Claudio Feltrin, presidente di Federlegno Arredo)
Ed è così che si è innescato un movimento del settore che ci ha permesso di chiudere il 2020 a -9.1% che rispetto alle previsioni funeste di aprile-maggio 2020 - quando si parlava di un -30-40% - direi che è un risultato tutt’altro che catastrofico.
Poi, con sorpresa iniziale di tutti, specie l’arredo casa, è ripartito in maniera quasi violenta, recuperando mese dopo mese cifre importanti tanto che nel 2020 ha sfiorato il pareggio.
Se guardiamo al primo trimestre di quest’anno, confrontato con il primo trimestre 2019 nell’arredo siamo a +13,7%, mentre complessivamente la filiera segna un +10% circa. La prospettiva è buona, pensiamo che a fine anno possa esserci un risultato positivo, pur con tutte le cautele del caso.
C’è una parte del settore che soffre?
«Il contract, su cui ha pesato in maniera importate il blocco del turismo privato e di business, molto probabilmente dovremo aspettare il 2022 per tornare ai valori pre Covid. Stesso ragionamento è applicabile al settore ufficio che nel 2020 ha registrato un –20% che avrebbe potuto registrare percentuali ancor più negative, senza la mitigazione della commessa dei banchi scolastici.
Il settore, inoltre, stenta ancora a riprendersi a causa del dilagare dello smart working e di un ripensamento generale degli spazi destinati al lavoro. Anche il settore degli allestitori fieristici, fermi da ormai quasi due anni, è a fatturato zero.
Adesso con la riapertura delle fiere, a partire dal ‘supersalone’ di settembre e altre manifestazioni in programma, ci auguriamo che possano riprendere a pieno ritmo, consapevoli che recuperare due anni di fermo non sarò affatto semplice. Per questo, ci siamo mossi come Federazione affinché siano destinati loro i dovuti ristori».
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Rigenerazione urbana, Superbonus: occasione per il rilancio dei cantieri. Che città dobbiamo ripensare? E quale partita può giocare il comparto legno-arredo?
«Indubbiamente il superbonus e altre misure volte a rimettere in modo l’edilizia, ampiamente sostenute da FederlegnoArredo, sono da sempre un volano importantissimo non solo per il nostro settore, ma per l’economia in generale.
Non va sottovalutato però in questo momento il problema caro materie prime che sta mettendo a dura prova interi comparti e rischia di vanificare le ricadute positive delle misure sopra citate. Anche il settore legno, non è immune dalle fiammate dei prezzi, ma credo che con l’autunno ci sarà un’inversione di tendenza.
Una situazione complessa che va affrontata, a nostro avviso, mettendo fine a una stortura: il nostro Paese, pur disponendo di un grandissimo patrimonio boschivo, dipende all’80% dalle importazioni, a causa di una mancata politica e gestione forestale sostenibile diffusa ed efficace.
Al contempo siamo molto bravi nel riciclo: il 95% dei pannelli che usiamo nel mobile italiano proviene dal riciclo».
Che città dobbiamo ripensare? E quale partita può giocare il comparto legno-arredo?
«Per tornare alla sua domanda è indubbio che il comparto del legno-arredo può essere determinante nella ridefinizione delle nostre città e del nostro modo di vivere gli spazi.
Basti pensare al boom della bioedilizia, degli edifici in legno che secondo l’ultimo ‘Rapporto Case ed edifici in legno’ realizzato per Assolegno ha registrato nel 2019 un valore pari a 1,35 miliardi di euro di produzione con un incremento del 2,3% rispetto al 2018 e una quota sui permessi di costruire che tocca quota 7%.
Non dimentichiamo poi che qualsiasi edificio in legno realizzato è di fatto un serbatoio di stoccaggio di CO2 che contribuisce alla mitigazione dei cambiamenti climatici che anche l’Europa sta chiedendo a gran voce».
Con i fondi europei c'è in gioco il futuro del Paese, cosa chiede Federlegno e quali sono i comparti dove investire?
«La sostenibilità è il primo punto su cui concentrarsi perché ormai non si tratta solo di una tematica ambientale, ma è sinonimo di competitività.
Le aziende che non si faranno trovare pronte, rischiano di essere escluse dal mercato, composto sempre più da giovani che hanno messo al centro dei loro criteri di acquisto proprio la sostenibilità.
Quindi ci aspettiamo che le aziende siano supportate in questo percorso il cui buon esito contribuirà al Pil dell’intero Paese.
Da parte nostra, come FederlegnoArredo ci siamo mossi in tal senso, ed entro l’anno contiamo di pubblicare un Manifesto della sostenibilità, frutto di un confronto con i nostri associati che porti a elaborare le linee guida secondo cui un’azienda possa davvero dirsi sostenibile.
Il nostro compito sarà quello di sensibilizzarle e poi di accompagnarle in questo percorso che non può prescindere dalla presentazione di progetti strutturati che consentono di accedere alle risorse messe a disposizione dal Recovery Fund».
Decreto semplificazioni, cosa serve al Paese per ripartire e quale burocrazia va eliminata?
«La burocrazia sia un problema atavico del nostro Paese, rende più complicata la vita agli imprenditori e non serve a colpire chi le regole non le rispetta.
E intanto gli altri Paesi corrono più di noi. Diciamo quindi che c’è soltanto l’imbarazzo della scelta fra quale burocrazia eliminare, sarebbe già un risultato che si cominciasse. Mi auguro che il pragmatismo di Draghi riesca in quello che definirei un miracolo».
Di Luigi Benelli
(Riproduzione riservata)
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