Istat, nel 2022 il Pil rallenta: torna la crescita "zero virgola"

L'analisi segnala che inflazione, rincari e guerra, oltre alle misure delle banche, hanno contribuito a frenare il processo virtuoso iniziato col rimbalzo del 2021
Il tempo della crescita è finito e l'Italia torna all'antico, alla crescita del Pil dello zero virgola. La ripresa dello scorso era stata più che altro un rimbalzo e lo si sapeva, ma gli ultimi eventi geopolitici non hanno sicuramente aiutato.
E mentre il pil 2021 registra numeri che non si vedevano da anni, proprio grazie al mix di questi fattori, la Russia all'inizio del 2022 dichiara guerra all'Ucraina, portando i prezzi già elevati delle materie energetiche a livelli critici.
I numerosi e notevoli cambiamenti avvenuti in tempi record per aggirare l'inflazione hanno portato le banche centrali ad adottare diverse misure, mirate e modificate a seconda dell'emergenza da affrontare momento per momento (dal blocco dei tassi d'interesse alla creazione del Pnrr).
Il prodotto interno lordo italiano, secondo le ultime stime dell'Istat, cresce del 3,9% nel 2022 mentre nel 2023 dovrebbe rallentare al +0,4%.
Inflazione e debito pubblico
L’inflazione al consumo, secondo Bankitalia, si attesta all’8,8% nella media del 2022 per diminuire al 7,3% nel 2023. Il debito è atteso al 144,6% nel 2022, secondo la Commissione europea, e dovrebbe calare al 143,6% del Pil nel 2023.
Numeri che si avvicinano a quelli scritti dal governo in occasione della presentazione della Nadef: la previsione di crescita del pil nello scenario programmatico è stimata al 3,7% nel 2022 e allo 0,6% nel 2023. Il deficit programmatico è atteso al 5,6% e dovrebbe scendere al 4,5% nel 2023.
L'esecutivo prevede che il debito pubblico scenda al 145,7% nel 2022 e al 144,6% nel 2023. Il Mef, nel programma trimestrale di emissioni, rivela che ''le informazioni congiunturali riferite alla parte finale dell’anno tratteggiano andamenti eterogenei''.
Il quadro di incertezza rimane ma a novembre sono stati registrati ''un recupero del clima di fiducia di famiglie e imprese e una dinamica meno sfavorevole degli indicatori quantitativi''.
E nonostante la prosecuzione delle tensioni geopolitiche, ''le strategie adottate al fine di incrementare gli stoccaggi, congiuntamente alla minore domanda connessa a temperature più favorevoli nella stagione autunnale, hanno contribuito ai significativi ribassi del prezzo del gas naturale, che è poi tornato a salire dalla seconda metà di novembre ma rimanendo comunque al di sotto dei picchi estivi''.
Sommando la discesa del prezzo del petrolio e dei combustibili, a novembre l’inflazione misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo si è stabilizzata al 12,6% sull'anno, ''dopo una prolungata fase di accelerazione. Il propagarsi dell’impulso inflazionistico alla generalità delle componenti di spesa ha alimentato l’inflazione di fondo (al netto degli energetici e degli alimentari freschi), che ha raggiunto il 6,1%, un valore storicamente elevato, ma minore rispetto alla media dell’area euro (6,6%)''.
Redazione Cuoreeconomico
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