ven 20 mar 2026

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Ferraloro (Ance Liguria) «Impennata dei prezzi di ferro ed acciaio, molte aziende a rischio chiusura»

(Emanuele Ferraloro, presidente ANCE Liguria e neo vicepresidente Federcostruzioni)

Il presidente a CUOREECONOMICO: «E’ sempre più difficile trovare lavoratori qualificati. Dopo 12 anni di crisi molti lavoratori hanno abbandonato il settore. Manca il ricambio generazionale, gli stranieri salvano il settore»

Aumento dei costi delle materie prime e blocco dei crediti. CUOREECONOMICO ne ha parlato con il presidente di ANCE Liguria e neo vicepresidente di Federcostruzioni Emanuele Ferraloro.

Il comparto edile ha fatto da traino durante il biennio 2021-2022. Qual è la situazione in Liguria a luglio 2022?

«Attualmente viviamo un periodo che definirei “tragicomico”. Il 2020 è stato infatti un anno di transizione grazie all’introduzione del Superbonus 110% attraverso la Legge n. 77/2020 che ha generato un impatto positivo seppur mitigato dall’evoluzione del COVID.

Venivamo da più di 10 anni di crisi nera, dal biennio 2008-2009 ai giorni nostri il settore è passato da un milione e mezzo di unità impiegate ad una cifra compresa tra le 750 e le 700.000.

Parliamo di annate dove in Italia l’edilizia perdeva in media 2000 dipendenti a settimana con percentuali più o meno simili in ciascuna Regione del paese». 

«Poi, nel 2021, siamo tornati ad essere il traino dell’economia, le ore lavorate sono aumentate del 25%. Tengo a sottolineare che le aziende che hanno svolto i lavori seguendo le regole non si sono di certo arricchite.

Negli ultimi tempi, anche per via dell’aumento della domanda rispetto all’offerta, sono entrate sul mercato diverse aziende prive di competenze e formazione, come ANCE da tempo chiedevamo l’obbligo di attestazione SOA per le imprese che effettuavano interventi agevolativi con il Superbonus, ma tale obbligo scatterà solo a partire dal 1° luglio 2023 (parliamo di lavori superiori ai 516.000 Euro)».

«In quest’ultimo periodo però vedo diverse aziende a rischio chiusura e qui le cause sono diverse. Sicuramente incide non poco l’aumento dei prezzi delle materie prime, penso al ferro che come costo è aumentato del 200%.

A causa di questo incremento dei prezzi molte aziende che avevano chiuso contratti nei mesi passati si sono ritrovate a dover lavorare in perdita».

«Inoltre con il blocco della cessione dei crediti il Governo ha scatenato una sorta di panico generale creando nuove incertezze. Vedremo cosa succederà nelle prossime settimane».

Anche in Liguria risulta difficile trovare manodopera qualificata?

«Ci sono parecchie difficoltà a trovare personale qualificato e ciò è dovuto a diversi fattori. In primo luogo dopo 12 anni di crisi molti hanno abbandonato il campo dell’edilizia per dedicarsi ad altri mestieri, magari anche meno faticosi, del resto parliamo di un lavoro ben pagato, ma pur sempre duro e logorante.

Poi c’è il problema del ricambio generazionale, mancano ragazzi intenzionati ad imparare il mestiere di muratore e carpentiere.

La nostra salvezza oggi è rappresentata da lavoratori rumeni, egiziani e albanesi solo per citarne alcuni, che sono andati a sostituire la vecchia emigrazione in arrivo dal sud Italia.

E non aiuta neanche il reddito di cittadinanza, molti ex operai del settore preferisco non rientrare continuando a percepire il reddito e facendo alcuni lavoretti in nero».

«Infine vi è il tema delle scuole edili che vanno potenziate: sono sopravvissute solo quelle che hanno diversificato l’offerta formativa offrendo altri corsi affiancati a quelli più tradizionali.

Come ANCE è un nostro onere ed onore far avvicinare i giovani ma anche i meno giovani al nostro mestiere, è una sfida che dobbiamo vincere». 

«Di base il nostro è un settore particolarmente remunerativo dove un euro investito ne può generare fino a 3,5».

Si stanno facendo sentire gli effetti del conflitto in Ucraina?

«In parte sì, il ferro e l’acciaio passano proprio da lì ed inevitabilmente qualche effetto lo stiamo sentendo, sono infatti aumentati vertiginosamente come dicevo il ferro e i profilati del ferro, tanto che si sono aperti nuovi canali con Cina e Turchia con un aumento dei costi di trasporto.

Posso però dire che rispetto ad altri settori, come ad esempio l’agricoltura, il nostro per ora sconta meno gli effetti della guerra in corso».

Qual è il suo giudizio sul PNRR?

«IL PNRR è una grossa opportunità, parliamo di denaro che se ben investito potrebbe dare un grande ritorno non solo all’economia ma anche e soprattutto allo sviluppo del paese. 

Penso al tema delle autostrade, particolarmente sentito da noi in Liguria, quando si guida spesso si sente parlare di “lavori di ammodernamento” ma in realtà molto spesso sono lavori di manutenzione urgenti e straordinaria per l’incolumità e la sicurezza delle persone, del resto il calcestruzzo dopo 50 anni non è più garantito». 

«Il PNRR ha in pancia opere importanti, come ad esempio l’alta velocità Genova-Milano attesa da troppi anni. Sarà importante anche un’attività di semplificazione legislativa al fine di ridurre i tempi di procedura delle gare d’appalto».

Di Andrea Merola
(Riproduzione riservata)

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