dom 15 mar 2026

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Fontana (Confindustria Puglia): “Industria locale dinamica, ma pesano i rincari. Spendere bene tutti i fondi europei”

(Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia)

Il presidente degli industriali pugliesi a CUOREECONOMICO: “Taglio delle tasse e più garanzie per l’accesso al credito per le Pmi: sono misure urgenti per il rilancio dell’economia regionale. Investire sul lavoro non sul reddito di cittadinanza”

Le sfide dell’economia pugliese, in un momento molto complesso soprattutto per il Meridione,  che secondo i dati dello Svimez, è destinato a produrre mezzo milione di nuovi poveri nel 2023.

CUOREECONOMICO fa il punto della situazione di Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia.

Come arriva l’industria pugliese a questo inizio di anno? Quali sono gli scenari e le prospettive?

“La fotografia della Puglia mette in risalto che la crescita ha subito una decelerazione per l’incremento dell’inflazione e dei costi di produzione. Benchè l’attività economica pugliese abbia mostrato grande resilienza, con una crescita del 5,6 per cento nel 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, procede attualmente a tassi decrescenti e ci attendiamo un peggioramento per i prossimi mesi.

Permane la preoccupazione per il caro-energia che ha impatti a cascata su economia e competitività e prospetta per il prossimo semestre un rallentamento delle vendite e un calo degli investimenti. Generalmente sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Nello stesso tempo, non posso non riconoscere come il sistema sia reduce da situazioni complicatissime e nemmeno archiviate, come la guerra e la pandemia, ma devo anche aggiungere che la classe imprenditoriale pugliese ha dimostrato di saper navigare in acque perigliose e ha mantenuto il suo dinamismo”.

Il Mezzogiorno, secondo quanto emerge dall’indagine di Istat e Svimez, ha tenuto bene negli ultimi due anni, ma il gap col resto del Paese rischia di allargarsi. Ora ci sono i soldi del Pnrr. Dove bisogna investire per il rilancio del Sud? Quali sono le nuove sfide? Cosa chiedete al Governo ed in particolare al Ministero per il Sud?

“In uno scenario in cui l’aumento dei tassi di interesse e l’inflazione pesano sia sulle famiglie, riducendone il potere d’acquisto, sia sulle imprese, a danno della liquidità e penalizzando gli investimenti, il nostro auspicio è che in tempi brevi si proceda al taglio delle tasse sul lavoro.

Anche sul credito è necessario un intervento urgente, rafforzando gli strumenti di garanzia dello Stato per l’accesso al credito di piccole e medie imprese con l’obiettivo di raggiungere risultati prioritari quali: incremento del fatturato industriale, un maggior grado di utilizzo della capacità produttiva e l’espansione degli investimenti.

Le stime della Banca d’Italia sulle risorse del Pnrr, già assegnate agli enti territoriali della Puglia, prevedono un raddoppiamento della spesa per gli investimenti se saranno utilizzate nei tempi previsti, rispetto alla media del periodo 2015-2019.

Ora la variabile temporale è fondamentale. Bisogna fare presto e bene affinchè i progetti approvati si trasformino in opere concrete. Il monitoraggio dello stato di avanzamento di riforme e investimenti è fondamentale, così come è necessario un ulteriore sforzo della Regione Puglia affinchè tutti i fondi europei siano spesi interamente perché da qui può provenire la spinta ad una ripresa più strutturale, stabile e duratura.

Persistono importanti nodi da sciogliere, come quello relativo al rilancio degli investimenti privati in chiave di ricerca, innovazione tecnologica e sostenibilità, in vista delle transizioni digitali e green, nonché di quelli pubblici, per un potenziamento delle infrastrutture materiali e immateriali; riforma della pubblica amministrazione e della giustizia, sostegno alla riorganizzazione del lavoro, all’occupazione e alla formazione del capitale umano.

Nodi che sono cruciali alla buona riuscita del Pnrr in vista della riduzione delle diseguaglianze, uniformando i livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni le cui disparità al momento vedono ancora un’Italia a due velocità”.

A che punto siamo sul fronte della transizione ecologica e digitale?

“Innovazione e sostenibilità – nell’accezione più ampia che include le persone, il pianeta e i profitti – sono sempre più collegate virtuosamente, tanto che l’una viene alimentata dall’altra. Una scelta che sta entrando sempre più strutturalmente nelle strategie di crescita delle aziende, a prescindere dalla dimensione.

Nelle nostre aziende il concetto di sostenibilità è, infatti, intrinsecamente connesso con quello della trasformazione digitale e dell’innovazione e sempre più permea tutti gli ambiti delle imprese.

Sono tante, infatti, le aziende pugliesi 4.0 che hanno saputo affrontare un contesto economico difficile come quello attuale, lavorando su nuovi processi di innovazione sostenibile messi in campo con l’obiettivo di cogliere opportunità di sviluppo per la ripresa economica della Puglia.

La Puglia sarà il banco di prova per l’Italia e per l’Europa nel percorso verso la transizione energetica e green.

In particolare, il settore energetico pugliese dovrà rilanciare gli investimenti volti alla crescita delle filiere innovative e alla riconversione, all’adattamento e alla trasformazione degli asset esistenti, anche nel rispetto dei criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale degli interventi.

L’obiettivo è quello di contribuire in maniera decisiva alla realizzazione di un importante cambiamento della politica energetica nel mondo produttivo verso il Green New Deal”.

Il reddito di cittadinanza è stato uno strumento fondamentale per evitare lo sprofondo ulteriore in povertà di sacche del Paese ma non ha funzionato sul lato dell’avviamento al lavoro. Un aspetto che si incrocia però con la questione salariale e le modifiche alla misura proposte dal Governo non sembrano fare chiarezza. Qual è la vostra posizione?

“Sconfiggere la povertà con misure tipo il reddito di cittadinanza è impossibile e controproducente.

Lo Stato deve intervenire quando necessario, non ampliando a dismisura la spesa corrente, ma puntando sugli investimenti capaci di aumentare la produttività.

È quindi sulla crescita e sulle politiche attive del lavoro che bisogna puntare con determinazione”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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