Introna (Confagricoltura Liguria): “Rincari frenano Pnrr e produzioni di qualità”

(Michele Introna, Confagricoltura Liguria)
L’esponente dell’associazione ligure e direttore della sede di Savona a CUOREECONOMICO: “Viviamo una fase difficile, siamo passati da un tasso di interesse praticamente pari a 0 a un valore che adesso si aggira intorno all’8 percento. L’investimento in innovazione paga dazio a questi rincari. Anche le produzioni ne risentono: alcune eccellenze non garantiscono più il giusto margine agli agricoltori”
Transizione ecologica e digitale, aumento del costo del denaro e PNRR. Di questi temi abbiamo parlato con Michele Introna di Confagricoltura Liguria, già braccio destro del presidente Luca De Michelis e attuale direttore della sede di Savona, che ha spiegato a CUOREECONOMICO come l’attuale scenario economico abbia fatto rallentare gli investimenti delle imprese agricole, da sempre all’avanguardia sui temi della transizione ecologica e digitale.
Può tracciare un quadro del settore agricolo ligure alla luce delle criticità poste dall’attuale scenario che ha visto susseguirsi pandemia, crisi energetica e ora il forte aumento del costo del denaro?
“Viviamo una fase difficile, siamo passati da un tasso di interesse praticamente pari a 0 a un valore che adesso si aggira intorno all’8 percento. Considerando che qualsiasi azienda ha bisogno di finanziamenti per innovare, ben si comprende come questi percorsi virtuosi abbiano subito un rallentamento.
In generale abbiamo registrato un aumento importante dei costi che incide sul guadagno finale dell’agricoltore. Il caso delle piante aromatiche, che sono colture molto diffuse nella piana di Albenga, è emblematico di questa situazione. Milioni di piante vengono vendute nei mercati europei e in quello italiano, ma il produttore non riesce a ottenere un prezzo vantaggioso.
Quando va bene il prezzo infatti non supera i 75 centesimi, mentre al contrario i costi per le imprese agricole continuano a salire. Per questo non si riescono a recuperare neanche le spese di produzione.
Un aspetto da non trascurare sono inoltre gli effetti della siccità e in genere degli eventi meteorologici estremi, che danneggiano in modo importante le colture. Anche questi fenomeni contribuiscono a far aumentare i costi per gli agricoltori che poi sono costretti a riversare questi aumenti sul prezzo finale del prodotto.
A ciò si aggiunge poi il fatto che i consumatori sono a loro volta meno propensi a spendere e di conseguenza si viene a creare un circolo vizioso che danneggia il mercato dei prodotti agricoli di qualità, come ad esempio l’olio ligure, un’eccellenza del nostro territorio”.
Lei citava gli effetti devastanti degli eventi meteorologici estremi. In che modo il settore agricolo ligure sta cercando di aumentare la sua resilienza nei confronti di questi fenomeni?
“I danni causati dal cambiamento climatico alle colture rappresentano una spesa aggiuntiva non prevista per le imprese agricole. Stiamo lavorando per supportare le nostre associate nella stipula di polizze contro le calamità naturali.
Tuttavia va considerato che anche questi strumenti rappresentano dei costi, per questo bisogna studiare delle formule che riescano realmente ad andare incontro alle necessità degli agricoltori, agevolandoli il più possibile. E’ un tema su cui stiamo lavorando molto”.
Invece in tema di transizione ecologica e digitale come si sta muovendo il comparto?
“Sul tema sostenibilità le imprese agricole liguri hanno precorso i tempi. Già dieci anni fa si è scelto di puntare sul fotovoltaico, sul riscaldamento a biomassa per le serre, sugli impianti di irrigazione a goccia, sulla scelta di non utilizzare pesticidi.
Anche sul fronte digitale il discorso è analogo. I principali ambiti sono legati all’agricoltura di precisione che consente una gestione razionale della risorsa idrica e una riduzione dell’utilizzo di prodotti fitosanitari.
Tuttavia bisogna segnalare che il territorio ligure non si caratterizza per terreni di grandi estensioni, quindi anche l’utilizzo di tecnologie è plasmato sulla conformazione morfologica della regione.
In sostanza si sta facendo tutto quello che si può fare per favorire un’agricoltura sostenibile e tecnologicamente all’avanguardia compatibilmente con le peculiarità del territorio”.
Quale opportunità rappresenta il Pnrr per il comparto?
“Il Pnrr è un’opportunità da non perdere, perché consente di accedere a importanti risorse economiche. Il problema è che comunque una parte degli investimenti resta a carico dell’agricoltore. Il piano è arrivato in un periodo complicato per il settore agricolo, in cui in generale gli investimenti sono frenati dallo scenario economico non favorevole.
Ora le imprese prima di investire ci pensano due volte. Qualche azienda ha partecipato ai bandi e ora stiamo aspettando di vedere i risultati, però, lo ribadisco, sono poche realtà. Inoltre la burocrazia non aiuta”.
In generale l’attuale scenario economico sta portando alla chiusura di molte aziende?
“Fortunatamente no. Qualche chiusura c’è stata ma va inserita nel quadro più ampio di uno scenario che vede numerose realtà economicamente più strutturate ingrandirsi e fagocitare al loro interno le aziende più piccole.
In sostanza non ci sono molti terreni non coltivati nelle zone dove si concentra l’attività agricola. Nell’entroterra invece è un altro discorso, lì c’è qualche difficoltà in più”.
Di Monica Giambersio
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