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08/03/2023

Festa delle donne, la mimosa traina la stagione. Ma la siccità taglia la produzione e alza i prezzi

Il giro economico vale l'85 percento degli acquisti del periodo, 12 milioni di euro e 10 milioni di mazzetti, ma Cia e Coldiretti segnalano come nel 2023 la produzione sia scesa di un terzo con una impennata dei prezzi di oltre 20 punti. E proliferano illegalità e abusi

La mimosa è la pianta simbolo della Festa della donna e l’8 marzo, da solo, vale l’85% degli acquisti di stagione. 

Cia-Agricoltori Italiani stima un giro d’affari di 12 milioni di euro, con 10 milioni di mazzetti pronti a essere regalati ad amiche, fidanzate, mogli e colleghe.

Il massimo della produzione si ha da sempre in Liguria da dove arriva il 90% della produzione nazionale. Se i produttori floricoli sono riusciti a mantenere prezzi stabili rispetto allo scorso anno, si segnala un +20% del costo al dettaglio sulla parte commerciale.

I prezzi dei “mazzetti” partono dai 6 euro fino ad arrivare a 10-12 euro mentre le piante, il cui prezzo va in base alla grandezza del vaso, variano dagli 11 fino a 50 euro.

Per far fronte agli effetti del climate change, il vivaismo nazionale sta ora studiando varianti tardive di mimosa che possano soddisfare la grande richiesta in occasione della festività dell’8 marzo.

Tiene l'export nonostante tutto

Nella situazione complessivamente difficile per l'agricoltura a causa di siccità e aumento costi delle materie prime, l’associazione dei Florovivaisti Italiani di Cia segnala un buon livello di export.

A causa degli eccessivi costi di trasporto si è, infatti, ridotta l'importazione in Europa di fiori dal Sud America e dall'Africa.

La concorrenza di quei Paesi - dove spesso non vengono rispettati i diritti dei lavoratori e si produce con pesticidi vietati nell'Ue - è uno dei gravi problemi della floricoltura italiana.

Significativo il caso delle rose vendute nelle catene della grande distribuzione che arrivano per la quasi totalità dal Kenya o delle orchidee, provenienti al 90% da Taiwan.

Cia ricorda, infine, come le vendite di mimosa abbiano tradizionalmente un effetto trainante per la commercializzazione di altre specie di fiori primaverili come anemoni, ranuncoli e margherite, con la possibilità di compensare la riduzione del 25% degli acquisti prodotti floricoli da parte dei consumatori, causata da un’inflazione che da mesi viaggia a doppia cifra. 

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Siccità penalizza la produzione

Ma anche la mimosa, come gli altri fiori, soffre la siccità. Coldiretti sottolinea che si è perso almeno un terzo della produzione con gli sbalzi di temperature causati dai cambiamenti climatici che a macchia di leopardo hanno fatto anticipare la raccolta e provocato insieme alla guerra in Ucraina l’esplosione dei costi dell’energia per salvare nei frigo i fiori simbolo 

"Nell’ultimo anno la siccità e le alte temperature – sottolinea la Coldiretti – hanno tagliato la raccolta, come mai avvenuto a memoria dei florovivaisti.

Il 2022 infatti – è stato l’anno più caldo mai registrato prima con la temperatura media superiore di quasi un grado (+0,98°) con il 30% di precipitazioni in meno rispetto alla media storica del periodo 1991-2020, secondo le elaborazioni Coldiretti sulla banca dati Isac Cnr che evidenziano come la stessa anomalia si conferma anche nei primi mesi di quest’anno".

Coldiretti mette in guardia, visti gli aumenti, dai "ladri di fiori" dal mercato nero: "Si moltiplicano - spiega l'associazione - le segnalazioni di furti e tentati furti nelle aree di coltivazione ed esplode il mercato nero dei venditori abusivi in strade e piazze che vanno assolutamente evitati per non alimentare il business dell’illegalità.

Oltre a essere il simbolo della presenza femminile nel mondo, l’acquisto della mimosa esprime anche un importante attenzione all’ambiente perché  si salva così una coltivazione realizzata in Italia con tecniche eco-compatibili soprattutto nei tipici terrazzamenti che si affacciano sul mare, altrimenti destinati al degrado e all’abbandono".

Redazione Cuoreeconomico
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