Il Paese che affonda: tre italiani su dieci chiedono prestiti

L’osservatorio Findomestic lancia l’allarme: che siano parenti, amici o istituti di credito, aumenta vertiginosamente il numero di italiani costretti a farsi aiutare per arrivare a fine mese. E la Fabi conferma: si svuotano i conti correnti e chi può investe. Ma chi non può resta indietro, col rischio di finire nelle mani degli usurai. Servirebbero un taglio delle tasse sul lavoro che favorisca assunzioni e stipendi e meno rigidità dagli istituti di credito
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su qual è il grande male del Paese, ciò che frena l’economia e lo sviluppo di alcuni territori, l’allarme lanciato dall’osservatorio mensile Findomestic (Gruppo Bnp Paribas) dovrebbe servire a fugarli: negli ultimi anni quasi 3 italiani su 10 (29 percento) hanno ricevuto un aiuto economico dalla propria famiglia, la maggior parte (23 percento) in modo ricorrente, soprattutto per pagare le bollette e la spesa alimentare.
Il rapporto Caritas in questo senso era stato impietoso: oltre 5,5 milioni di working poors, di persone cioè che pur avendo un lavoro ed uno stipendio non ce la fanno a chiudere il mese. Findomestic sottolinea anche che nel solo Febbraio il 10 percento si è fatto aiutare dai familiari sotto forma di prestito, donazione di denaro o di beni importanti.
Sono soprattutto i genitori (60 percento) a prestare aiuto e in percentuale minore (13) fratelli o sorelle. Se a questo aggiungiamo che Findomestic non è l’unica realtà a fornire questi servizi e che non tutti si rivolgono a queste strutture, il quadro dovrebbe allarmare, eppure sembra non interessare nessuno.
Ogni volta che si parla di abbassare le tasse alle imprese così da poter anche alzare gli stipendi, ci si ferma alle sole parole.
L’analisi dell’osservatorio
“L'analisi di febbraio - commenta Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic - evidenzia una situazione economica che per il 40 percento delle famiglie italiane continua a essere 'molto' o 'abbastanza' problematica.
Oltre la metà (52) negli ultimi 3 mesi non è riuscita a risparmiare nulla del reddito guadagnato e l'inflazione rimane saldamente la preoccupazione principale di 6 italiani su 10. In questo quadro, secondo la nostra ultima indagine, l'aiuto familiare, spesso intergenerazionale, si rileva fondamentale per 3 famiglie su 10".
Il mercato dei prestiti
Il dato del mercato dei prestiti nel 2023, secondo il Crif ha fatto segnare un aumento dello 0,4 percento rispetto allo scorso anno. Secondo l’azienda specializzata sono soprattutto i prestiti personali ad aver fatto segnare una forte impennata (18,9 percento), mentre sono scesi quelli finalizzati (10,4 percento).
"Il 2023 è stato l'anno della cautela, sia per quanto riguarda le famiglie che hanno ridimensionato i progetti di spesa, sia dal punto di vista dell'offerta, con una maggiore attenzione sui criteri di accesso al credito per via dell'incertezza generata dal contesto geopolitico, dall'inflazione e dall'aumento dei tassi di interesse da parte della Bce", commenta Simone Capecchi, executive director di Crif.
"Le previsioni dell'anno da poco iniziato mostrano che l'espansione delle consistenze di credito sarà inferiore rispetto alle performance del biennio 2021-2022, anche perché la maggiore rischiosità attesa manterrà caute le politiche di offerta.
In questa direzione vanno le raccomandazioni degli organi di vigilanza che sollecitano gli operatori a mantenere alta l'attenzione sulla domanda di credito", conclude Capecchi.
I conti correnti si svuotano
In questo quadro la sfida maggiore è quella di riuscire a mantenere la propensione al risparmio. Chi ha qualche soldo in banca cerca di farlo fruttare. La Fabi, Federazione autonoma dei bancari, sottolinea che la ricchezza detenuta dagli italiani sotto forma di liquidità supera ancora i 1.500 miliardi di euro, ma con un’inversione di tendenza rispetto al passato che tende a sgonfiare depositi e conti correnti.
La distanza presa dagli italiani rispetto alla liquidità vale circa 60,9 miliardi in meno rispetto al 2022 ovvero una riduzione del 3,73 percento, rispetto a una crescita media annua del 4,1 percento registrata dal 2019.
Se, infatti, la pandemia ha plasmato le dinamiche di risparmio favorendo l’extra risparmio e la minore propensione al consumo, il perdurare dell’incertezza e instabilità economica non frena più l’ottimismo delle famiglie italiane e le spinge al cambiamento.
Dopo le distanze prese, nel corso degli ultimi anni, da rischi e incertezze di investimenti redditizi, tornano a guardare con interesse non solo alla profittabilità degli investimenti obbligazionari, ma anche a quella più spinta del comparto azionario. Obiettivo naturalmente, ritrovarsi con qualche soldo in più in tasca.
Problema stipendi e non solo
Resta il problema chiave, quello di garantire ai giovani la possibilità di costruirsi un futuro in Italia e magari nel loro territorio.
Montagna invalicabile in alcune regioni come l’Umbria o le Marche, dove gli stipendi sono fra i più bassi d’Italia e in generale a livello nazionale se vengono chieste garanzie che oggi sempre più famiglie – giovani, ma non solo – non sono più in grado di fornire: fare impresa, o semplicemente acquistare casa, senza un vero intervento dello Stato ma anche e soprattutto degli istituti di credito, rischia di diventare una questione per pochi.
Riforme come l’autonomia differenziata attualmente in discussione, devono mettere al centro questo aspetto: evitare che un’Italia già in fondo alla classifica europea come attrattività si spacchi del tutto, creando una ferita che non sarebbe facile ricomporre.
Di Emanuele Lombardini
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