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23/08/2022

Giorgetti (ESG89): «Il nuovo Governo ascolti i comparti produttivi e crei un percorso condiviso»

(Giovanni Giorgetti, presidente di ESG89 Group)

Il presidente di ESG89 ed editore di CUOREECONOMICO: «Sarà un autunno caldo sul fronte dell'inflazione, servono risposte immediate. Non sottovalutare il cambiamento climatico»

In vista della tornata elettorale, che consegnerà all'Italia un nuovo governo dopo la caduta di quello presieduto da Mario Draghi, Giovanni Giorgetti, presidente di ESG89 fa il punto della situazione, tracciando un quadro di ciò che le imprese necessitano, ma anche di quello che le famiglie rischiano di dover affrontare se non saranno messe in atto adeguate misure. Lo scenario, pur con qualche spiraglio di luce, è abbastanza grigio.

Giorgetti, si sta entrando nel vivo della campagna elettorale, quali saranno i temi più scottanti?

«Sicuramente il caro energia, ed inoltre legato ad esso l’innalzamento terribile dell’inflazione. Le ricette dei vari schieramenti sono diverse.

Certo è che paghiamo lo scotto di una mancata politica industriale energetica lunga almeno 20-30 anni. Ora è necessario correre.

Da principio con un intervento diretto sui costi e sulle accise/tasse e poi, però, spingendo fortemente su una transizione energetica democratica e duratura che non induca, comunque, a facili speculazioni. Che sono sempre in agguato».

E sul fronte dell’inflazione?

«Su questo punto mi sembra che le idee siano meno chiare. La BCE presto interverrà nuovamente sui tassi. Il nostro Spread sta iniziando a ‘ballare’ e anche i listini azionari sembrano risentirne.

Ci attende, come si dice, un autunno caldo sul fronte delle tensioni sociali. Se i prezzi continueranno a salire con questo ritmo, il carrello della spesa inizierà a pesare di più per molte fasce della nostra società.

E allora sarà possibile che le piazze ritornino a riempirsi democraticamente per chiedere un adeguamento salariale che però potrebbe pesare sulla ripresa economica.

Insomma una situazione complessa a cui il nuovo esecutivo dovrà dare risposte immediate in linea con l’Europa. Se invece si penserà di fare muro contro muro, sarà difficile strutturare una manovra finanziaria espansiva».

Un settore che invece sembra aver funzionato è il turismo: pare che la stagione sia andata molto bene. Qual è il suo giudizio?

«Gli italiani avevano bisogno di evasione dopo mesi durissimi legati alla pandemia che li aveva limitati negli spostamenti. Hanno approfittato del bel tempo e si sono presi giorni di meritato riposo.

Sembra esploso, però, anche il fenomeno dei prestiti per le vacanze. Fenomeno che evidenzia una volontà di evadere con una mancanza di liquidità familiare.

Il settore dell’offerta turistica ha finalmente tirato un respiro di sollievo dopo due stagioni difficili. Credo, comunque, che il cambiamento climatico sia uno dei temi che dovrà essere affrontato a viso aperto.

L’estate è stata funestata da eventi drammatici e secondo gli esperti siamo solo agli inizi di un percorso (quasi) irreversibile.

Questo fattore ci deve far riflettere e preoccupare a livello nazionale ma soprattutto europeo e globale. Anche il turismo mondiale ne sarà condizionato».

Qual è l’umore degli imprenditori in queste settimane?

«C’è molta attesa per il risultato elettorale. C’è, allo stesso tempo, molta incertezza e questo provoca un rallentamento delle ipotesi di investimento.

Il nuovo esecutivo avrà un compito importante a mio parere: ascoltare le istanze di tutti i comparti produttivi e costruire con loro un percorso condiviso.

Ogni buon imprenditore ha degli obiettivi legati alla propria azienda, ma anche e a volte soprattutto, al benessere del territorio e degli stakeholders. Il fenomeno della fuga dal ‘Bel Paese’ di molte aziende sta continuando.

O perché oggetto di acquisto da parte di ‘partner esteri’ o perché si trasferisce il quartier generale in nazioni dove fare impresa è più conveniente (fiscalmente) e più semplice.

Occorre pensare, quindi, a come costruire un nuovo rinascimento imprenditoriale tutto italiano; lasciare alle spalle vecchie ideologie e avere una visione di paese per i prossimi 20/30 anni.

Cosa vuol essere l’Italia nel 2050? Questa è forse la vera domanda che andrebbe posta ai leader politici in competizione per le elezioni».

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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