FUTURO. Confagricoltura Bologna:’Troppe ombre e poche luci nel 2025’

“Il 2025 è stato un anno particolarmente difficile per l’agricoltura bolognese. Le imprese hanno dovuto affrontare un contesto segnato da forti incertezze economiche e produttive oltre che da un progressivo indebolimento delle politiche di sostegno e da un quadro normativo spesso instabile, che rende sempre più complesso programmare il futuro”.
È questo un riassunto amaro di fine 2025 tracciato da Davide Venturi, presidente di Confagricoltura Bologna, che richiama con forza l’attenzione delle istituzioni europee, nazionali e regionali sulla necessità di un deciso cambio di passo per salvaguardare e rilanciare il settore primario.
Uno dei nodi centrali resta quello della politica agricola europea (PAC). “Dalla revisione delle priorità dell’Unione Europea arrivano segnali preoccupanti: la riduzione delle risorse destinate all’agricoltura e l’ipotesi di un fondo unico - da cui attingeranno altri settori produttivi creando così una competizione dannosa per il sistema primario - rischiano di penalizzare ulteriormente un settore già messo a dura prova.
Anche per questo motivo abbiamo deciso di scendere in piazza giovedì 18 dicembre a Bruxelles insieme al Copa Cogeca, in concomitanza con il Consiglio Europeo, per difendere la stabilità della PAC – che di fatto è stata l’unica politica comune da parte dell’Unione Europea - e cercare così di difendere il futuro dell’agricoltura e anche di rimando il futuro di tutti. È necessario, infatti, sostenere il settore primario, capace di garantire a tutta Europa quella sicurezza alimentare spesso menzionata dai politici e che deve essere quindi difesa e tutelata, e non tagliare, destinando queste risorse ad altri settori” spiega Venturi in occasione dell’Aperitivo di Natale con la stampa tenutosi presso il Fienile Fluó a Bologna.
“A questa problematica si aggiunge inoltre una burocrazia sempre più complessa: oggi, per presentare una domanda di sostegno, un’azienda agricola di medie dimensioni deve produrre decine di pagine di documentazione, procedimenti lunghi e farraginosi che vanno inevitabilmente ad appesantire i costi e la mole di lavoro ordinaria già presente. Serve una semplificazione reale, non annunciata, perché così si allontanano le imprese dagli strumenti di supporto invece di accompagnarle”.
Sul fronte nazionale, Venturi evidenzia le criticità legate agli strumenti per l’innovazione e la digitalizzazione relative alla Legge di Bilancio presentata dal Governo, proprio dopo che negli ultimi anni erano arrivati importanti interventi a sostegno del settore da parte dell’Esecutivo. “L’agricoltura 4.0 e 5.0 rappresentano una leva strategica per la competitività, ma il tetto alle risorse disponibili e il divieto di compensazione dei relativi crediti d'imposta con i contributi INPS, stanno di fatto bloccando gli investimenti in queste innovazioni.
È un danno enorme per il sistema agricolo e una grave ingiustizia, aggravata dall’introduzione di norme con effetto retroattivo, che hanno colpito chi aveva già pianificato interventi economici. Auspichiamo in merito un ripensamento da parte del Governo Meloni. Anche perché significherebbe restare indietro con i tempi e permettere ad altri Paesi nostri competitor di superarci in maniera importante in questo ambito”.
Gli scenari di grande incertezza a livello europeo ma anche italiano possono essere anche motivo di allontanamento da parte dei più giovani dal mondo agricolo ritardando così quel ricambio generazionale di cui ci sarebbe grande bisogno.
“Servono politiche strutturali per i giovani, è inutile girarci intorno – sottolinea Venturi -. Non bastano bandi occasionali o contributi una tantum, è fondamentale fornire certezze per il futuro. Perché un giovane dovrebbe dedicarsi al mondo agricolo invece di perseguire altre strade professionali? Ecco il motivo per cui serve una strategia ben calibrata e che contenga al suo interno questi punti: formazione mirata, agevolazioni fiscali durature, accesso al credito e a un contesto normativo stabile. Solo così possiamo favorire davvero l’ingresso e la permanenza dei giovani in agricoltura, garantendo continuità e anche nuovi punti di vista alle imprese”.
Un tema di cui spesso si sente parlare e che potrebbe trovare terreno fertile tra i possibili giovani agricoltori è sicuramente il presidio delle zone di collina e di montagna, a patto che cambino le politiche attuali e si incentivi maggiormente l’attività in queste aree.
“Qui l’agricoltura non è solo attività economica, ma è presidio del territorio, tutela ambientale e spesso e volentieri sicurezza per le comunità. Tutto questo però sta progressivamente venendo sempre meno per tanti motivi: i costi produttivi più elevati – basti pensare ai trasporti-, i problemi legati al dissesto idrogeologico così come quello della viabilità. Mancano inoltre spesso e volentieri i servizi essenziali come, ad esempio, la connessione internet in diverse località. Come può un gruppo di ragazzi decidere di investire in un’azienda agricola con annesso agriturismo - il cui trend quest’anno è stato fortunatamente positivo — dando vita a una forma di turismo esperienziale se manca il WI-FI nella struttura e non è possibile garantire questo servizio minimo ai propri ospiti, oppure se le infrastrutture sono così carenti?
Per questo motivo - spiega Venturi - serve riconoscerne pienamente la multifunzionalità, che è una indispensabile fonte di integrazione del reddito degli agricoltori delle zone collinari e montane e che è in grado, contemporaneamente, di fornire servizi alla collettività migliori, individuando così una strategia giusta ed efficace per garantirne il totale rilancio”.
Restando sul tema degli agriturismi, Confagricoltura Bologna guarda con attenzione alla nuova legge regionale, attesa nei primi mesi del 2026 con la speranza che sappia intercettare le trasformazioni socioculturali che hanno interessato il settore. “L’agriturismo è una realtà in forte crescita, soprattutto nel bolognese. Si può sviluppare ulteriormente attraverso il modello dell’agriturismo diffuso, capace di alleggerire la pressione turistica sulle aree urbane”. Il territorio offre già diverse eccellenze e produzioni certificate e la nascita di nuove infrastrutture, come il primo frantoio bolognese nell’area di Zola Predosa, andrà così a rafforzare una rete di aziende con grandi potenzialità di attrattività.
Sul tema dell’urbanistica Confagricoltura Bologna aspetta invece un intervento della Regione sulla legge omonima, oggi spesso disattesa dai Comuni, molti dei quali non hanno ancora applicato il Piano Urbanistico Generale.
“Un’urbanizzazione non governata – sottolinea Venturi – produce opere che frammentano la maglia fondiaria e aumentano la cementificazione, con effetti negativi sul bacino idrografico e sulle bonifiche, causando danni diretti alle aziende agricole”. L’Associazione continuerà inoltre a lavorare per rivedere la disciplina urbanistica nelle zone agricole e valorizzare il patrimonio edilizio rurale, oggi ancora sottoutilizzato.
Soffermandosi nello specifico sull’andamento delle filiere nel 2025, il quadro resta particolarmente complesso con alcune campagne che hanno sofferto molto i problemi climatici caratterizzate da periodi di forti piogge alternate alla siccità estiva come nel caso dei “cereali e delle barbabietole da zucchero che hanno registrato un’annata negativa, con prezzi bassi e produzioni molto al di sotto della media in quasi tutte le aree del territorio bolognese”.
Fino allo scorso settembre il latte ha avuto un andamento positivo, incappando in difficoltà solo nell’ultimo periodo, mentre continua a soffrire ancora la pericoltura, colpita dagli effetti della cimice asiatica e da altre avversità. Buona invece l’annata vitivinicola, “la cui filiera resta alle prese con il rischio di nuovi dazi, che potrebbero incidere nuovamente sui mercati e sulle politiche di esportazioni di alcune cantine che in passato avevano investito sugli USA e che ora sono costrette a rivedere tutte le loro strategie” analizza Venturi.
Proprio riguardo i mercati internazionali Confagricoltura Bologna vuole porre l’attenzione sull’accordo Mercosur che rischia di colpire chi fa della qualità e dei controlli il proprio marchio di fabbrica. “Gli accordi commerciali devono essere sinonimo di concorrenza leale. Non possiamo permettere che agli agricoltori europei vengano richiesti standard sempre più stringenti in termini ambientali, sanitari e di sicurezza mentre si consente l’ingresso di prodotti provenienti da Paesi che non hanno le nostre stringenti regole produttive. Le regole di ingaggio devono essere uguali per tutti. Il Mercosur è sicuramente un’opportunità ma lo è se accompagnato da adeguate tutele per le produzioni europee e italiane”.
In conclusione, per Venturi l’anno che verrà dovrà essere per forza “quello della svolta decisiva per evitare che la situazione degeneri ancora di più. Ci aspettiamo che a Bruxelles vengano prese decisioni più equilibrate che definiscano così il ruolo strategico che l’agricoltura può e deve avere. Ai nostri politici - dai rappresentanti di Governo ai parlamentari e agli eurodeputati del territorio, fino alla Giunta regionale, ai consiglieri regionali e ai nostri amministratori comunali – chiediamo politiche stabili, risorse adeguate, strumenti realmente accessibili e una semplificazione amministrativa per le aziende agricole. Chiediamo a tutti loro una visione chiara e condivisa a sostegno dell’agricoltura, perché il rischio è quello di perdere intere filiere produttive. Vogliamo che l’agricoltura torni ad essere un motore economico, ambientale e sociale per il nostro territorio”.
Redazione CUOREECONOMICO
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