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12/11/2023

L'agricoltura contro il climate change: ritorno alla tradizione per salvare i territori

(Mauro Agnoletti, titolare della Cattedra Unesco Paesaggi)

A Firenze incontro sul tema "Tradizione per la transizione", con esponenti del Governo ma anche di Fao, Unesco e Università. Agnoletto: "È necessario recuperare pratiche agricole tradizionali, forse meno produttive, ma sicuramente più resilienti". Tanti gli esempi proposti di best practices italiane: dalle terrazze del Chianti, ai castagneti plurisecolari di Moscheta, alle colline del Prosecco

Nello scenario dell'Auditorium di Sant'Apollonia a Firenze, la lotta contro il cambiamento climatico si è focalizzata sull'agricoltura, esplorando modelli tradizionali che offrono resistenza e plasmano la geografia del nostro mondo. L'evento, intitolato "Tradizione per la transizione: l’agricoltura della resilienza", ha riunito rappresentanti di Fao, Unesco, Università, del Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Sovranità alimentare, di quello degli Esteri e della Cooperazione internazionale, di Regione Toscana e dei vari  territori.

Modello tradizionale contro l'Intensificazione agricola

Al centro del dibattito una riflessione sui modelli di agricoltura che possono contrastare gli effetti del cambiamento climatico (adattandosi e riducendo i consumi energetici), fornire sostentamento economico e sicurezza alimentare alle popolazioni locali e contribuire a ridurre i flussi migratori di natura economica e climatica.

Ma anche contrastare gli effetti dei conflitti, come nel caso della guerra in Ucraina, dove a pagare il prezzo maggiore della carenza di grano sono stati i Paesi del sud del mondo.

Gli esempi sono molteplici, dai vigneti di Lanzarote alle terrazze del Chianti Classico. "Questi modelli agricoli tradizionali - è stato spiegato nel corso del convegno - contrastano il climate change, in netto contrasto con l'agricoltura intensiva, che mostra limiti nella capacità di adattarsi agli eventi estremi, coprendo solo il 30 percento delle aree agricole mondiali e contribuendo allo spopolamento rurale".

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Riflessioni sulle pratiche agricole tradizionali

Mauro Agnoletti, titolare della Cattedra Unesco Paesaggi del patrimonio agricolo, sottolinea: "È necessario recuperare pratiche agricole tradizionali, forse meno produttive, ma sicuramente più resilienti. L'esempio dei terrazzamenti dimostra la capacità di ridurre l'erosione del terreno, mitigando il rischio di frane e alluvioni".

L'evento di Firenze è emerso come un punto di incontro cruciale, con rappresentanti di organismi internazionali, del governo italiano, della Fao e di istituzioni accademiche.

Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha condiviso la sua prospettiva, sottolineando l'importanza di riconsiderare l'agricoltura tradizionale nel contesto delle sfide climatiche attuali.

L'occasione è stata buona anche per proporre al pubblico una serie di esperienze, visto che l'evento si poneva come conclusione  del progetto “Building capacity: corso internazionale avanzato applicativo su Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) per la valutazione della resilienza in tre diversi contesti socio-ambientali e bioculturali: Africa, Asia e America Latina”, iniziativa collegata al Programma Fao Giahs e co-finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) che ha visto come soggetto attuatore il Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie, alimentari, ambientali e forestali (Dadgri) dell’Università di Firenze e il Polo universitario città di Prato (PIN) in qualità di partner.

In quattro anni di progetto sono state sviluppate 4 edizioni di un Master Internazionale che ha formato 60 manager del territorio rurale, provenienti da 25 Paesi, tra i quali Asia, Africa, Centro e Sud America, ma anche Europa, in grado di identificare e gestire questo tipo di agricoltura

Tra i sistemi agricoli di cui si occupa il programma mondiale Fao Giahs c’è quello che riguarda i contadini della zona del lago Inle in Birmania, caratterizzata da scarsità di terre coltivabili ma molte superfici coperte dall’acqua, nella quale sono state ideate delle isole galleggianti fatte di fango e paglia per coltivare ortaggi ed altri prodotti, che vengono trasportate e scambiate sul lago con altri contadini.

All’altro capo del mondo, nel deserto del Sahara, ci sono invece sistemi di irrigazione per sommersione che usano limitatissime quantità di acqua ed hanno consentito la creazione di oasi dove si coltiva di tutto, dagli olivi alla frutta, dai datteri all’uva.

Allo stesso modo nel nostro Paese, per il 75% montuoso e collinare, migliaia di km di terrazzamenti hanno permesso e in parte consentono ancora, di coltivare terreni in forte pendenza, senza irrigazione, mantenendo la fertilità e limitando il dissesto idrogeologico, con una crescente attività di ripristino di questi sistemi, oggi patrimonio Unesco.

Conclusioni e prospettive Future

L'incontro ha rafforzato l'idea che la transizione verso modelli agricoli più sostenibili è essenziale per affrontare le sfide ambientali e sociali.

Le best practices italiane, presentate nel pomeriggio, hanno offerto ispirazione, mostrando come la riscoperta di modelli agricoli tradizionali possa portare a risultati positivi, non solo dal punto di vista economico ma anche in termini di qualità della vita e attrazione turistica. 

Un viaggio tra prodotti enogastronomici d’eccellenza e paesaggi del Paese iscritti nel Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell'agricoltura, guidati dalla voce di sindaci, consorzi e imprenditori agricoli: dalle colline del Prosecco, recentemente riconosciute anche Patrimonio Unesco, all’area dove nasce il vino Soave, sito iscritto nel Programma Fai Giahs in Veneto, dalla Valdichiana, che ancora porta le tracce della bonifica promossa dal Granduca Leopoldo di Lorena, alle pendici terrazzate della Valtellina, dal paesaggio storico di Lamole ai vigneti recuperati sull’Isola del Giglio, passando per i castagneti plurisecolari di Moscheta, sull’Appennino Tosco-Emiliano.

Redazione Cuoreeconomico
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