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03/08/2025

INFRASTRUTTURE. RFI ridisegna la mobilità del Paese. Antonias: “Si aprono nuovi scenari per la crescita sostenibile, vita sociale, sviluppo economico, culturale e turistico dei luoghi”

(Nicoletta Antonias, responsabile Sostenibilità e Infrastrutture Sostenibili di Rete Ferroviaria Italiana)

Un Paese sempre più connesso lungo i binari della Rete Ferroviaria Italiana, in un percorso che attraversa la storia e i luoghi più naturali che si estendono alle periferie fino al centro delle grandi città, creando scambi ed evitando lo spopolamento.

Oggi RFI è una azienda pubblica che partecipa alla crescita del Paese con progetti non solo infrastrutturali, ma anche sociali in grado di valorizzare le identità dei territori. Nicoletta Antonias, responsabile Sostenibilità e Infrastrutture Sostenibili di Rete Ferroviaria Italiana, spiega in esclusiva a CUOREECONOMICO il ruolo centrale di RFI per la crescita e lo sviluppo competitivo dei territori e per contrastare il fenomeno dell’isolamento geografico.   

“Nella nuova visione dello sviluppo infrastrutturale, che pienamente risponde alle esigenze della strategia UE per la Sustainable and Smart Mobility e fa propri gli indirizzi della Politica di Coesione Territoriale e dell’Agenda Territoriale 2030 - spiega Nicoletta Antonias - lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico più efficienti ed interconnessi è essenziale per la transizione verso un modello di crescita sostenibile, equa ed inclusiva.

Rete Ferroviaria Italiana è impegnata per ridisegnare la mobilità del Paese attraverso progetti e interventi integrati che contribuiscono alla crescita e allo sviluppo competitivo dei territori e diventano un’occasione concreta per affrontare le disuguaglianze sociali e territoriali. Non si tratta solo del rapporto tra Nord e Sud, ma anche di quello tra centri e periferie, fra città e aree interne o rurali, attraverso nuove connessioni e scenari di mobilità sostenibile, nuovi modelli di vita sociale e dinamiche di sviluppo economico, culturale, turistico dei luoghi.

Basti pensare – prosegue Antonias - che la popolazione delle aree interne effettua meno spostamenti sul territorio per esigenze legate al lavoro o allo studio rispetto a quella dei centri urbani e che i cittadini che vivono nel Comune di un’area interna impiegano 45 minuti per raggiungere il polo più vicino, con divari crescenti tra Mezzogiorno, Centro e Nord. Accrescere la dotazione di infrastrutture dedicate al trasporto sostenibile di massa nei centri delle aree interne acquisisce, in quest’ottica, un ruolo chiave per contrastare il fenomeno dell’isolamento geografico e il conseguente fenomeno dello spopolamento, attraverso una maggiore coesione territoriale e accessibilità ai servizi essenziali come istruzione, sanità e lavoro. Si creano così nuove opportunità di sviluppo locale, incentivando il turismo, sostenendo le attività economiche delle comunità e migliorando la qualità della vita di chi risiede in quei territori.

In linea con i principi della Just Transition, ciascun progetto infrastrutturale può diventare espressione di un progetto sociale capace di valorizzare l’identità, le vocazioni, i caratteri distintivi dei luoghi e delle comunità coinvolte, per rispondere ai bisogni della collettività attraverso un processo di integrazione e sinergia tra nuove modalità di trasporto, riqualificazione e rigenerazione di spazi urbani, rivalutazione del patrimonio paesaggistico e storico-culturale, in una visione prospettica con effetti a lungo termine.

Le stazioni di RFI sono oggi al centro di un importante piano di sviluppo - afferma Antonias  - non solo rispetto all’intermodalità, ma anche rispetto al ruolo delle stesse come poli di nuovi servizi al territorio e alle persone. Il Piano Integrato Stazioni prevede, infatti, l’adozione di soluzioni progettuali finalizzate al miglioramento dell’accessibilità e al potenziamento dell’attrattività, in termini di comfort, sicurezza, intermodalità, digitalizzazione, nuove funzioni di aggregazione sociale e servizi per la comunità. Per le stazioni più piccole e meno frequentate, RFI promuove iniziative volte alla creazione di valore condiviso, prevedendo, ad esempio, la cessione di spazi in comodato gratuito a enti locali e organizzazioni no- profit per attività di valore sociale, con ricadute positive sia sulla vivibilità delle stesse stazioni che del territorio che le ospita.

RFI promuove inoltre interventi per la valorizzazione del patrimonio infrastrutturale dismesso, nell’ottica di offrire nuove opportunità di mobilità dolce e sostenibile per una fruizione turistica, culturale, paesaggistica dei territori, oltre che per la rigenerazione di luoghi e spazi. Il percorso significativo intrapreso per il riuso delle linee dismesse ha portato, in sinergia con gli Enti interessati, alla trasformazione di circa 500 km in Greenways attraverso il recupero di tracciati e fabbricati in luoghi ricchi di storia e bellezze naturali.

Anche la riattivazione delle linee ferroviarie ad uso turistico rappresenta un driver importante per valorizzare l’identità dei luoghi, preservandone la memoria storica e favorendo la scoperta del patrimonio territoriale, espressione della complessità di natura, cultura e storia, attraverso nuove forme di turismo esperienziale che permettono di far conoscere la bellezza anche di piccoli borghi. Le ferrovie turistiche raccontano la storia dell’Italia attraverso quei binari che custodiscono la memoria di una Nazione in movimento e diventano vettori esclusivi di connessione dei paesaggi di pregio di cui il nostro Paese è ricco.

La capillarità della rete infrastrutturale di RFI – conclude Antonias - consente dunque di connettere e valorizzare i territori attraversati, anche attraverso il potenziamento del trasporto su ferro nelle aree interne del Paese, abilitando un nuovo scenario di mobilità sostenibile e la costruzione di territori del futuro, più coesi, attrattivi, moderni e inclusivi”.

Simona Fuso
(Riproduzione riservata)

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