GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ITALIA AL VOTO, RE-START ITALIA! Il mondo produttivo alla politica: “Agire per rialzare il Paese”

(Franco Cotana, UNIPG e Giovanni Giorgetti, ESG89 Group)
Nell’evento organizzato da ESG89 il grido d’allarme di industria, agricoltura, artigianato, commercio, professioni e sindacati: “Senza il contributo fattivo del nuovo Governo, sarà difficile una vera ripartenza”. Ma la fotografia dell’Italia che esce dalle sessioni di lavoro, è con cinquanta sfumature di grigio…
Un nuovo patto sociale, per rilanciare il Paese, nel momento più complesso dal dopoguerra. Dal GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ITALIA AL VOTO, RE-START ITALIA! Il mondo dell’industria, delle imprese e delle professioni, ma anche quello sindacale hanno parlato chiaro: senza l’impegno della politica a mettere in pratica davvero le promesse ed i progetti presentati in campagna elettorale, l’Italia non ripartirà.
Non è una questione di “colore” del Governo che verrà, è stato spiegato, ma di un mondo della politica poco incline, per sua natura, a passare dalle parole ai fatti.
Ma il momento contingente, con la crisi economica ed energetica che mordono, una guerra ancora nel pieno del suo svolgimento ed una pandemia che sta finendo dal punto di vista sanitario ma lascerà forti ripercussioni sul piano sociale, non c’è più tempo da perdere.
Nelle due sessioni del mattino e del pomeriggio hanno partecipato oltre 60 relatori da tutta Italia. Un Forum unico nel suo genere nel panorama editoriale nazionale in quanto ha avuto il merito di ascoltare 'liberamente' i pensieri, le proposte, le idee e anche qualche provocazione di tanti protagonisti della vita socio-economica del Paese.
Il Forum è stato moderato dal presidente di ESG89 Group, Giovanni Giorgetti e ha visto la partecipazione nelle due sessioni del direttore di CUOREECONOMICO, Emanuele Lombardini.
Sessione del mattino
Agricoltura, manifattura ed imprese artigiane, ma non solo, hanno caratterizzato la prima parte della giornata. Il mondo agricolo, colpito dalla siccità e dai rincari di energia e materie prime ha subìto un duro colpo ed il richiamo che è venuto dalle associazioni di settore è stato quello per interventi che vadano oltre l’emergenza.
Ristori immediati, ma anche una seria progettualità per il futuro: “La priorità - è stato sottolineato - è quella di una forte iniezione di liquidità, che possa andare a sostenere concretamente le migliaia di aziende in debito di ossigeno; pensiamo, ad esempio, a misure che possano favorire sempre di più l’accesso al credito e ai finanziamenti, ma anche a interventi che abbassino i costi di produzione e sugli oneri di sistema, agendo quindi sui crediti d’imposta, sul taglio strutturale delle accise sui carburanti e sugli esoneri contribuitivi”.
Ma questo non basta. E’ stata infatti sottolineata la necessità di intervenire con un serio piano acqua, per la costruzione di nuovi invasi idrici: “Questo consentirebbe - è stato sottolineato - sia di superare momenti critici come quelli della siccità, ma anche situazioni drammatiche come quelle che hanno recentemente colpito le Marche”.
Parole d’ordine: stop al consumo di suolo, riduzione delle importazioni dall’estero, sostenibilità, investimenti nella tecnologia e lotta al cambiamento climatico.
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(Angelo Manzotti, Cisl Umbria e Giovanni Giorgetti, ESG89 Group)
Sessione del pomeriggio
Molte questioni affrontate al mattino sono inevitabilmente risuonate anche nel pomeriggio, dove però l’attenzione si è spostata maggiormente su altre tematiche che frenano la ripartenza del Paese.
La prima è quella legata all’accesso al credito, sempre più condizionato ormai dal rating ESG: “In quest’ambito – è stato sottolineato – si rileva un gap fra grandi e piccole aziende, perché quest’ultime non sempre riescono ad investire in innovazione, tecnologia e sostenibilità.
Purtroppo però le banche per l’accesso al credito, tengono conto solo del rating; dunque occorre che lo Stato supporti le imprese affinchè attraverso fondi mirati possano raggiungere adeguati standard di competitività”.
Non mancano ovviamente gli altri atavici mali, ovvero la burocrazia, che ferma progetti ed investimenti e la precarietà: “La speculazione ha preso il sopravvento sul lavoro – è stato detto – ed impedisce di poter programmare il futuro.
Un’azienda precaria potrà offrire solo lavoro precario: la scommessa è quindi condividere una prospettiva nella quale tutti sopportino sacrifici per la crescita, una condivisione di valori, visioni e prospettive, nella quale ognuno faccia la sua parte”.
“Un quadro che – come è stato affermato – sta facendo perdere di attrattività anche territori storicamente motori dell’economia come il Veneto, con conseguente fuga dei giovani, molti dei quali sono costretti ad emigrare all’estero per aprire un’azienda perché lo Stato non li supporta o semplicemente per lavorare perché l’Italia offre stipendi bassi e poche opportunità professionali”.
Ecco dunque l’altro aspetto chiave: investire nella formazione. Sarà fondamentale il ruolo delle università che dovranno costruire la classe dirigente del futuro.
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“Ripartire dalle esigenze dei lavoratori e delle imprese, per arrestare un declino che per l’Italia va avanti da oramai 30 anni”.
Questa la fotografia dai toni in chiaroscuro - cinquanta sfumature di grigio, per la precisione - che emerge dal GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 - ITALIA AL VOTO, RE-START ITALIA!
Una ripartenza che, è stato detto “dovrà per forza passare dai soldi del PNRR e dunque per la messa a terra di riforme e competenze”.
Ecco perché, hanno sottolineato gli intervenuti, “l’Italia non può permettersi di perdere questa straordinaria occasione”.
Redazione Cuoreeconomico
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