INFRASTRUTTURE. Una corsa a ostacoli: Confcommercio Toscana, presidente Cursano: “È come guidare un’auto potente con il freno a mano tirato”

(Aldo Cursano, Presidente Confcommercio Toscana)
Strade obsolete, ferrovie inadeguate, digitalizzazione a macchia di leopardo. La Toscana ha il potenziale per essere un motore economico del Paese, ma senza infrastrutture moderne rischia di restare indietro. È l’allarme lanciato da Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Toscana, che fa il punto sulle criticità del settore e sulle opportunità di sviluppo
Presidente Cursano, quali sono le principali sfide per lo sviluppo delle infrastrutture materiali in Toscana oggi?
“La Toscana ha un enorme potenziale, ma senza infrastrutture moderne resta frenata. Ritardi burocratici, vincoli di varia natura e mancanza di fondi bloccano strade, ferrovie e digitale. Per il terziario, servono collegamenti più efficienti tra città e aree interne, trasporti pubblici moderni e una rete digitale capillare. Tuttavia, ogni intervento deve essere valutato con attenzione per garantire che lo sviluppo infrastrutturale sia realmente sostenibile e rispettoso del territorio. Non possiamo permetterci opere che, anziché migliorare la qualità della vita e della mobilità, finiscano per compromettere il nostro patrimonio ambientale e l’operatività di tante imprese, come nel caso dell’ampliamento del porto di Marina di Carrara. È fondamentale un approccio che coniughi crescita economica e tutela dell’occupazione e del territorio, evitando interventi sproporzionati o impattanti”.
Il PNRR non basta?
“Il PNRR è una grande occasione, ma i fondi devono arrivare dove servono di più. Alcuni progetti sono bloccati dalla burocrazia, altri rischiano di essere dispersi in interventi poco strategici. Dobbiamo accelerare le opere davvero prioritarie: mobilità sostenibile, connessioni digitali e logistica avanzata. Se investiti bene, questi fondi possono trasformare la Toscana in un hub efficiente e moderno, rendendo più competitive le imprese locali”.
Recentemente ha parlato di una Toscana "a due velocità". Cosa intendeva esattamente e quali territori sono maggiormente in difficoltà?
“Alcune aree corrono, altre arrancano. Firenze, Pisa e Prato ad esempio sono ben collegate e attrattive, mentre province come Grosseto, Siena e le zone montane restano isolate. Sembra una staffetta in cui alcuni corridori hanno scarpe da corsa e altri sono scalzi. Il rischio? Aumentare il divario economico tra i territori, penalizzando chi lavora fuori dai grandi centri urbani e limitando lo sviluppo diffuso”.
Il rischio è chiaro, la soluzione?
“La priorità assoluta è potenziare la rete ferroviaria, migliorare le strade e completare la copertura digitale. È inutile avere una grande piazza virtuale se i negozianti non hanno Internet o i clienti non riescono a raggiungerli. Serve una strategia integrata che unisca mobilità, digitale e incentivi per chi investe nelle aree più svantaggiate. Raddoppiare alcune linee ferroviarie, migliorare la viabilità secondaria e potenziare la banda ultra-larga nelle zone rurali è fondamentale per evitare lo spopolamento e favorire lo sviluppo economico”.
E gli effetti sulle imprese?
“Strade e ferrovie obsolete aumentano tempi e costi per il commercio e il turismo. La scarsa digitalizzazione limita il lavoro da remoto e i servizi avanzati. Le imprese toscane hanno talento e innovazione, ma senza infrastrutture adeguate restano meno competitive rispetto ad altre regioni meglio collegate. Bisogna agire subito per non perdere opportunità di crescita”.
Claudia Boccucci
(Riproduzione riservata)
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