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15/04/2024

Italia-Cina, Coldiretti e Filiera Italia protagoniste del forum di dialogo imprenditoriale

(Ettore Prandini e Luigi Scordamaglia)

Coldiretti e Filiera Italia hanno partecipato al Forum di dialogo imprenditoriale Italia Cina che ha visto la partecipazione del Vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani e del Ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese Wang Wentao

Ciò che emerge dal Forum che ha visto protagonista la sinergia tra Coldiretti e Filiera Italia, è stato il ruolo primario che l’agroalimentare riveste sia per la Cina che per l’Italia. Un settore che entrambi i popoli considerano strategico, soprattutto per il futuro equilibrio geopolitico mondiale.

L’interscambio agroalimentare tra i due Paesi è troppo limitato rispetto alle potenzialità” – ha affermato Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Filiera Italia – l’export agroalimentare italiano verso la Cina si attesta a 579 milioni (con +4,1% nel 2023), mentre l’import agroalimentare vale i 875 milioni (con un calo del -21,4%).

Ciò anche a causa delle persistenti barriere sanitarie, fitosanitarie e doganali da noi richiamate nel Forum a cominciare dall’ortrofrutta, ma anche nei settori delle carni bovine e suine e vino”.

Un’occasione altrettanto importante per accordarsi sulle ipotetiche partnership sviluppabili nel settore agroalimentare.

Tra gli obiettivi da raggiungere per la Cina ci sono le azioni a sostegno dell’industrializzazione della produzione di cereali, in termini di aumento della produzione di qualità e della sicurezza di oltre 63.000 prodotti agricoli verdi, biologici e con indicazione geografica, per la riduzione dei pesticidi e per l’aumento della sostenibilità degli allevamenti.

Nel perseguimento di questo risultato, l’Italia potrebbe essere una valida alleata per il colosso asiatico perché “detiene il primato europeo per numero di produttori biologici (1/6 di quelli europei) – spiega Coldiretti – è tra i primi paesi al mondo nell’applicazione delle tecniche di precision farming finalizzate alla preservazione e maggiore fertilità dei suoli e alla riduzione dell’uso di input produttivi, nonché delle tecniche di smart irrigation e digital data management in agricoltura”.

Una collaborazione che intende tutelare la tradizione, motivo per cui l’innovazione e la ricerca devono rimanere due aspetti che contribuiscono al progresso senza snaturare la tipicità.

L’Italia già dispone di centri di ricerca adeguati che garantiscono un modello di innovazione sostenibile e non predatorio, in grado di evitare di mettere tutti gli strumenti nelle mani di poche multinazionali globali. 

Redazione Cuoreeconomico
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