ven 30 gen 2026

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Gay (Confindustria Piemonte): «Automotive, agrifood, tessile ed aerospaziale asset per la ripartenza»

(Marco Gay, presidente Confindustria Piemonte)

Il presidente regionale dell’assoindustriali: «Viviamo in un momento di trasformazione storica: Industria 4.0, transizione energetica, sostenibilità ambientale il futuro senza calpestare la storia»

Il Pnrr e la ripartenza dell’industria piemontese dopo la pandemia, anche nell’ambito di quelle che sono le nuove direttive comunitarie.

CUOREECONOMICO ne ha parlato con Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte. 

Come sta rispondendo l'industria piemontese alla ripresa post pandemica e su quali direttive si sta muovendo.

 «A inizio anno le stime indicavano il 2023 come l’anno del recupero della crisi pandemica. È una buona notizia, oggi, poter dire che le previsioni sono state superate dalla realtà.

I dati della nostra congiunturale, basata sulle previsioni di acquisti e occupazione per questo trimestre, evidenziano come già entro metà 2022 avremo recuperato la caduta dovuta alla pandemia. Non solo.

Le aspettative in crescita su export e occupazione certificano la bontà degli investimenti fatti negli ultimi anni dalle nostre imprese. Scelte che determineranno la qualità e il successo dei nostri prodotti e servizi.

Certo l'aumento dei prezzi di energia e materie prime, sono due incognite che gravano su vari settori cardine dell’economia piemontese.

L’origine di questa situazione è difficile da individuare. Il time to market andrà rivisto, come filosofia. Il reshoring che ne conseguirà, e che riscontriamo sempre più spesso, è un’opportunità che se valorizzata bene, può ribaltare molte altre previsioni».

Cosa ci si attende dal Pnrr in generale, quali sono le prospettive future anche in relazione alle scelte governative nazionali e regionali?

«Stiamo vivendo le avvisaglie di una trasformazione storica. Industria 4.0, transizione energetica, sostenibilità ambientale, nuova mobilità, intelligenza artificiale.

Non mi ricordo un periodo storico, dove contemporaneamente si stessero vivendo così tante rivoluzioni.

L'utilizzo delle risorse europee, Pnrr e programmazione 2021-2027, dovrà incidere in questo processo e, grazie all'azione di supporto del Governo e della Regione, gli imprenditori del sistema piemontese continueranno a fare la loro parte, con maggiori opportunità».

Il territorio e la sua valorizzazione come fattore vincente per il Paese Italia, in questa fase di rilancio. Cosa ne pensa?

«Serve una visione del Paese di domani, che non deve calpestare la storia, ma deve guardare avanti, ripartendo dalla nostra capacità di innovazione. Questa è la direzione giusta per il futuro del Paese.

Partendo da questa premessa, noi con la regione Piemonte nei mesi scorsi abbiamo realizzato un piano industriale che ha proprio l’obiettivo di un rilancio di questo territorio. L’abbiamo scritto avendo l’obiettivo di generare una crescita annua del 3% del pil regionale.

Abbiamo individuato quattro settori chiave: l’automotive, che occupa 60 mila persone e fattura 20 miliardi escludendo le case costruttrici, e che deve puntare sulla mobilità sostenibile; l’agrifood, dove operano 100 mila persone, che deve legarsi anche al turismo e alla produzione sostenibile; l’aerospaziale, che impiega 14.800 persone e fattura 4 miliardi e deve incalzare il progresso tecnologico con nuovi materiali e robotica; il tessile, con ampi margini di espansione nel biotessile e smart-textile.

A questi si aggiungono due ambiti orizzontali di applicazione tecnologica: le tecnologie 4.0 per sviluppare un’industria sempre più sostenibile, e l’intelligenza artificiale, un mercato che cresce del 20% l’anno. Tra le nuove opportunità il piano individua la bioedilizia, dove il Piemonte ha possibilità di creare una nuova filiera.

Da qui, deve partire una progettazione integrata delle partecipazioni pubblico-private. Servirà anche un maggiore ricorso all’appalto pre-commerciale, insieme al partenariato per l’innovazione e l’appalto di soluzioni innovative». 

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Digitalizzazione ed internazionalizzazione, saranno due temi chiave: come sta l'industria piemontese e quali possono essere le ricette per colmare il gap italiano rispetto al resto d'Europa?

«Proprio grazie alla digitalizzazione dei processi, l’export delle imprese piemontesi è una fonte di crescita e rafforzamento costante.

Il Piemonte è presente su tuti i mercati, non solo quelli tradizionali, perché in questa ripartenza ci sono grandi opportunità di crescita che possono consolidare la presenza delle nostre industrie, dalla logistica all’aerospazio passando per la manifattura.

L’industria italiana non ha grandi gap da colmare, a frenare la nostra economia sono fattori strutturali esterni su cui si dibatte da decenni ma dove pochi hanno messo mano. Il Governo Draghi sta scardinando molti di questi blocchi».

Si va sempre più nel senso di una industria sostenibile dal punto di vista ecologico. Come si sta muovendo su questo fronte il Piemonte?

«In Piemonte c’è una grande visione sostenibile in tutte le produzioni. Industria, Agrifood, turismo in Piemonte sono da sempre legati all’ambiente. Il rispetto dell’ambiente è stato un nostro asso nella manica.

La rivoluzione che sta innervando il mondo automotive, lo dimostra. Stiamo raccogliendo questa sfida, con un intero comparto composto da centinaia di aziende che si stanno aggiornando per continuare a essere leader mondiali.

Con i fondi del Pnrr, e politiche ambientali serie che vadano oltre agli slogan come nel caso della plastic tax, saremo leader.

Anche perché, siamo tra le regioni a maggior produzione di fonti energetiche rinnovabili, e ogni giorno che passa lavoriamo concretamente a ridurre la nostra impronta ambientale».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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