ven 06 feb 2026

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IMPRESE. L’Italia perde i giovani, quando il futuro si allontana

In cinque anni sparite oltre 35mila attività under 35 nei settori di commercio, turismo e ristorazione. L’allarme di Confesercenti: “Serve una svolta per non archiviare l’Italia dell’impresa diffusa”

Un’Italia sempre meno giovane e sempre meno imprenditoriale. Il grido d’allarme arriva da Confesercenti, che fotografa con numeri impietosi una crisi silenziosa quanto devastante: dal 2019 al 2024 sono scomparse oltre 35.600 imprese guidate da under 35 nei comparti chiave del commercio, della ricettività e della ristorazione. Una perdita del 22,9%, che assume contorni ancora più drammatici in regioni come la Liguria, dove il calo è del 21,9% e l’età media degli imprenditori ha raggiunto i 54,1 anni, la più alta d’Italia.

Un’erosione preoccupante della vitalità economica giovanile che rischia di minare il futuro stesso del tessuto imprenditoriale italiano. Le imprese giovanili nel 2024 rappresentano ormai appena il 10% del totale nazionale, un dato in netto calo rispetto al 12,1% di cinque anni fa. E nella stessa Liguria questa quota scende all’8%.

Ma non si tratta solo di giovani che rinunciano. Il dato più inquietante riguarda la durata media delle attività: più di un’impresa su tre (34,4%) chiude entro i primi cinque anni di vita, una percentuale che arriva al 43,1% nel settore della ristorazione. Numeri che raccontano un ambiente ostile per chi prova a fare impresa da zero, con la concorrenza delle grandi piattaforme online, una domanda interna fiacca e un peso fiscale e burocratico ancora troppo elevato.

«È un’emorragia di iniziativa economica che impoverisce i territori giorno dopo giorno», denuncia Nico Gronchi, vicepresidente vicario di Confesercenti. E non si tratta solo di economia: è anche una questione culturale e sociale. «Un tempo l’Italia era la patria delle piccole imprese, delle botteghe, delle ditte individuali. Oggi rischiamo di archiviare quel modello senza avere un’alternativa sostenibile».

Secondo Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Liguria, servono interventi concreti: «Bene i fondi regionali come Cassa Commercio e Garanzia Artigianato, ma occorrono anche programmi di orientamento e tutoraggio, strumenti di accompagnamento reale alla creazione d’impresa».

La trasformazione del mercato, accelerata dalla pandemia, è sotto gli occhi di tutti: un miliardo di pacchi consegnati all’anno, centri storici svuotati di residenti e pieni di case vacanze, vie commerciali desertificate. Mentre i comuni, un tempo protagonisti della pianificazione economica e urbanistica, sembrano aver ceduto il timone agli algoritmi.

In questo scenario, i giovani sembrano non avere spazio. E la sfida, oggi più che mai, è ridare loro fiducia e strumenti per tornare protagonisti. Serve meno burocrazia, più formazione, politiche fiscali mirate e soprattutto una visione chiara dello sviluppo economico dei territori.

Redazione Cuoreeconomico
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