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24/07/2023

Fondazione Fiba: 4,2 milioni di italiani e 3200 comuni senza sportelli più bancari

(Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl)

L’analisi della struttura di First Cisl: quattro comuni su dieci senza sportelli, e quasi un quarto con uno solo. E il fenomeno colpisce sempre più anche le grandi città. Campobasso e Cosenza ai vertici della speciale classifica, ma la regione dove la desertificazione corre più forte sono le marche. Resistono le piccole banche del territorio. Colombani: “All’interno delle regioni, differenze marcate”

Aumenta il numero dei comuni italiani senza una filiale bancaria. Dopo i quasi 600 sportelli chiusi da inizio anno sulla spinta della transizione digitale e del taglio dei costi, i comuni privi di presenza bancaria ammontano a oltre 3200, il 41% del totale e continuano a salire toccando non solo le aree interne, montane o i piccoli centri.

Oltre 4,2 milioni di persone e 249.000 imprese non hanno accesso ai servizi bancari nel comune di residenza e si dirada il numero delle filiali nelle grandi città, ma anche in quelle di medie dimensioni.

Il tema, sollevato all’assemblea Federcasse è dettagliato dalla Fondazione Fiba del sindacato First Cisl. Un processo, quello della desertificazione bancaria che non sembra destinato a trovare un freno.

First Cisl ma anche la Uilca Uil, attraverso i rispettivi segretari Riccardo Colombani e Fulvio Furlan, avevano sottolineato la necessità di intervenire, preservando soprattutto le banche del territorio.

Senza uno sportello quattro comuni su dieci

Dall’analisi della Fondazione Fiba emerge che il 41,1% dei 7900 comuni italiani non ha uno sportello bancario (+2,9% rispetto al giugno 2022) e il 24,1% ne ha solo uno sul proprio territorio con i cittadini che devono quindi scegliere per forza quell’istituto di credito.

Trovare uno sportello bancario sta diventando sempre più difficile - si legge - Non solo nei piccoli centri o nelle aree montane, ma anche nelle grandi città. Il disimpegno delle banche dai territori non è però un fenomeno uniforme e riserva infatti alcune sorprese: a Barletta o a Grosseto è più facile imbattersi in una filiale che a Milano o a Roma“.

L’indicatore di ‘desertificazione’ bancaria su base provinciale elaborato nel rapporto della fondazione Fiba vede le province di Vibo Valentia e Isernia, precedute da Campobasso e Cosenza con i risultati peggiori.

Tuttavia il Sud ha anche degli esempi migliori visto che nelle sette province dove nei comuni vi è almeno uno sportello, l’elenco include Barletta-Andria-Trani, Brindisi e Ragusa (Sicilia) assieme a Grosseto e Pisa, Ravenna e Reggio Emilia.

Confrontando i numeri con quelli relativi alla fine del 2022, emerge che nel primo semestre del 2023 la desertificazione è avanzata più velocemente nelle Marche (-5%, recentissima la denuncia degli artigiani), in Lombardia (-3,9%), Sicilia (-3,6%), Lazio (-2,9%), Umbria e Veneto (-2,6%).

I dati mostrano che la desertificazione bancaria ha colpito le province italiane in modo molto difforme. All’interno delle stesse regioni si registrano differenze marcate, mentre le grandi città, contrariamente alle attese, restano tutte fuori dalle prime posizioni” commenta il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani.

La resistenza delle piccole banche

In questo quadro si inserisce la resistenza dei piccoli istituti di credito: “Alcune province del Sud, nonostante la fuga delle grandi banche - si legge ancora nella ricerca - mostrano una sorprendente resilienza e si installano al vertice della graduatoria.

In generale, le realtà che occupano i primi posti si contraddistinguono per il radicamento delle piccole banche, che con il rialzo dei tassi d’interesse vedono premiato il loro modello di business incentrato sulla territorialità e sull’erogazione del credito.

È un’ulteriore conferma che la biodiversità bancaria non è un costo, ma una ricchezza, soprattutto in un contesto che vede le grandi banche continuare a chiudere filiali: quasi 600 solo nei primi mesi del 2023. Un ritmo insostenibile che mette a rischio l’economia dei territori e la coesione sociale”.

Le soluzioni da trovare in fretta

Il problema, come CUOREECONOMICO ha sottolineato anche in un recente editoriale, è senz’altro più a monte. Un Paese che vuole dirsi realmente moderno e competitivo, infatti, non può prescindere dal guardare ai giovani ed al futuro ed è chiaro che l’home banking, con la digitalizzazione dei processi segue questa strada, ormai irreversibile.

Andavano create prima le condizioni perché questo processo non portasse alle conseguenze attuali, con una fetta di popolazione che adesso si ritrova senza banche fisiche e senza adeguate competenze per governare la transizione digitale invece di subirla.

L’analisi della Fondazione Fiba dovrebbe essere da monito: adesso servono soluzioni in fretta, per garantire ai cittadini e alle imprese il pieno accesso ai servizi finanziari.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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