Gabbrielli (Piccola Industria Toscana): «Il 2020 ha frenato gli investimenti delle Pmi, ora serve un cambio di passo»

(Stefano Gabbrielli, presidente Piccola Industria Toscana)
Il presidente della categoria di Confindustria: «Col Pnrr investire su digitalizzazione e sostenibilità, con politiche per promuovere i mezzi elettrici perché gran parte del trasporto è su gomma. L’export della Toscana ci ha fatto uscire dalla crisi»
Dopo il colpo della pandemia, la Toscana sta riconquistando il campo perduto. Oltre alle grandi imprese, anche quelle medie e piccole stanno ripartendo, anche se riscontrano le criticità legate alla piccola dimensione.
«L’economia toscana dipende fortemente dall’export - rileva Stefano Gabbrielli, presidente della Piccola Industria di Confindustria - Non tutte le realtà hanno registrato crescite, perché nonostante l’allentamento delle restrizioni alcuni settori come quello degli eventi e delle fiere è ancora in difficoltà, come quello delle attività ricettive legate alle città d’arte».
Presidente Gabbrielli, le imprese hanno compreso le opportunità dei mercati esteri?
«Sì, anche se per competere nei mercati stranieri rimangono alcuni problemi che rallentano le attività. Innanzitutto quello legato alle materie prime, che a causa ritardi sia nella produzione che nelle consegne».
Che cosa manca per una completa digitalizzazione?
«Il tessuto socio-economico è fatto da piccole imprese, in cui l’imprenditore è un tuttofare. Purtroppo con le chiusure del 2020 gli investimenti nelle nuove tecnologie sono calati e l’impatto dell’innovazione nelle attività non è immediato.
Ciò rende le piccole e medie imprese titubanti verso la digitalizzazione, ma ritengo che i fondi del Pnrr possano essere fondamentali per un cambio di passo».
Sul fronte delle telecomunicazioni la Toscana la differenza fra centro e periferia si sente.
«Purtroppo in alcune zone, cioè quelle periferiche e montane, la connessione internet è pessima e ciò scoraggia gli imprenditori a investire nell’innovazione.
Mi auguro che la Regione e i comuni giochino un ruolo strategico nell’ammodernamento delle reti mobili, perché senza internet è come essere fuori dal mercato.
Debbo dire che i giovani sono più attenti all’innovazione, tanto che nel mondo delle aziende a conduzione familiare i figli invogliano i loro padri a acquistare strumenti nuovi o rafforzare la propria presenza online.
Ho notato questa tendenza in diversi settori: dal commerciante che apre la propria pagina sui social-media alla piccola industria che lancia un’app per i dispositivi mobili».
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Il Pnrr prevede soldi per le imprese che intendono vertere la propria produzione verso una transizione ecologica. Crede che questi fondi possano essere d’aiuto per una vera e propria svolta ecologica?
«Sono moderatamente ottimista. Oggi anche i privati tendono a privilegiare la sostenibilità nella scelta dei prodotti o nelle pratiche di tutti i giorni.
La Toscana ha una forte tradizione nel riciclo e nel riuso, tanto che a Prato si riciclano i vecchi stracci e Lucca si ricicla la carta. Insomma, la mentalità ecologica c’è, ma occorre premiare chi sceglie il rispetto dell’ambiente».
Ad oggi sono stati finanziati 8 progetti per le infrastrutture le stradali in Toscana. Secondo lei di cosa di cosa hanno bisogno le vie di comunicazione?
«Occorre fare opere per migliorare la viabilità e il servizio ferroviario. Si sbaglia a demonizzare il trasporto su gomma, perché grazie ai trasportatori possiamo acquistare i beni di prima necessità.
Ci sarebbe bisogno di politiche serie per promuovere i mezzi elettrici, così da assicurare un trasporto efficiente ma rispettoso del nostro Pianeta.
Comunque l’aumento delle immatricolazioni di auto ibride e a motore elettrico dimostra che siamo sulla strada giusta, anche se altri paesi europei stanno facendo più di noi».
Crede che l’offerta formativa scolastica e universitaria sia adatta al mercato del lavoro di oggi?
«Ritengo che il rapporto tra aziende e scuole debba essere più collettivo, nel senso che occorre mostrare agli studenti come si lavora nelle imprese, attraverso esperienze di lavoro più lunghe dei classici tirocini.
Poi però occorre che le scuole e università aggiornino i programmi didattici. D’altro canto anche le piccole imprese possono beneficiare delle università, non solo per la selezione del personale ma per l’accesso ai documenti scientifici».
Di Matteo Melani
(Riproduzione riservata)
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