ven 20 mar 2026

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“Insieme per la trasformazione digitale”. Stato, regioni e province autonome fanno squadra per cambiare l’Italia

A margine di “Jazz & Digital”, il primo meeting della commissione per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione” firmato alla presenza del sottosegretario all’innovazione Butti l’accordo che detta le linee guida per l’avvio dei processi di transizione digitale nei territori

Un tassello importante per la trasformazione digitale dell’Italia passa dall’Umbria. Palazzo Cesaroni, sede del consiglio regionale ha ospitato il 1.meeting della commissione per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, organizzato dalla Regione Umbria in Collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e la fondazione Umbria Jazz.

Proprio questa collaborazione ha originato il titolo dell’evento, “Jazz& Digital: diamo ritmo all’innovazione”: nel 50.anniversario della rassegna, gli assessori con delega all’innovazione tecnologica e la digitalizzazione si sono alternati al microfono in stile jam session sulle sulle principali tematiche e sfide legate al cloud, alla cybersicurezza, all'economia dei dati e all’intelligenza artificiale nel “decennio digitale europeo”, proseguendo il percorso che porterà al "Festival delle Regioni 2023" che si terrà a Torino il prossimo autunno.

A dirigere il lavoro, il coordinatore della commissione Michele Fioroni, mentre fra gli intervenuti si segnalano il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’innovazione Alessio Butti; il presidente della conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga, la presidente della regione Umbria Donatella Tesei, il sindaco di Perugia Andrea Romizi ed inoltre il Managing Partner McKinsey Mediterraneo e Director McKinsey Global Institute, Marco Piccitto; il vicepresidente di Confindustria con delega al Digitale Agostino Santoni; il Professore Ordinario al Politecnico di Milano Marco Taisch.

A margine dell’evento è stato siglato il patto fra Governo, regioni e province autonome “Insieme per la trasformazione digitale”, per mettere in chiaro i principi su cui fondare una leale collaborazione a supporto dell'innovazione tecnologica del Paese che sia sostenibile, sicura, efficace, inclusiva e che garantisca la sovranità digitale italiana.

Perugia pioniera del cambiamento

Romizi ha aperto i lavori ricordando come la città sia stata capofila della banda ultralarga in Italia: “Nello scenario di cambiamento e di transizione digitale internazionale, la città di Perugia ha avuto l’ambizione di essere tra i protagonisti.

Oggi la maggior parte delle unità immobiliari è servita dalla fibra, ed entro il 2026 si arriverà a valori di almeno il 98% di utenti serviti, senza ritardi, con la tecnologia più performante disponibile. I servizi on line per i cittadini sono notevolmente aumentati negli ultimi cinque anni. Lo step successivo è quello di rendere Perugia la città del dato.

Abbiamo sviluppato un modello smart city e il risultato raggiunto è stato quello di non avere più differenti spazi di archiviazione dei dati esclusivi, ossia ad uso di uffici specifici, ma un unico ambiente di archiviazione.

Il Sistema Informativo Territoriale (SIT) è stato aggiornato e implementato. Combinando le informazioni dei rilievi, è stata costruita una banca dati di immagini e, soprattutto, è stato elaborato il modello della città 3D attraverso nuvole di punti che forniscono così nuove funzionalità e utilità.

Il passaggio più avanzato della digitalizzazione del nostro Comune è così rappresentato dal Digital Twin, dal gemello digitale della Città di Perugia, una nuova infrastruttura basata sul dato.

Questa nuova piattaforma digitale raccoglie, analizza e mette in connessione dati provenienti da diverse fonti (smart city, open data, dati IoT).

I dati diventano informazioni e le informazioni sono imprescindibili per rendere il processo decisionale migliore, più performante”, ha ricordato.

Lo spartito giusto su cui collaborare

Donatella Tesei ha ricordato che “la digitalizzazione deve necessariamente coinvolgere sia il settore pubblico che quello privato.

La trasformazione digitale non è un settore d’intervento a sé stante, ma può essere sostenuta solo mediante una visione veramente trasversale e condivisa a tutti i livelli amministrativi e privati.

L'armonia complessiva delle politiche che riguardano l'innovazione e la digitalizzazione deve essere strutturata e diretta come gli strumenti di un'orchestra sinfonica e questo accordo mira in questo senso a strutturare lo spartito per un’armoniosa collaborazione fra i vari livelli istituzionali”.

Gli fa eco il coordinatore della commissione, l’assessore Fioroni secondo cui: “visioni condivise e l'adozione di nuove tecnologie sono i pilastri su cui costruire una società digitale avanzata. Le nuove tecnologie rappresentano infatti un terreno fertile per l'innovazione e la crescita economica.

Dall'intelligenza artificiale all'Internet delle cose (IoT), passando per il cloud computing e la realtà aumentata, il panorama tecnologico è in continua espansione.

È fondamentale adottare un approccio proattivo nell'esplorare queste nuove frontiere e nell'integrare tali tecnologie nella nostra vita quotidiana.

Dalle smart cities alle reti di trasporto intelligenti, dall'e-health all'automazione industriale, le possibilità offerte dalle nuove tecnologie sono infinite. La metafora del jazz trova un parallelo affascinante nel mondo delle politiche per l'innovazione e il digitale”.

Poi il paragone musicale. “Come il jazz, la politica è caratterizzata da tensioni e dissonanze, ma anche da momenti di armonia e sinergia: stiamo creando una partitura jazz.

Ogni regione metaforicamente suona la propria nota, contribuendo a un'opera complessa e coerente. Sfruttando la metafora del jazz, possiamo quindi affrontare le tensioni e le dissonanze con fiducia, lavorando insieme per creare un'armonia sinergica.

È il momento di suonare la nostra nota distintiva e costruire una partitura jazz che rimarrà come eredità per le future generazioni”.

Il quadro attuale italiano

La situazione attuale, però è in chiaroscuso. Il cloud è in costante crescita e sempre più centrale nei processi di trasformazione digitale.

Secondo l’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano nel 2021 i servizi cloud hanno registrato un volume d'affari di 3,8 miliardi di euro, superando i 4,5 miliardi di euro nel 2022, con una crescita del 18 percento. Ma l’Italia è ancora in affanno nella graduatoria europea sulla digitalizzazione, appena diciottesima.

Scegliere il cloud per i territori significa scegliere di avere città più intelligenti e sostenibili - spiega Franco Spicciariello -  Sono numerosi gli esempi di come l’adozione di tecnologie cloud abbia permesso la digitalizzazione di importanti servizi.

Grazie alle tecnologie che AWS mette a disposizione, come l'intelligenza artificiale vocale e i datalakes, le amministrazioni possono avere accesso a dati affidabili e in tempo reale che ogni giorno possono supportare nelle valutazioni e nell’adozione di decisioni critiche, districandosi tra le complesse questioni che le riguardano.

È dunque importante continuare a investire su questa tecnologia, insistendo su sempre più elevati standard di cybersecurity e privacy, e puntando sulla formazione delle competenze digitali della popolazione per creare crescita e sviluppo economico per le nostre Regioni”.

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Le competenze digitali

Santoni ha ricordato i continui richiami di Confindustria alla digitalizzazione, sottolineando anche la necessità di fornire alle imprese nuove competenze, sia per la transizione ecologica che quella digitale.

Altro tassello del processo -  ha spiegato - è promuovere lo sviluppo dell’Economia dei Dati e di tutte le tecnologie che ne assicurano il funzionamento.

L’economia dei dati può sbloccare nuovo valore per le aziende, creare nuovi business model e agire come un vero e proprio moltiplicatore della digitalizzazione per le imprese. Immaginiamo un futuro in cui le aziende saranno pienamente integrate nella data economy e che tratteranno i propri dati come un asset da utilizzare, monetizzare e sviluppare”.

Focus ovviamente anche sulla cybersecurity: “Riteniamo fondamentale promuovere iniziative per la diffusione della cultura e la pratica della cybersecurity tra le nostre imprese, in larghissima parte PMI che per natura e dimensioni incontrano difficoltà nell’approcciare i temi della transizione digitale e, nello specifico, il tema della sicurezza informatica ad essa collegato”.

La chiosa migliore all’evento è forse quella del professor Taisch: “La tecnologia – come spesso si sente dire – non è di per sé né buona né cattiva, dipende dall’uso che ne facciamo. Le istituzioni devono definire le linee guida affinché le tecnologie vengano utilizzate al meglio e per i fini più nobili”.

Redazione Cuoreeconomico
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