Fontana (Confindustria): "Non abbassare l'attenzione sul Pnrr, rafforzare fondo garanzia Pmi"

(Alessandro Fontana, direttore del centro studi Confindustria)
Il direttore del centro studi dell'associazione industriali: "Bisogna intervenire anche con politiche attive del lavoro, sulle quali pesa la frammentazione delle istituzioni preposte. Con risorse esigue, necessario utilizzare al meglio quelle europee per la crescita del Paese. Bene il taglio del cuneo fiscale, ora le riforme e spingere gli investimenti delle imprese"
La ripartenza del Paese passa dal Pnrr ed il Def deve inevitabilmente tenerne conto. Confindustria, in audizione come le altre forze economiche, alle commissioni bilancio dopo la presentazione della Manovra da parte del Governo, esprime la propria posizione per bocca del direttore del centro studi Alessandro Fontana.
"Vogliamo rimarcare che per l'ammodernamento e l'innalzamento della crescita potenziale del Paese sono certamente necessarie risorse finanziarie, ma ben più importanti sono le riforme, spesso a costo zero", sottolinea - a cominciare dalla capacità di spendere e di riordinare la spesa pubblica e dalle riforme previste dal Pnrr.
Su queste negli ultimi mesi c'è stato un certo affievolimento dell'attenzione. In alcuni casi il livello di ingaggio delle Istituzioni, delle forze politiche e degli stessi stakeholder sulla loro attuazione mostra criticità.
È il caso di quelle che stanno interessando la giustizia, ma anche la concorrenza e la riforma della pubblica amministrazione.
Anche se non mancano esempi positivi come quello della riforma del Codice della proprietà industriale, rilevante per sostenere tanto la promozione degli investimenti in ricerca e sviluppo, quanto le imprese innovative".
Impegno forte su politiche attive del lavoro
"L'azione riformatrice" avverte Fontana "deve riguardare anche: le politiche attive del lavoro su cui pesa l'eccessiva frammentazione delle istituzioni che se ne dovrebbero fare carico e con riferimento alle quali un primo intervento utile sarebbe quello di implementare un sistema informativo unico, cui tutte le Istituzioni possano far riferimento (ciò permetterebbe ad esempio all'Inps, in quanto erogatore della Naspi, di conoscere tempestivamente se il disoccupato sta rispettando gli obblighi assunti a seguito della Did e, auspicabilmente, a seguito della percezione dell'assegno di ricollocazione, e, in attuazione del principio di condizionalità, di sospendere immediatamente la prestazione in caso di inadempimento); la sostenibilità del sistema salute e della gestione degli anziani, la strategia per promuovere la competitività del sistema Paese nell'economia dei dati e della conoscenza e quella della ricerca".
Spendere bene le risorse
Fontana inoltre fa notare che "se risorse di bilancio saranno limitate, le uniche vere a disposizione saranno quelle previste da Pnrr e RepowerEu e i fondi di coesione.
Per cui occorre, con ancora maggior determinazione, utilizzarle tutte e nel modo più efficiente. Soprattutto l'attuazione del Pnrr è cruciale, non solo sul versante nazionale, ma anche nell'ottica della nuova governance economica e delle prossime scelte sulla politica industriale europee".
Sul Pnrr "però, nel periodo 2020-2022, gli interventi finanziati sono stati solo 17,7 miliardi sui 24,5 previsti, risultato però dell'ampia revisione che rispetto al Def 2021 aveva dimezzato le previsioni di spesa (che nel Def 2021 erano 47,2). Ora il Governo ha avviato le interlocuzioni per rimodulare alcuni progetti al fine di accelerarne l'attuazione, anche a seguito dell'approvazione di RePowerEU".
Per Confindustria, quindi "alcune modifiche al Piano sono senz'altro necessarie, ma non dovranno minarne l'ambizione".
Le novità sulla governance del piano "sono in linea di principio condivisibili, ma trattandosi di revisioni significative, è cruciale assicurare un'efficace transizione al nuovo per evitare rallentamenti".
Quanto a RePowerEU "che comprenderà nuovi investimenti nelle reti di trasmissione dell'energia e nelle filiere legate alle fonti rinnovabili, gli assi di intervento e il collegamento con il Pnrr e le risorse della politica di coesione specificati nel Def, sembrano coerenti con gli obiettivi della transizione verde (sebbene non si faccia cenno ad azioni correlate come gli investimenti nel digitale e nelle competenze), ma non vengono forniti dettagli sulla tipologia delle misure. Al riguardo - indica Confindustria - ribadiamo l'importanza di valorizzare strumenti automatici e di agevole implementazione, come i crediti di imposta".
Bene il taglio del cuneo, meno su garanzie pubbliche
Confindustria accoglie favorevolmente la destinazione dei 3 miliardi quest'anno al taglio dei contributi sociali per i lavoratori dipendenti a basso reddito ma sottolinea che "si tratta di un ammontare esiguo che dovrebbe essere integrato con altre risorse da recuperare attraverso un'attenta revisione della spesa. Bene anche la riduzione della pressione fiscale, ma ora servono le riforme".
In tema di garanzie pubbliche invece, secondo gli industriali, "il Def non contiene indicazioni chiare e convincenti".
E sottolineano come il Fondo di Garanzia per le pmi "debba essere rafforzato, sia prevedendo la gratuità di accesso allo strumento, sia innalzando l'importo massimo garantito ed estendendo la platea dei beneficiari alle mid cap".
Quanto alla riforma del Patto di Stabilità e Crescita, "anche con le regole rinnovate rischia di non avere maggior successo se non sarà accompagnata dalla creazione di una capacità fiscale a livello europeo.
In mancanza di questa sarà essenziale che le nuove regole consentano quanto meno di poter avere una politica di bilancio europea (intesa come somma delle decisioni nazionali) adeguata alla situazione economica, cioè espansiva durante le recessioni e restrittiva nelle fasi di crescita. Le regole attualmente in vigore e quelle proposte dalla Commissione non l'assicurano".
"Sulla politica di coesione - prosegue Alessandro Fontana "dei 126 miliardi a disposizione, ne sono stati spesi solo 43 (34%).
Secondo il governo, questo dipende da una eccessiva parcellizzazione di interventi e programmi e dal mancato coordinamento con altri piani, tra cui il Pnrr.
Il governo ha apportato alcune modifiche alla governance della politica di coesione, e sta lavorando con la Commissione Europea per ottenere margini di flessibilità e attivare sinergie e integrazioni tra i due programmi.
La proposta del governo di spostare i progetti del Pnrr non completabili entro il 2026 sia sulla programmazione dei Fondi Sie - che ha scadenza 2029 - che su quella del Fsc - che non ha scadenza - sembra condivisibile, purché venga preservata la destinazione territoriale delle risorse della coesione e siano rifinanziati i progetti già previsti in questo ambito e destinati a lasciare spazio a quelli del Pnrr".
Scenario migliorato ma...
"Lo scenario economico, sebbene sensibilmente migliore di qualche mese fa, appare oscurato da diverse nubi e richiederebbe interventi decisi su almeno tre fronti", avverte il direttore del centro studi di Confindustria, Alessandro Fontana.
Tre i fronti - spiega -: "Sostenere i redditi delle famiglie meno abbienti, su cui maggiormente incidono le pressioni inflazionistiche; Spingere gli investimenti delle imprese, anche rafforzando Industria 4.0, soprattutto quelli volti ad aumentare l'efficienza energetica e accelerare la transizione ambientale; continuare a proteggere le imprese dei settori che stanno continuando a subire maggiori perdite di competitività, in conseguenza dei prezzi del gas ancora alti".
Redazione Cuoreeconomico
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