Giansanti (Confagricoltura): "Abbassare prezzi al consumo, tagliare le tasse e rispettare i contratti"

(Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura)
Parlando al Meeting di Rimini, il leader degli agricoltori, detta alcune priorità: "Più che puntare sul salario minimo, bisogna attivare la contrattazione per fermare i "pirati". Stop alle speculazioni, combattere per i prezzi giusti in una filiera che oggi dà un surplus di 7.5 miliardi. Subito ristori ad imprese alluvionate e ripensare il decreto flussi, lungo e macchinoso"
"Nel mondo economico mentre tutto va male, il sistema agro-industriale del Paese, negli ultimi anni, è invece andato molto bene.
Il surplus commerciale oggi è positivo per 7,5 miliardi e quindi se ripensiamo al 2015, l'anno di Expo, eravamo con una bilancia commerciale negativa e con un valore dell'export di 28 miliardi, oggi siamo a 62 miliardi e con una bilancia commerciale positiva, come dicevo, di 7,5 miliardi".
Lo ha detto arrivando al Meeting di Rimini, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.
"E, soprattutto - ha argomentato - con un dato molto interessante che è quello delle esportazioni nei Paesi extra-Ue. Mentre la Francia è scesa dal 19 al 17 percento.
l'Italia è aumentato nello stesso periodo, in dieci anni dal 2013 al 2022, del 12%. Questo sta a significare che i nostri prodotti sui mercati internazionali performano e performano bene".
Abbassare i prezzi
Ma l'incontro al meeting di Comunione e Liberazione è stata l'occasione per mettere nero su bianco anche alcune richieste al Governo.
Prima fra tutti, la necessità di ridurre i prezzi al consumo: "ho un po' le mani legate perché avrei tanto da chiedere al Governo - dice Giansanti - . In un mercato così difficile, noi oggi abbiamo un settore primario condizionato dalla speculazione e dalla necessità del Governo di far scendere i prezzi al consumo".
"Riteniamo che il modello francese, basato su come si va a formare il prezzo della filiera industria - ha osservato - vada in qualche modo regolato. Quel modello a nostro avviso è il modello giusto va trovato.
So a quanto vendo il mio latte. Quando uno va a comprare il latte non lo compra per il cartone ma per il latte dentro, quindi devo capire se il valore del latte vale il 25 percento del prezzo alla vendita, il rimanente 75 percento è tra cartone, pubblicità e tutti quelli che sono i passaggi a valle dei margini di guadagno.
Una legge come quella francese - ha concluso - che permette di stabilire quali sono e come si stabilisce il margine all'interno della filiera industriale sarebbe opportuna".
Decreto flussi, cuneo fiscale e ristori aziende alluvionate
Poi due questioni calde sul fronte agroalimentare. Prima di tutto, il decreto flussi: "Un modello che va migliorato", secondo Giansanti.
"Certamente, come positivo, riscontriamo l'aumento del numero delle persone che sono state assegnate rispetto al Governo precedente. E' troppo lungo e complesso il modello con cui si regola l'ingresso.
Primo perché c'è il click day quindi troppo spesso la domanda di una azienda che ha bisogno viene scartata perché ci mette troppo a caricarla, poi i tempi per avere l'autorizzazione: noi - ha aggiunto - generalmente facciamo la domanda un anno per l'altro mentre invece dovremmo fare la domanda per l'anno in corso.
Poi c'è il tema della formazione che diventa fondamentale. Noi dobbiamo fare la formazione su questi operai direttamente nei loro paesi di origine".
L'altro pilastro è il taglio del cuneo fiscale che Giansanti definisce "quanto mai opportuno". "Poi - ha argomentato - ci sono altre misure, come quella voluta dal ministro Lollobrigida insieme al ministro Giorgetti, quello della card che a mio avviso va rilanciata per l'anno prossimo, mettendo al centro i prodotti dell'agricoltura che sono direttamente sul banco della grande distribuzione, quindi ortofrutticoli e carni".
Inoltre, ha proseguito Giansanti, "soprattutto chiediamo al Governo un costo del lavoro più basso perché dove i margini sono strettissima la differenza la si fa sui costi.
I nostri principali competitor sui mercati internazionali sono o i Paesi del Nord Africa dove non possiamo assolutamente competere, o al contrario Spagna, Germania e Francia dove in generale il costo del lavoro, complessivo per l'azienda, non parlo di retribuzione oraria, sono molto più alti rispetto a quelli italiani".
Inoltre, il leader di Confagricoltura torna a chiedere un intervento veloce per gli agricoltori delle zone alluvionate "perché le imprese non possono aspettare e non possono essere tirate per la giacca.
Vedo che c'è molta polemica da una parte e dall'altra, noi siamo imprenditori noi vogliamo parlare con governo nazionale, regionale, ognuno che ha responsabilità deve far fronte alle proprie responsabilità.
I danni sono stati incalcolabili: si stima, da parte delle aziende agricole, una variabile tra un 1,5-2 miliardi Abbiamo avuto una serie di incontri anche nelle settimane scorso col Governo: mi auguro e spero che rispetto a quanto definito col Governo stesso si passi adesso alla perimetrazione e definizione delle aree colpite dai danni e che nel minor tempo possibile possano arrivare i ristori".
La questione salario minimo
Infine, la questione del salario minimo: "Io credo nel contratto che firmiamo con i sindacati - dice Giansanti - Nel momento in cui viene stabilita una tariffa oraria con i rappresentanti dei lavoratori, ritengo che quella tariffa prevista sia equa.
L'elemento su cui bisogna continuare a lavorare è la centralità dei contratti di lavoro". Secondo Giansanti "il problema sta nei contratti 'pirata'".
Anche perché, puntualizza, "in agricoltura noi abbiamo una serie di soggetti che si presentano alle porte delle aziende, che non sono necessariamente 'caporali', visto che si sono dati una veste giuridica e fanno anche la fattura, che offrono proposte estremamente vantaggiose che vanno a destrutturare la contrattazione tra le associazione che rappresentano le imprese e i sindacati che rappresentano i lavoratori".
A giudizio di Giansanti, ancora, "è evidente che la centralità deve essere all'interno del contratto e soprattutto nella possibilità di costruire un modello in cui alla domanda corrisponda l'offerta, mentre oggi purtroppo a domanda non sempre corrisponde un'offerta ed è quello lo spazio in cui spesso si incunea quel mondo grigio con contratti che non richiamano né i contratti dell'agricoltura né i contratti del commercio e che rischiano di destrutturare il sistema, creando condizioni di disparità sia fra i lavoratori che fra le stesse imprese".
Di fatto, ha proseguito il presidente di Confagricoltura, "l'azienda che ha un costo del lavoro più basso risulta più competitiva rispetto a quella vicina che rispetta il contratto di lavoro con le organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori.
Definire un numero per il salario minimo - ha concluso - non significa nulla perché a quel punto dovremmo indicare anche il salario massimo per definire tutti i livelli e le scalette: ecco perché la centralità va data alla contrattazione".
Redazione Cuoreeconomico
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