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28/10/2020

Giammarco Urbani: ’Reagiamo al Covid puntando su tradizione, innovazione, digitale e internazionalizzazione’

(Giammarco Urbani, general manager Urbani Tartufi)

Esportiamo quasi l’80% dei nostri prodotti. I mercati di riferimento, oltre a quello Italiano, sono gli Stati Uniti, la Francia, la Germania e i Paesi asiatici come il Giappone, la Cina ed Hong Kong. Siamo storicamente orientati all’export. Per noi fare internazionalizzazione è una prassi abituale

Urbani Tartufi è un'azienda nata nel lontano 1852: ha attraversato secoli, generazioni e modelli economici. Oltre 200 dipendenti e un fatturato di 60 milioni di euro, è pronta a nuove sfide. Noi di ‘CUOREECONOMICO’ abbiamo conversato di tutto questo con Giammarco Urbani.

Siamo entrati nella seconda ondata della pandemia, cosa sta succedendo sui mercati?

«Questa seconda ondata cade nel momento della più alta stagionalità del tartufo. Il 60% delle nostre vendite deriva dal food service e la nuova parziale chiusura del comparto ristorazione ci ha colpito direttamente. Anche per questa ragione stiamo spingendo su altri canali come la distribuzione moderna e l'on-line».

Un tema che ci sta particolarmente a cuore è l’internazionalizzazione. Il prossimo GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 del 13 novembre tratterà proprio questo tema perché lo riteniamo sempre più strategico per le imprese vincenti. Voi come a quali mercati vi rivolgete?

«Noi esportiamo quasi l’80% dei nostri prodotti. I mercati di riferimento, oltre a quello Italiano, sono gli Stati Uniti, la Francia, la Germania e i Paesi asiatici come il Giappone, la Cina ed Hong Kong. Siamo storicamente orientati all’export. Per noi fare internazionalizzazione è una prassi abituale. L'export è sempre stato parte del nostro DNA. Lo raccontiamo molto bene nel Museo del Tartufo, a Scheggino (PG), dove si possono trovare le testimonianze delle prime esportazioni in America, le corrispondenze tra mio nonno ed un suo zio in America in cui si raccontava di come si potesse fare business oltreoceano, fino ad arrivare alla prima intervista del 18 Febbraio del 1947 al New York Times. Sin dall'inizio l’export ci ha sempre rassicurato perché vendendo in oltre 80 paesi ci siamo sentiti sempre protetti potendo spingere su più mercati, anche molto diversi tra loro, come Asia, Stati Uniti e la stessa Europea oltre ad una continua diversificazione di canali di vendita e di prodotti».

State quindi puntando su strategie digitali?

«Abbiamo spinto tanto sull’e-commerce all’estero e nelle filiali italiane. Grazie a investimenti mirati, nel trimestre marzo-maggio, in pieno lockdown, abbiamo triplicato i fatturati sull’on-line degli anni precedenti. E’ un canale da sviluppare in Italia ma anche negli altri paesi dove sono all’avanguardia. Vendiamo sulla nostra piattaforma sia i prodotti freschi che conservati ma anche sui colossi come Amazon e Alibaba».

Quali sono le previsioni per il 2021?

«Qualche mese fa erano più ottimistiche, ora dobbiamo valutare come si evolveranno i consumi e se riusciremo a contenere la seconda fase pandemica, tutto dipenderà dalla sua durata e da quando arriverà il vaccino. Dobbiamo però essere fiduciosi: grazie alla diversificazione e alla distribuzione cercheremo di reagire».

Il sistema Italia, in questo momento, a livello governativo sta supportando le aziende?

«Naturalmente in questa fase è di primaria importanza che il livello di attenzione sanitaria resti costante, garantendo a tutti la possibilità di curarsi. È allo stesso tempo necessario supportare i settori industriali e commerciali che sono stati più colpiti dalla pandemia, agire attraverso lo smart working sicuramente aiuta ma è fondamentale identificare tutte le risorse per poter generare nuova economia, sviluppo, lavoro e ricchezza, oltre ad assistere chi ne ha più bisogno».

di Luigi Benelli

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