Il valore delle startup in Italia

Economico e finanziario, ma soprattutto tecnologico e industriale è il valore che le startup apportano al tessuto imprenditoriale italiano
Nello scorso anno gli investimenti in startup si sono stanziati a poco più di un miliardo di euro, pari a una flessione del 40% rispetto al 2022.
Si tratta di una tendenza che non ha interessato solo l’Italia ma anche altri ecosistemi internazionali, colpiti da un rallentamento dei fondi venture capital indipendenti, fondi corporate venture capital e fondi governativi.
Una crisi che nel 2024 potrebbe essere addirittura propedeutica al rinnovamento delle startup italiane. Se fattori macroeconomici complicati e correlati, come l’incertezza geopolitica, il rialzo dei tassi di interesse e l’inflazione galoppante, hanno dato vita a un clima di insicurezza e prudenza, d’altra parte si sa che in periodi di crisi il mercato tende a escludere le iniziative meno produttive o quelle che non arrecano un plusvalore significativo.
Un tocca sana per le startup che accantonano idee imprenditoriali avventate per affermare realtà più concrete, consolidatesi nell’innovazione e nella scienza tecnologica, in grado di lanciarle efficacemente sul mercato.
A causa della manodopera sempre più difficile da reperire, questa propensione alla specializzazione digitale le rende attrattive agli occhi delle imprese tradizionali che iniziano a considerarle veri e propri partner.
È da questa sinergia che si rafforza il contatto tra il passato e il futuro aziendale del Paese. L’esclusione delle startup meno produttive e la focalizzazione verso soluzioni business-to-business generano un clima fertile per lo sviluppo ed il successo delle startup verso il rinnovamento del tessuto imprenditoriale nazionale.
Redazione Cuoreeconomico
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