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07/08/2025

INFRASTRUTTURE. Il piano dell’Emilia-Romagna per rilanciare le aree interne. Baruffi: “Guardare al futuro con una visione integrata e partecipativa”

(Davide Baruffi,assessore a Montagna e Aree interne della Regione Emilia-Romagna)

L’Emilia-Romagna si conferma laboratorio di innovazione territoriale, con un modello di sviluppo che punta su coesione, sostenibilità e valorizzazione delle aree interne. Un impegno concreto, sostenuto da quasi 100 milioni di euro e tradotto in oltre 200 progetti, che mira a contrastare i divari territoriali e a rilanciare le zone periferiche della regione.

Dalla riqualificazione degli spazi pubblici al potenziamento delle infrastrutture culturali e digitali, passando per la promozione turistica e il rafforzamento dei servizi essenziali, la strategia regionale guarda al futuro con una visione integrata e partecipativa. L’assessore della Regione Emilia - Romagna Davide Baruffi, che ha una delega specifica a Montagna e Aree interne, spiega a CUOREECONOMICO gli obiettivi concreti e le sfide da affrontare contenuti nel piano di rilancio.

L’Emilia-Romagna e le aree interne. Qual è il modello di rilancio delle zone periferiche a cui sta lavorando la Regione?

La scelta strategica compiuta dalla Regione Emilia-Romagna è stata quella di puntare ad una programmazione unitaria di tutti i bandi europei, nazionali e regionali di sviluppo per il ciclo 2021-2027: la politica di coesione, la politica per lo sviluppo rurale e gli interventi per la ripresa e la resilienza del Pnrr.
L’approccio seguito punta a valorizzare complementarità e sinergie nell’utilizzo dei finanziamenti per superare le criticità e rilanciare lo sviluppo del territorio in chiave di sostenibilità, traghettando l’Emilia-Romagna verso i traguardi europei attesi al 2030 e al 2050.

In questa scelta strategica risiedono le premesse del grande lavoro in corso sulle aree interne per contrastare i divari territoriali e accrescere la coesione.
Un lavoro che non parte da zero, ma fonda le sue radici nella declinazione su scala regionale della Strategia nazionale delle aree interne (SNAI), introdotta nel ciclo di programmazione 2014-2020 con quattro aree pilota (Appennino Emiliano, Appennino Piacentino-Parmense, Basso Ferrarese e Alta Valmarecchia), poi estesa nell’attuale ciclo di programmazione ad un totale di 9 aree interessate dalle Strategie Territoriali per le Aree Montane e Interne (STAMI): le 4 pilota più altre 5, ossia Appenino Parma Est, Appennino forlivese e cesenate, Appennino Modenese, Alta Val Trebbia e Val Tidone e Appennino Bolognese.

A quanto ammontano le risorse disponibili? Per quali finalità saranno investite?

A sostenere le Strategie Territoriali per le Aree Montane e Interne (STAMI) è un pacchetto di quasi 100 milioni di euro: 58 milioni del Fesr e Fse+; 18,2 milioni di Fsc; 12 milioni di ulteriori risorse derivanti dal contributo nazionale Snai e 11,6 milioni di cofinanziamenti in capo agli Enti locali. Un’importante mole di finanziamenti che si traduce in oltre 200 progetti da mettere a terra nei 9 territori interessati; 63 interventi di riqualificazione di edifici e spazi pubblici, 38 opere di potenziamento delle infrastrutture culturali, 31 progetti di rafforzamento della rete dei servizi sociali, 30 interventi di realizzazione o rigenerazione di impianti sportivi, 27 di efficientamento energetico e la riduzione dei consumi, 20 di promozione turistica e 6 di rafforzamento delle competenze digitali. Parliamo di infrastrutture materiali e immateriali determinanti per contrastare lo spopolamento e favorire il ripopolamento delle aree più periferiche, sviluppare nuovi servizi di prossimità, accrescere l’attrattività dei territori, rafforzare il tessuto sociale, turistico ed economico, potenziare le attività formative e agire in funzione di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.

Quali modalità sono state utilizzate per coinvolgere le comunità locali nella fase di progettazione e di attuazione della strategia?

Ad animare ogni scelta in tema di STAMI è stato un approccio multilivello, con un’azione coordinata tra i vari piani istituzionali. Altrettanto rilevante è stato l’approccio «place based», volto a definire le strategie territoriali di sviluppo attraverso un processo partenariale, per un vero coinvolgimento dei territori e delle comunità locali capace di valorizzare il capitale e il potenziale delle aree interne, rimuovere i fattori che limitano lo sviluppo e promuovere progetti innovativi nei servizi essenziali (istruzione, sanità, trasporti e accessibilità).

A tal fine, la Regione ha approvato e divulgato indirizzi per la costruzione delle Strategie ed ha realizzato incontri con tutte le aree, insistendo sulla costruzione di un partenariato di progetto. Fondamentale è stato l’investimento sui sindaci, per condividere finalità, percorso, regole del gioco: il ruolo svolto dai primi cittadini è infatti centrale per l’individuazione di una leadership dell’intero percorso e per costruire le condizioni necessarie ad attivare il processo partenariale.
Le realtà locali hanno poi proceduto autonomamente a organizzare incontri con i portatori di interesse di riferimento, i cui esiti sono stati riportati nel documento di strategia di area.

La consuetudine e l’esperienza già messa a frutto anche con la Snai hanno pesato nella capacità di coinvolgimento: nei casi più solidi sono state fatte ampie attività di diffusione e organizzazione di eventi mirati, ad esempio nell’Appennino Reggiano; in altri casi ci si è concentrati sulla promozione di incontri con i principali stakeholder del territorio.

Quali azioni di supporto e accompagnamento agli Enti locali sono state attuate per garantire il successo del percorso delle Stami?

La Regione ha messo in campo una triplice azione. Innanzitutto, determinante è stata l’azione di accompagnamento svolta dalla Regione in fase di programmazione di ciascuna Strategia, con l’affidamento di una delega alla Programmazione strategica in capo al Sottosegretario alla Presidenza della Giunta e, dal punto di vista tecnico, l’istituzione di un Gruppo di lavoro interdirezionale che ha assicurato un supporto determinante agli Enti Locali nel percorso di elaborazione della visione di sviluppo dell’area al 2030 e di co-progettazione dei singoli interventi.

In secondo luogo, importante è stata la scelta di destinare un pacchetto di risorse – 50.000 euro per ciascuna Stami – per garantire agli Enti locali la possibilità di dotarsi di un supporto tecnico attraverso operatori specializzati, per la definizione, l’attuazione e il monitoraggio delle azioni della strategia.

D’altro canto, si è compiuta una scelta particolarmente innovativa con l’istituzione del Lasti, il Laboratorio per le Strategie territoriali integrate delle aree montane e interne, sostenuto dall’investimento di 1 milione e mezzo di euro del Fesr. Si tratta di uno strumento aggiuntivo volto a sostenere la capacità istituzionale degli Enti locali, ad intensificare il raccordo tra i territori e il presidio regionale incaricato del coordinamento unitario delle Strategie. In concerto, il Lasti punta a potenziare l’autonomia degli enti territoriali accrescendone le competenze nella programmazione e nella gestione di progettualità strategiche, anche dal punto di vista amministrativo e procedurale, favorendo la diffusione delle conoscenze, lo scambio di buone pratiche, l’approfondimento degli strumenti utili all'attuazione e gestione delle azioni previste dai piani. Il Laboratorio è inoltre fondamentale per rafforzare le capacità dei territori di lavorare con metodologie partecipative, rinsaldare il dialogo con la Regione, oltre che per un costante monitoraggio dell’attuazione delle Stami.

Simona Fuso
(Riproduzione riservata)

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