INDUSTRIA. Unione Industriali Torino, Gay: "Serve diplomazia, non protezionismo. Proteggere Torino e le sue filiere globali"

(Marco Gay, Presidente Unione Industriali Torino)
In un momento di grande incertezza geopolitica e tensioni crescenti sui mercati internazionali, la voce dell’industria torinese si leva chiara: serve responsabilità, visione e apertura. A dirlo è Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, che lancia un appello alla diplomazia e alla cooperazione internazionale per scongiurare una crisi dagli effetti potenzialmente devastanti
“Lo scenario che si è aperto il 2 aprile – spiega Gay – sta già portando ad accelerare l’instabilità ed a una riduzione dei commerci”. Le sue parole fotografano una situazione tesa, dove le dinamiche globali rischiano di ribaltarsi direttamente sul consumatore finale, alimentando una nuova ondata inflattiva. Dopo cinque anni di ricostruzione post-pandemica, sia le famiglie che le imprese si trovano oggi a fare i conti con una nuova minaccia che potrebbe vanificare gli sforzi compiuti finora per mantenere in equilibrio i bilanci.
Per Gay, è questo il momento in cui la diplomazia deve agire con forza, per evitare che il mondo precipiti in una “disastrosa spirale” fatta di chiusure, sospetti e barriere. E proprio contro il protezionismo si scaglia con decisione: “Torino rappresenta un territorio industriale protagonista delle filiere mondiali. È un patrimonio da proteggere e far crescere, ma ciò può avvenire solo in un contesto di libera concorrenza e attraverso gli investimenti, non tramite chiusure e protezionismo.”
La visione del presidente dell’Unione Industriali è netta: il futuro dell’industria torinese – e dell’Italia – non può prescindere da una solida rete di relazioni internazionali. In quest’ottica, Gay sottolinea l’importanza della collaborazione con gli Stati Uniti e con i numerosi gruppi americani attivi nel Nord Ovest del Paese, esprimendo la volontà di mantenere e rafforzare quei legami economici e produttivi che da anni contribuiscono alla crescita del territorio.
“L’auspicio – conclude – è che si torni alla normalità. E molti colleghi imprenditori statunitensi la pensano come noi.”
Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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