Fusari (Consorzio Ricrea): “Riciclo migliore del riuso, Ue pensi a politiche che tengano conto di tutti i modelli di sviluppo”

(Federico Fusari, direttore di Consorzio Ricrea)
Il direttore del consorzio per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio: “Bene il recupero per gli impianti dei rifiuti, ma occorre cambiare approccio. Oggi l’Italia è un paese leader in Europa nel dare nuova vita agli imballaggi in plastica, in vetro e in carta, segno che le imprese puntano sulla sostenibilità e non certo sul green-washing”
Con 418091 tonnellate di imballaggi in acciaio riciclati nel 2022 (pari all’80,6 percento dell’immesso al consumo), l’Italia ha superato l’obiettivo del 70 percento del riciclo entro il 2025 stabilito dall’Unione europea.
Si tratta di un traguardo importante, che conferma la capacità del settore pubblico e del settore privato di ridare nuova vita ai rifiuti, dato che con gli ultimi imballaggi riciclati si potrebbe realizzare un’intera ferrovia che collega Roma a Istanbul.
“L’acciaio è un materiale che si può riciclare all’infinito e può essere riutilizzato per fabbricare nuovi prodotti, immettendo fino al 65 percento di anidride carbonica in meno rispetto a altri metalli”, dice Federico Fusari, direttore di Consorzio Ricrea (Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio).
“Per favorire il riciclo - spiega - è fondamentale informare la cittadinanza, perché se il cittadino è informato comprende il valore dell’impatto della sua scelta”.
Direttore, da un decennio si parla molto di economia circolare. Dal suo punto di vista, crede che le imprese italiane siano pronte per la svolta sostenibile?
“Da parte delle imprese ho visto tanto impegno e tanta sensibilità al recupero degli imballaggi, perché l’economia circolare rappresenta una leva in più per competere sul mercato, tanto che sono sempre di più le aziende che redigono il bilancio di sostenibilità proprio per dimostrare la loro attenzione all’ambiente.
D’altronde la tradizione italiana del recupero dei rottami è iniziata nel periodo post-bellico e nel tempo l’industria italiana dell’acciaio è diventata la più grande in Europa”.
Che giudizio dà al Decreto che uniforma le norme per gli impianti dei rifiuti?
“Un giudizio positivo perché stabilisce regole certe per tutto il territorio italiano e mi auguro che il Governo e attui politiche che possano incoraggiare il riciclo dei rifiuti.
Il riciclo è modello assai migliore del riutilizzo perché consente di risparmiare soldi e energia e quindi rispecchia totalmente i principi di economia circolare.
Oggi l’Italia è un paese leader in Europa per il riciclo di imballaggi in plastica, in vetro e in carta, segno che le imprese puntano sulla sostenibilità e non certo sul green-washing”.
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La Commissione europea però la pensa diversamente, tanto che la Direttiva Timmermans promuove il riuso. Secondo lei gli obiettivi del Green Deal sono fattibili?
“Gli obiettivi di una società con meno consumi e meno sprechi sono condivisibili ma bisogna stare attenti al tessuto socioeconomico e non mi riferisco solo alle imprese italiane, ma alla sfida dell’aumento della popolazione dei paesi situati in Africa e in Asia che porterà a un aumento esponenziale della produzione di rifiuti.
La preoccupazione dei politici di oggi è quella di coniugare la crescita con l’ambiente, ma servono politiche di lungo respiro e che tengano in considerazione di tutti i fattori di sviluppo”.
Rimanendo in tema di politiche europee, vivete con preoccupazione i ritardi legati ai progetti del Pnrr?
“I ritardi non ci preoccupano perché gli impianti che si trovano in Italia sono efficienti. Piuttosto siamo preoccupati della disomogeneità territoriale, perché al Nord-Est si ricicla quasi il 90 percento dell’acciaio mentre al Sud solo 60 percento.
Per ridurre il divario però non bastano i soldi, ma occorre che si promuovano norme che possano agevolare il riciclo e che la Pubblica amministrazione venga messa nelle condizioni migliori affinché sia di aiuto per invertire la rotta”.
Pensa che la formazione italiana debba essere migliorata?
“La formazione italiana è senza dubbio di alto pregio, ma occorre modernizzarla perché la nostra società è cambiata e l’istruzione rappresenta una parte importante nella transizione ecologica.
Da molti anni noi di Consorzio Ricrea organizziamo incontri nelle scuole e debbo dire che i bambini e i ragazzi sono sensibili alla salvaguardia del pianeta, ma occorre offrirli le giuste competenze affinché possano diventare professionisti preparati”.
Di Matteo Melani
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