Finanza alternativa, per le Pmi italiane c'è ancora lavoro da fare

Presentato alla Camera di Commercio di Milano nel corso dell'Alt-Finance Day il rapporto sulla finanza alternative per le Pmi: cresce solo l'invoice trading mentre gli altri comparti sono ancora in flessione o non del tutto esplorati. Bene anche la private equity ed il venture capital
Trovare nuove opportunità nel comparto della finanza alternativa, soprattutto perché considerata più efficiente a rispondere alle esigenze di cassa delle piccole e medie imprese, di fronte al rischio di un credit crunch per le Pmi è il tema emerso lo scorso 23 novembre alla presentazione presso la sede dell'ente camerale milanese, del Report sulla finanza alternativa per le Pmi, in cui viene registrato un calo nei volumi di mercato di questo comparto, per la prima volta da quando viene pubblicato il report (sia pure con qualche eccezione).
In questo contesto, tuttavia, l’innalzamento dei livelli dei tassi d’interesse ha reso sempre più difficile il confronto con gli strumenti di investimento “tradizionali” (come titoli di Stato) che, negli ultimi anni, hanno guadagnato in competitività e il comparto vive oggi una fase di “assestamento”.
È questa la fotografia che emerge dai risultati del Quaderno di Ricerca, presentati da Giancarlo Giudici, professore ordinario del Politecnico di Milano e Direttore Scientifico dell’Osservatorio Crowdinvesting, nel corso dell’edizione 2023 dell’Alt-Finance Day – La giornata della Finanza Alternativa è stata organizzata da Innexta in collaborazione con School of Management del Politecnico di Milano, Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Unioncamere.
L’obiettivo della ricerca è quello di analizzare il mercato della finanza alternativa o complementare al credito bancario per le Pmi, fornendo approfondimenti specifici sui singoli comparti di cui il settore si compone e descrivendo il ruolo che questo può avere in un periodo tanto delicato per l’economia come quello attuale.
Le risultanze del report
All’interno del report sono riportati diversi casi aziendali di imprese che, grazie al ricorso agli strumenti di finanza alternativa, hanno incrementato il proprio livello competitivo ed hanno ottenuto vantaggi sia “in termini di maggiore inclusione e diversificazione delle fonti”, sia “di accresciute competenze manageriali, visibilità sul mercato e maggiori opportunità di investimento”.
Di seguito si riportano le principali evidenze emerse per ciascun comparto.
In tema di minibond, nella prima metà del 2023 si è registrato il valore più basso di emissioni degli ultimi 36 mesi (con solo 48 operazioni) per un controvalore totale di raccolta pari a 318,24 milioni di euro.
Nonostante ancora oggi rappresenti uno dei segmenti di finanza alternativa principali da cui le Pmi possono attingere, è indubbio che l’incremento dei tassi d’interesse abbia determinato un impatto negativo non indifferente, visto che solo lo scorso anno (da record per l’Italia) la raccolta totale aveva superato il miliardo di euro (584 milioni solo nella seconda metà dell’anno).
Un’altra testimonianza del rallentamento, è data dal numero di Pmi che hanno emesso minibond per la prima volta, con il dato del primo semestre del 2023 che si ferma a 29.
A portare una visione del futuro cautamente positiva resta il sottoinsieme dei “basket bond”, con diversi programmi che stanno ripartendo nel corso del 2024.
In tema di crowdfunding, le diverse forme analizzate nella ricerca riportano risultati diversificati.
Per il comparto dell’equity crowdfunding, che aveva registrato in Italia una forte crescita tra il 2015 e il 2021, si evidenzia il secondo anno consecutivo di flessione sia in termini di capitali raccolti (si prospetta un 2023 al di sotto dei livelli dello scorso anno, quando erano stati impiegati 142,31 milioni), sia in termini di campagne concluse con esito positivo (87 nella prima metà dell’anno, con 46 progetti ancora in raccolta, contro le 186 del 2022).
Diverso è, invece, lo scenario per il lending-based crowdfunding, che rappresenta uno dei pochi settori della finanza alternativa che vedono una crescita anche nella prima metà del 2023.
Sono, infatti, 21,03 milioni di euro i capitali raccolti dalle piattaforme non immobiliari in questo periodo, in leggero aumento rispetto ai 18,33 milioni della seconda metà del 2022.
Anche estendendo l’analisi al real estate, si nota una crescita di quasi il 50 percento tra le risorse messe in campo nei due periodi considerati (69,30 milioni nel primo semestre di quest’anno, €46,49 milioni nella seconda metà del 2022).
L’invoice trading, che era stato segnalato nell’edizione precedente della ricerca come lo strumento di finanza alternativa più utilizzato dalle Pmi italiane, continua ad essere molto rilevante nel nostro Paese, con un numero sempre maggiore di operatori specializzati e volumi non distanti da quelli dei maggiori mercati europei.
Nonostante un aumento nel 2023 della richiesta da parte delle imprese di posticipare i termini di pagamento dei contratti, il continuo deterioramento degli indici di liquidità delle imprese fa sì che le prospettive future del comparto siano “particolari”: se è vero che da un lato aumenterà la richiesta, dall’altro i più elevati controlli in termini di analisi del rischio da parte degli operatori potrebbero comportare una selezione più stringente delle imprese che potranno utilizzare questo strumento.
Per ciò che concerne il direct lending, così come avvenuto per la maggior parte degli altri strumenti, si è registrata una frenata nel corso della prima metà d’anno, anche se è risultata meno marcata rispetto a quanto avvenuto in altri mercati europei.
Ciononostante, si evidenzia una certa fiducia sul fatto che le PMI continueranno ad avvalersi di questo strumento nei prossimi anni.
Per crypto-asset e tokenization, l’analisi fornita risulta ancora limitata, vista anche l’incertezza che ruota ancora attorno a questi settori. Risulta comunque indubbio che le operazioni di “tokenizzazione” diventeranno sempre più diffuse nel nostro mercato nel prossimo futuro e, viste le normative introdotte nell’ultimo biennio, seguiranno processi sempre più strutturati.
Il mercato del private equity italiano, che pur presenta volumi decisamente inferiori rispetto ai maggiori mercati europei (Germania e, in particolare, Francia), registra una crescita tendenziale.
In particolare, il venture capital, ovvero quella componente del private equity dedicata agli investimenti in micro-imprese in fase seed e startup, ha registrato nella prima metà del 2023 un totale di 232 operazioni per un controvalore di 410 milioni, sostenuto anche dall’attenzione dedicata al comparto dai policymaker. Al contrario, il versante dell’expansion risulta ancora in calo.
Si evidenzia, in ultimo, che la raccolta effettuata sul mercato borsistico dalle Pmi, in particolare su Euronext Growth Milan, è stata inferiore ai 100 milioni nella prima metà dell’anno (in particolare, 80,94 milioni da 11 matricole e 18,63 da aumenti di capitale).
Alla giornata hanno partecipato, oltre 200 tra imprese, start up e aspiranti imprenditori che hanno potuto approfondire di persona la conoscenza degli strumenti alternativi utilizzabili per finanziare i propri programmi di sviluppo.
Redazione Cuoreeconomico
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