Ferraris (Cisl Piemonte): “PNRR, occasione da non sprecare”

(Alessio Ferraris, segretario generale Cisl Piemonte)
Il segretario regionale Cisl a CUOREECONOMICO: “Come sindacati dobbiamo declinare al meglio la nostra capacità di interlocuzione con la Regione per far sì che i diversi progetti siano realizzati al meglio”
L’impatto della crisi energetica sull’occupazione. Le problematiche legate al fenomeno della “desertificazione bancaria” nelle aree rurali e montane del Piemonte.
L’importanza di accompagnare le imprese nei loro processi di innovazione. Di questi temi abbiamo parlato con Alessio Ferraris, segretario generale della Cisl Piemonte.
Qual è stato l’impatto della crisi energetica e dell'aumento del costo delle materie prime sul territorio piemontese e sull’occupazione?
“Quest’anno, in particolare nell'ultimo trimestre, si è verificato un rallentamento rispetto al trend di crescita che ha caratterizzato la prima parte del 2022.
Ovviamente le criticità relative all’approvvigionamento di materie prime e all’innalzamento dei prezzi dell’energia, la guerra russo-ucraina e le pressioni inflazionistiche hanno avuto un ruolo chiave nel determinare questo quadro in Piemonte.
Si tratta di un rallentamento generalizzato dell’economia regionale che ha impattato in modo particolare sugli ordinativi attesi.
Le imprese temono che questa situazione possa essere legata alla minore capacità di reddito dei piemontesi e possa avere ripercussioni sui consumi, generando quindi un calo delle produzioni. Tutto questo ovviamente al netto delle esportazioni.
Un parametro che può darci la misura della situazione è sicuramente il numero di ore autorizzate per le diverse tipologie di cassa integrazione. E’ in atto un crollo del
del numero di ore per la cassa integrazione ordinaria, per la cassa integrazione in deroga e per il Fondo di Solidarietà, normalmente utilizzato dal settore terziario.
Ma il trend che desta più preoccupazione è quello inerente la cassa integrazione straordinaria, a cui fanno ricorso le aziende maggiormente in crisi.
In sostanza abbiamo perso occupazione nell’industria, il settore che risente maggiormente del rincaro delle materie prime e dell’energia.
Tuttavia questo trend negativo è bilanciato dai dati positivi di due settori: quello delle costruzioni e quello del turismo. Più in dettaglio, nelle costruzioni abbiamo registrato una crescita a due cifre, mentre, nel turismo, i dati positivi hanno riguardato in particolare gli alberghi e i ristoranti. Un tema da non trascurare è però quello della qualità dell’occupazione nella regione”.
Può darci qualche dettaglio in più su quest’aspetto?
“Dal punto di vista della qualità dell’occupazione, i dati del Piemonte, rispetto al resto d’Italia, sono negativi. Se analizziamo i dati relativi ai contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato vediamo che la media italiana è rispettivamente del 60% e del 40%, noi siamo invece al 70 e al 30%.
Il quadro è tendenzialmente negativo, ma se confrontiamo questi numeri con quelli delle altre regioni possiamo dire che il Piemonte ancora tiene bene.
Un altro fattore da prendere in considerazione è poi il tasso di utilizzo degli impianti industriali. Nel caso del Piemonte questo dato è positivo e si attesta intorno al 70%.
In sintesi, dunque, la situazione è sicuramente da tenere sotto osservazione, ma non è ancora drammatica. Soprattutto se confrontata con quella di tante altre regioni italiane”.
A metà novembre è stato firmato un protocollo tra Regione Piemonte e i rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil per condividere iniziative e obiettivi su mobilità e trasporti. Qual è l’importanza di un tavolo di confronto su questi temi alla luce delle opportunità offerte dal Pnrr”?
“La mobilità è un tema di cruciale importanza e la partecipazione delle parti sociali alla realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è stata ritenuta dall’Ue, dal nostro Paese e da Regione Piemonte fondamentale per il processo di innovazione di questo comparto.
Siamo una delle pochissime regioni che ha costituito la cabina di regia sul Pnrr, in cui sono presenti Cgil, Cisl e Uil regionali, a riprova dell’importanza del contributo di ogni singolo soggetto coinvolto.
La sfida ora è quella di rendere efficace la realizzazione concreta di questo piano, che rappresenta un’occasione da non sprecare. Il tutto grazie a una collaborazione strutturata e continuativa degli attori coinvolti.
Come sindacati dobbiamo declinare al meglio la nostra capacità di interlocuzione con la Regione per far sì che i diversi progetti si realizzino in modo efficace. Solo collaborando in modo proficuo tutti insieme si possono ottenere risultati soddisfacenti.
C’è da dire, sempre in materia di Pnrr, che il ruolo delle regioni andrebbe potenziato da parte del governo centrale. Sul tema della mobilità sostenibile si gioca il futuro delle prossime generazioni. Noi siamo pronti ad affrontare questa sfida”.
Un’altra questione che state affrontando come sindacato è quella della "desertificazione bancaria”. Quale impatto ha il fenomeno sul territorio e quali interventi state valutando?
“La mancanza delle sedi fisiche delle banche è un fenomeno tendenziale che interessa soprattutto le aree montane e rurali a rischio marginalizzazione da un punto di vista economico.
E’ un problema con cui bisognerà fare i conti. Va, però, precisato che si tratta di una tendenza mondiale: laddove langue l’economia, languono anche i servizi come le banche, le poste, le telecomunicazioni e la mobilità.
Una delle scommesse è quindi quella di rilanciare l’economia in quelle aree geografiche e poi promuovere mobilità e infrastrutture.
Da questo punto di vista, uno degli strumenti che abbiamo a disposizione è quello dell’innovazione tecnologica. Se, da un lato, la presenza fisica di servizi in quei territori è un obiettivo che va sicuramente perseguito, dall’altro, l’uso della tecnologia per erogare servizi a distanza può aprire nuove interessanti prospettive in tutti i settori.
Mi riferisco, oltre all’ambito bancario, anche, ad esempio, a quello della salute, con tutti gli orizzonti legati alla telemedicina, dove il PNRR può fare la differenza. In questo modo si potrebbe instaurare un rapporto più efficace con questi territori più disagiati”.
Le imprese del territorio hanno ben introiettato l’importanza di affrontare in modo mirato le sfide poste dalla sostenibilità ambientale e dall’innovazione?
“Decisamente sì. Le imprese piemontesi hanno una grandissima sensibilità su queste tematiche che rappresentano, in questa complessa fase, anche un valido strumento per innovare i processi produttivi e rendere le imprese più competitive sugli scenari internazionali.
Un punto importante che va però sottolineato è il fatto che il tessuto produttivo piemontese è costituito per tre quarti da aziende di piccole e piccolissime dimensioni, che hanno bisogno di un supporto non esclusivamente economico per realizzare processi di innovazione.
Per queste imprese è anche necessario essere orientate in modo mirato a investire in innovazione, perché spesso, oltre alle risorse economiche, mancano le giuste competenze, necessarie per fare le scelte giuste.
Il PNRR prevede che questo supporto venga dato dalle Regioni con i suoi dipartimenti. Tuttavia ad oggi questo percorso volto a supportare le piccole e medie imprese alle prese con gli investimenti in innovazione non si è ancora realizzato in maniera sufficientemente importante.
Le risorse economiche stanno arrivando, per questo è importante cercare di orientare al meglio le aziende su questi temi”.
Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 7023475
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com












