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31/10/2023

Gli Italiani e il risparmio: cresce la fiducia, ma non il conto in banca

(Francesco Profumo, presidente dell'Acri)

Acri presenta la 23. edizione dell’indagine realizzata con Ipsos in occasione della 99ª Giornata Mondiale del Risparmio. Nel 2023 si osserva un ritorno ad un cauto ottimismo, anche se le misure della Ue hanno fatto scendere invece l'opinione sulle istituzioni europee. Il presidente Profumo: "L'Italia dovrebbe puntare di più sul meccanismo delle garanzie che permette un maggior coinvolgimento e responsabilizzazione dei soggetti interessati e una maggiore capacità di utilizzare e spendere le risorse"

Lo scorso anno si era persa la forte ventata di ottimismo del 2021 a causa del conflitto in Ucraina, del drammatico aumento del costo dell’energia e delle ricadute pesanti sui prezzi, cui si è associato un periodo di incertezza politica. Oggi il clima è diverso.

Nel 2023 si osserva un ritorno a un cauto ottimismo, con una situazione percepita come meno difficile, e che permette di vivere con maggiore serenità, almeno fino a quando l’orizzonte è immediato.

Complice una certa ‘normalizzazione/assuefazione’ all’elevato livello dei prezzi, la speranza di una discesa a breve dell’inflazione, combinata alla percezione di essere in grado di fronteggiare un mondo complesso.

Il dato emerge dall'indagine sul risparmio degli italiani, presentata da Acri, l'associazione nazionale delle Fondazioni di origine bancaria.

Le risultanze generali dell'indagine

Come certificato da Istat, la fiducia per il clima economico nel nostro Paese che aveva registrato una vera e propria “caduta” nel corso dello scorso anno, è ritornato verso livelli analoghi a quelli della prima metà del 2021.

Lo studio Acri-Ipsos evidenzia un modesto miglioramento del tenore di vita delle famiglie, che torna ai livelli pre-pandemia: è il risultato di famiglie in forte difficoltà economica, in calo rispetto al 2022, e famiglie che hanno registrato una migliore tenuta del tenore di vita, in crescita rispetto allo stesso anno. Ciò si accompagna a una minore insoddisfazione: scende dal 17 percento al 14 la quota di chi appare seriamente in difficoltà.

Guardando al futuro, le previsioni sull’andamento dell’economia personale, locale, fino ad arrivare a quella europea e mondiale, portano gli italiani da un marcato pessimismo dello scorso anno ad un rimbalzo positivo dell’anno in corso, trainato da forti attese personali, specie nella generazione di mezzo. Solo riguardo la situazione del Paese non si osserva questo minore pessimismo, i dati rimangono in linea col 2022.

Il mercato del lavoro aiuta i singoli ad essere fiduciosi: le famiglie colpite da una situazione lavorativa sfavorevole sono diminuite grazie al progressivo calo del tasso della disoccupazione che si osserva nel Paese. Al contempo, il tenore di vita è migliorato per il 14 percento (contro un 7 del 2022) e cala la quota di coloro che hanno visto peggiorare la propria condizione economica (dal 19 percento nel 2022 al 13 di quest’anno).

La percezione dell’aumento dei prezzi a causa dell’inflazione non si arresta e continua a mantenere elevato il livello di preoccupazione della popolazione italiana circa l’impatto sul proprio bilancio familiare; circa un terzo degli italiani si dichiarano molto preoccupati. Ma nel frattempo hanno adottato strategie di contenimento che sembrano risultare loro efficaci, dalla ricerca di offerte, all’apertura a nuovi prodotti e all’acquisto online.

A livello finanziario, si nota una crescita della propensione verso strumenti finanziari più sicuri, a scapito dell’immobilismo e della liquidità, certamente legata sia all’inflazione, sia ai maggiori rendimenti che offrono molti intermediari e i titoli di stato. Questo in un quadro, comunque, di incertezza verso regole e controlli, che penalizza gli strumenti più a rischio.

I più giovani lamentano una bassa competenza finanziaria, una bassa autonomia gestionale e sono molto interessati ad approfondire i temi. La sfida è quindi culturale e educativa, perché ambiscono a una autonomia che raggiungono solo tardi e a fatica.

In questo scenario incerto, si indebolisce la fiducia nell’Unione Europea e nell’Euro, sostenuta comunque dalle nuove generazioni: i dati evidenziando una polarizzazione tra chi ha fiducia nelle azioni e nelle scelte che verranno prese e chi no (51 percento si fida vs 49 non si fida).

A intaccare la fiducia ha contribuito la politica dei tassi di interessi della Bce per contrastare l’inflazione: ha messo in difficoltà molte famiglie e imprese che si sono trovate a pagare interessi più alti su mutui, prestiti, e finanziamenti, che sono tra le più critiche verso l’Ue.

Un altro fenomeno va sottolineato: si indebolisce anche l’idea che l’Europa, sempre riconosciuta per la sua tutela delle libertà e dei singoli, sia efficace nel difendere gli ideali democratici e la capacità competitiva dell’Unione sui mercati internazionali, come sottolineano le crisi legate a materie prime ed energia.

Sembra allentarsi il legame percepito tra Responsabilità sociale e ambientale, abilitatori della competitività aziendale e lo sviluppo economico del Paese; rimane importante il contributo delle associazioni di categoria, dei corpi intermedi, del Terzo settore nel garantire coesione sociale e sviluppo.

I singoli cittadini rimangono molto attivi, sia come volontariato, donando il proprio tempo, e ancor più facendo donazioni per sostenere il Terzo settore e iniziative benefiche.

Coerentemente, è sempre forte la percezione del ruolo sociale del risparmio, strumento fondamentale per garantire crescita economica, sviluppo sociale e civile del Paese. L'indagine completa è scaricabile qui.

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 Le parole del presidente Profumo

"L'Italia dovrebbe puntare di più sul meccanismo delle garanzie che permette un maggior coinvolgimento e responsabilizzazione dei soggetti interessati e una maggiore capacità di utilizzare e spendere le risorse".

Lo afferma il presidente dell'Acri Francesco Profumo secondo cui "il meccanismo a fondo perduto ha un po' 'drogato' il sistema e fatto il suo tempo. Ovviamente in questa fase occorre accompagnare la transizione da un modello a un altro".

Profumo ha ricordato come "anche nel nostro paese ci sono alcune esperienze di questo modello e due esempo nel Pnrr". Profumo ha quindi citato il ruolo delle fondazioni nel piano nazionale di"capacity building", ovvero di costruzione delle competenze e delle necessità per l'Italia di migliorare la sua percentuale di spesa di questo e altri piani di fondi della Ue.

Inoltre ha aggiunto: "La Cdp ha in questi anni cambiato Dna divenendo un attore sempre più centrale e la vera banca di sviluppo del Paese che non si occupa solo di finanza ma anche di avere una visione tecnologica di lunga visione, più moderna".

Secondo Profumo la Cassa (di cui le fondazioni sono azioniste di minoranza) "grazie anche all'attenzione ai territori non è più vista come una società romana".

Redazione Cuoreeconomico
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