Gregorini (Cna): “Invertire la spirale dei rialzi e investire sulla formazione per far decollare il comparto”

(Otello Gregorini, segretario generale Cna)
Il segretario generale della Cna a CUOREECONOMICO: “L’economia sta tenendo meglio che altrove, ma la seconda parte dell’anno sarà decisiva. Il Pnrr è una occasione da non fallire, ciascuno deve fare la sua parte e la politica non deve confliggere”
L’economia italiana resiste. Ma la prova del nove sarà la seconda metà dell’anno. Davanti ad un rischio recessione concreto, la sfida sarà tenere la barra dritta, soprattutto per le realtà come le Pmi, fra le più colpite dai rincari e dall’inflazione.
Otello Gregorini, segretario generale di Cna fa il punto della situazione con CUOREECONOMICO ed avvisa: “La politica non ostacoli l’attuazione del Pnrr e le sue missioni: riuscire a mettere a terra i progetti è troppo importante”.
Che bilancio possiamo tracciare del mondo artigiano e della manifattura in questo primo semestre dell’anno?
“Bisogna prima di tutto cercare di essere ottimisti, perché diversamente non si può essere né imprenditori, né artigiani. Però le cose vanno dette. L’economia tiene meglio che in Francia e Germania e questo settore è uno dei più importanti del nostro Paese.
Ci sono però diverse variabili che incidono, positivamente e negativamente. Una è l’inflazione, che scende lentamente ma è ancora molto alta.
Non condivido la scelta della Bce di alzare i tassi perché questa non è una inflazione da domanda, bensì da offerta, causata dai rincari dell’energia e quant’altro.
Questo ha portato ad un aumento esagerato del costo del denaro. Se non c’è un calo dell’inflazione ed un blocco di questa spirale al rialzo, il secondo semestre potrebbe essere molto meno positivo. Se invece le cose andassero diversamente, ci si potrebbe consolidare”.
In uno dei vostri recenti appuntamenti, avevate spinto molto forte su giovani e donne, partendo dall’assunto che fra le giovani generazione c’è vitalità ed interesse per l’impresa artigiana…
“Sono due punti su cui spingiamo molto. C’è stata una stagione in cui verso il nostro mondo c’è stata grande attrazione, poi dopo le turbolenze del 2008 le cose sono cambiate.
Ora stiamo lavorando per rendere questo mondo di nuovo attrattivo, per invertire una percezione generale. Questo è un mondo in cui si può creare un percorso positivo, costruire un lavoro, se c’è capacità di intraprendere.
Ci sono tante opzioni, tante attività diverse nei vari segmenti. Questo si ricollega ad un altro tema caldo che è quello della mancanza di forza lavoro, che si sente molto forte anche nel nostro comparto, reso ancora più grave dalla denatalità. Già da mesi siamo in difficoltà: le nostre imprese non trovano personale, tantomeno specializzato.
Capisco la volontà del Governo di incentivare la natalità, ma è un lavorare in prospettiva. Adesso, nell’immediato, che facciamo per risolvere questo problema?
Dobbiamo fare in modo che questi giovani che non lavorano vadano all’estero e che qui non restino in panchina, creare le condizioni perché siano utili. Noi creiamo lavoro a tempo indeterminato: la risorsa che entra nella nostra azienda, difficilmente esce perché conosciamo ne conosciamo il valore.
Poi c’è un altro aspetto: dobbiamo uscire dall’aspetto ideologico della gestione dell’immigrazione. Giusto controllare i flussi per limitare gli irregolari, assolutamente.
Ma dobbiamo fare in modo che chi entra regolarmente, possa essere messo in condizioni di entrare nel ciclo produttivo nel giusto modo e rispettando tutte le regole. Risolverebbe una parte del problema”.
Recentemente siete stati in audizione a Bruxelles ed avete messo sul piatto le priorità, sottolineando fra queste il Pnrr. Però il ministro Fitto ha detto che l’Italia è in ritardo. Non vi preoccupa?
“Ci sono due preoccupazioni, ma si possono affrontare guardando in positivo. Per esempio il Governo ha tempo fino al 31 agosto per rimodulare il Pnrr.
In questo contesto noi abbiamo fatto delle proposte, soprattutto in tema di rinnovabili, fotovoltaico e pannelli solari, che le nostre imprese sono pronte ad installare sui tetti per creare autoconsumo di energia.
Credo che la cosa fondamentale sia quella di risistemare il Pnrr focalizzandosi sui progetti realizzabili, dove il denaro è spendibile: nel giusto modo e nei tempi previsti. Il Pnrr deve essere utilizzato tutto e bene, è un volano fondamentale per lo sviluppo dell’economia, non possiamo permetterci di non cogliere questa occasione”.
Quale può essere in questa fase il ruolo delle realtà territoriali?
“Siamo tutti attori di questo progetto. Il Pnrr riguarda le imprese, le associazioni di categoria, ma anche tutti i livelli istituzionali. E’un lavoro di squadra che senza una sinergia non dà pienamente i suoi frutti.
Ci sono questioni dove la politica non deve configgere: il Pnrr è interesse del Paese e ciascuno deve dare il suo contributo perché i soldi vengano spesi tutti e bene, le riforme vengano fatte e i ritardi recuperati, come sul fronte di infrastrutture e green”.
Il Governo però sembra mostrare una minore sensibilità su questo specifico tema della transizione ecologica…
“Dagli incontri che abbiamo fatto non so se sia così, forse è solo una lettura diversa della questione rispetto al Governo precedente, che poi in Italia è normale.
La transizione ecologica è come il clima: sono dinamiche che ci sono e dobbiamo saper affrontare. L’approccio è diverso ma non mi sembra che il tema venga sminuito”.
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
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