mer 28 gen 2026

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Ghilardi (Deloitte): “GenZ e Millennials: nuove sfide ed opportunità per il futuro, dalla GenAI alla sostenibilità”

(Roberta Ghilardi, Manager Audit & Assurance e Eminence Manager di Deloitte)

Stando alla tredicesima edizione della “GenZ e Millennial Survey” di Deloitte, agli occhi dei giovani, l’innovazione non ha solo aspetti positivi: se da un lato migliora il work-life balance, dall’altro potrebbe eliminare posti di lavoro. A questa sfida si aggiungono preoccupazione per il costo della vita in Italia e sostenibilità ambientale.

A parlarne è Roberta Ghilardi, Manager Audit & Assurance e Eminence Manager di Deloitte. Tra le protagoniste del Toscana 2024 – Glocal Economic Forum ESG89, in programma il 2 ottobre dalle ore 10.00 al Teatro della Compagnia di Firenze

Innovazione e giovani talenti: quali sono le sfide che le nuove generazioni si trovano ad affrontare?

"Deloitte è un’azienda con età media molto giovane, in Italia ci attestiamo intorno ai 30 anni. Per questo per noi è fondamentale monitorare le esigenze e tendenze in atto tra i più giovani, attraverso survey e studi dedicati. Tra questi, la tredicesima edizione della 'GenZ e Millennial Survey', lo studio globale di Deloitte condotto su oltre 14 mila GenZ e più di 8 mila Millennial in 44 Paesi del mondo, che ci offre alcuni spunti di riflessione interessanti.

È infatti interessante osservare come il modo in cui l’innovazione e la digitalizzazione non siano oggi concepiti esclusivamente in modo positivo. Se da un lato rappresentano infatti una possibile leva per liberare tempo e migliorare il work-life balance, nonché usare tale tempo libero per lavori più creativi e strategici, dall’altro il 55% della GenZ e il 52% dei Millennial pensa che la GenAI potrebbe causare l’eliminazione di posti di lavoro.

Esiste inoltre un problema legato alla formazione su questi strumenti: meno di metà degli intervistati – il 43% della GenZ e il 34% dei Millennial – pensa che il proprio datore di lavoro li stia adeguatamente formando sulle potenzialità, sui vantaggi e sul valore della GenAI.

A questa sfida, inedita per le generazioni più 'anziane', se ne aggiungono altre: in Italia il costo della vita è la prima preoccupazione per il 35% della GenZ e per il 43% dei Millennial, come anche la sostenibilità, con il 62% della GenZ e il 53% dei Millennial che pensano di poter influire sulla società nella sfida della 'protezione dell’ambiente'".

Sostenibilità, quindi, come sfida molto sentita anche per le nuove generazioni?

"È curioso in primis segnalare che gli intervistati del nostro Paese rimangono più sensibili al cambiamento climatico rispetto alla media mondiale: il 68% della GenZ italiana (62% global) e il 64% dei Millennial italiani (59% global) dichiara di essersi sentito 'preoccupato o ansioso per il cambiamento climatico', che tanto sta impattando il nostro paese, ed il territorio toscano, con alluvioni e siccità che dividono l’Italia.

Ma non è una semplice preoccupazione: la survey ci dimostra che i giovani sono molto attenti e proattivi nel supportare uno sviluppo che sia sempre più sostenibile.

Basti pensare che, per rispettare il Pianeta, 4 giovani italiani su 10 evitano il fast fashion, altri rinunciano ai voli aerei, adottano diete vegetariane/vegane o comprano auto elettriche. Altrettanti giovani, sia GenZ che Millennial, si informano sull’impatto ambientale di un’impresa prima di acquistarne i prodotti o servizi.

Questo è un cambio epocale, che deve anche fare riflettere le aziende per evitare di perdere appeal sui più giovani, sia in termini di clientela, sia in termini di attraction e retention".

Altri trend d’interesse che rilevate, all’intersezione tra il mondo dell’innovazione e quello dei talenti?

"Sicuramente il tema del lavoro da remoto o ibrido, che era diventato la norma nel periodo della pandemia continua oggi a rappresentare un elemento di grande attrazione e retention per i talenti.

Nonostante i benefici derivanti dalla comunicazione diretta in sede di lavoro, le nuove generazioni ritengono che il lavoro in sede abbia un impatto negativo sul benessere mentale e sulle finanze, con possibili riflessi negativi anche sui livelli di produttività.

Grande importanza è attribuita poi al 'purpose', ovvero all’insieme di valori che caratterizzano l’azienda di cui si fa parte e che danno al professionista 'un senso' che va al di là della retribuzione economica. Infine, tra le priorità emerse soprattutto dopo il periodo pandemico, troviamo il tema della salute mentale.

Nel giudizio complessivo su un’azienda, i talenti danno molto peso ai fattori di stress associati al lavoro, tra cui in particolare le preoccupazioni economiche a lungo termine, gli orari giudicati troppo lunghi e la percezione di un mancato riconoscimento professionale".

Di Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)

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