Fondi strutturali, l'Italia rischia di perdere 22 miliardi. Spesa quasi nulla per l'occupazione

La Waterloo nazionale sui fondi Fse e Fesr, dove il Governo vuole dirottare i progetti stralciati dal Pnrr: un terzo deve essere rendicontato entro il 31 dicembre o tornerà indietro. Uniche ad aver speso tutto Emilia-Romagna, Toscana e Provincia di Bolzano, ultima la Calabria. Bene il progetto Iniziativa Pmi, male sul fronte del lavoro e dell'occupazione
La resa dei conti sui fondi europei è partita. A fine anno infatti, bisognerà tirare le somme e rendicontare all'Unione Europea la spesa dei Fondi Strutturali Europei e di Investimento Europei per il 2014-2020 relativi al Fondo Sociale Europeo (Fse) e al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr): questa programmazione, infatti, scadrà il 31 dicembre 2023. Soldi che, se non spesi, tornano a Bruxelles.
L'Italia è molto indietro come sempre e questa è una ulteriore fonte di preoccupazione visto che proprio su questi fondi sono stati dirottati alcuni dei progetti stralciati dal Pnrr.
L'analisi del Servizio Politiche del Lavoro, Coesione e Territorio della Uil sugli ultimi dati pubblicati dalla Ragioneria Generale dello Stato sul monitoraggio delle politiche di coesione 2014-2020 segnala che ad Agosto 2023 l'Italia ha ha certificato pagamenti dei progetti alla Commissione Europea pari a 42,4 miliardi di euro, Il 65,3 percento del totale delle risorse assegnate per il periodo 2014-2020 (64,9 miliardi di euro comprese le risorse della Next Generation con React-Eu).
Dall’analisi si evince che, per non andare in “disimpegno automatico”, entro la fine dell’anno il nostro Paese dovrà certificare 22,4 miliardi di euro (il 34,7 percento del totale) a Bruxelles, tra Programmi Operativi Nazionali (PON) e Regionali (POR).
"Una sfida difficile - commenta la segretaria confederale Uil Ivana Veronese - , ma come sempre è successo nelle passate programmazioni, seppur con il “fiatone” e ricorrendo a tecnicismi quali i “progetti sponda” o “retrospettivi”, il nostro Paese è sempre riuscito a rendicontare quasi tutte le risorse.
Una cosa è certa il giudizio deve riguardare, anche e soprattutto, la qualità della spesa, perché la logica dello 'spendere, tanto per spendere' non porta a miglioramenti strutturali e non contribuisce alla crescita economica sociale e occupazionale nel nostro Paese".
La situazione a livello regionale
Tornando ai dati, al 31 agosto, soltanto per 4 Programmi sono state rendicontate tutte le risorse a disposizione: si tratta dell’Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia, della Provincia autonoma di Bolzano e del Programma nazionale “Iniziativa Pmi”.
A livello regionale, al di là dell’Emilia-Romagna, del Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Bolzano, come sopra detto, la Valle Aosta ha effettuato pagamenti per il 95,5 percento; la Puglia per il 94,5, la Toscana per il 93,3; il Piemonte per il 91,6 e il Lazio per l’86,7.
Più indietro troviamo la Calabria con una spesa certificata pari al 51,5; la Sicilia con il 59,9; l’Abruzzo con il 62; il Molise con il 64,1; le Marche con il 66; la Campania con il 69,1.
Per quanto riguarda la spesa certificata dai Programmi Nazionali a titolarità ministeriale, anche qui, al di là del Pon Iniziativa Pmi, come sopra riportato, il Pon Governance e Capacità Istituzionale ha certificato una spesa dell’83 percento; il Pon Imprese e competitività l’81; il Pon Per la Scuola il 65,2.
In notevole ritardo nella certificazione della spesa il Pon Sistemi politiche attive per l'occupazione con il 13,6 percento; il Pon Città metropolitane con il 51,6 percento; il Pon Ricerca e Innovazione con il 52,5; il Pon Inclusione con il 54,5.
Redazione Cuoreeconomico
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