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06/11/2023

Il credit crunch è già qui: prestiti sempre più difficili per le Pmi

L'analisi del Centro Studi della Cgia: calo generalizzato del 7,7 percento pari a 55,8 miliardi negli impieghi bancari alle imprese a causa dell'aumento dei tassi di interesse, del calo del Pil e di una liquidità bancaria sempre minore. Marche al primo posto per calo nei finanziamenti, mentre fra le province spiccano Bergamo, Varese e La Spezia. Gli artigiani mestrini: "Rifinanziare subito il fondo di garanzia"

Nell'ultimo anno, a partire da agosto 2022 fino allo stesso mese del 2023, l'Italia ha visto una contrazione significativa degli impieghi bancari alle imprese. I dati rilevano una diminuzione del 7,7 percento, equivalente a 55,8 miliardi di euro.

Questa stretta creditizia sta avendo un impatto significativo sull'economia italiana, ma quali sono le cause e quali potrebbero essere le soluzioni? Ne parla la Cgia di Mestre.

In dettaglio, le realtà imprenditoriali con meno di 20 addetti (il 98 percento in Italia) hanno subito una contrazione dell'8,7 percento. Mentre quelle di dimensioni superiori hanno visto una riduzione leggermente meno accentuata, pari al 7,5 percento. Gli artigiani mestrini hanno evidenziato tre principali cause di questa stretta creditizia:

Aumento dei tassi diiInteresse: La Banca Centrale Europea ha imposto un aumento dei tassi di interesse nell'ultimo anno, rendendo il finanziamento tramite prestiti bancari più costoso.

Di conseguenza, molte imprese, in particolare di medie e grandi dimensioni, hanno preferito ricorrere all'autofinanziamento; calo del Pil Nazionale: La frenata dell'economia nazionale ha causato una diminuzione della domanda di prestiti, correlando così il calo dei volumi di credito, scarsità di liquidità Bancaria: Le banche italiane hanno meno liquidità a disposizione sia a causa della necessità di restituire fondi Tltro2 alla Bce (un ulteriore debito di 174 miliardi di euro entro settembre 2024) che a causa della diminuzione complessiva dei depositi bancari.

Implicazioni per le imprese

La combinazione di questi fattori ha portato molte istituzioni finanziarie a tagliare i finanziamenti alle imprese più piccole, in quanto erogare credito a queste aziende spesso comporta costi di istruttoria elevati e una gestione amministrativa laboriosa.

Senza liquidità, le imprese, soprattutto le piccole, non possono effettuare investimenti e rischiano di ritardare i pagamenti ai fornitori o addirittura di non versare gli stipendi ai propri dipendenti. In situazioni critiche, queste imprese potrebbero addirittura cadere nella trappola delle organizzazioni criminali che sono pronte a prestare denaro ad aziende in difficoltà.

Per evitare una chiusura definitiva delle attività e il rischio di indebite infiltrazioni criminali, secondo la Cgia, "è essenziale che il governo intervenga prontamente.

Rifinanziare il Fondo di Garanzia per le Pmi, precedentemente potenziato durante l'era del Covid, potrebbe essere una soluzione efficace. Grazie a questo strumento rivisitato, molte istituzioni di credito potrebbero sentirsi più sicure nel concedere prestiti, riducendo così il rischio di insolvenza.

Nel periodo compreso tra marzo 2020 e giugno 2022, il Fondo di Garanzia ha garantito oltre 256,8 miliardi di euro di prestiti per sostenere le Pmi colpite dalla pandemia".

Impatto regionale e provinciale

La situazione varia da regione a regione, ma tra le aziende con meno di 20 addetti, le realtà imprenditoriali delle Marche, ad esempio, hanno subito una delle contrazioni più significative, con una flessione del 11,1 percento, equivalente a una perdita di 421 milioni di euro.

Il Veneto ha visto un calo del 10,2, corrispondente a 1,3 miliardi di euro, mentre il Friuli Venezia Giulia ha registrato una contrazione del 10,1, pari a 265 milioni di euro. Anche la Lombardia ha subito un taglio del 10,1, che si traduce in una perdita di 2,3 miliardi di euro.

Alcune regioni hanno registrato flessioni meno gravi: la Sardegna ha visto una contrazione del 6,7, corrispondente a 178 milioni di euro, il Trentino Alto Adige ha registrato una riduzione del 6,4, pari a 515 milioni di euro, mentre nel Lazio la contrazione è stata del 6,3 equivalente a 481 milioni di euro.

Se analizziamo la situazione a livello provinciale, emergono ulteriori dettagli sulle realtà più colpite dalla stretta creditizia. Le province di Bergamo, Varese, La Spezia e Lecco hanno subito i cali più marcati nei finanziamenti alle piccole imprese.

Bergamo ha registrato una contrazione del 13,1 percento, equivalente a una perdita di 328,5 milioni di euro, mentre Varese ha visto un calo del 12,7, con una perdita di 182,1 milioni di euro.

La Spezia ha subito una riduzione del 12,5, che si traduce in una perdita di 47,2 milioni di euro, e Lecco ha registrato una contrazione del 12,4, equivalente a 82,8 milioni di euro.

Anche altre province hanno subito flessioni significative: Ancona ha visto una riduzione del 12,1, con una perdita di 127,4 milioni di euro, mentre Isernia ha subito un calo del 12, con una perdita di 12,2 milioni di euro. Pesaro-Urbino ha registrato una contrazione dell'11,9 percento, equivalente a una perdita di 116,7 milioni di euro.

In controtendenza, alcune province hanno registrato flessioni meno accentuate: la provincia di Sud Sardegna ha subito una contrazione del 5,1 percento con una perdita di 20,3 milioni di euro, la Provincia Autonoma di Bolzano ha visto un calo del 4,7, con una perdita di 255 milioni di euro, e Grosseto ha registrato una contrazione del 2,7, equivalente a una perdita di 25,6 milioni di euro.

Redazione Cuoreeconomico
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