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24/03/2023

L'emergenza acqua mette a rischio il Pil. E la transizione spacca il Paese

L'allarme arriva dalla ricerca dell'Osservatorio istituito dalla Community Valore Acqua per l'Italia: la filiera vale il doppio dell'abbigliamento e la siccità può minare il futuro di molte aziende, visto che quasi tutte hanno un fatturato inferiore a 50 milioni di euro. Ma per il ricambio completo delle infrastrutture servirebbero 250 anni

L'emergenza idrica potrebbe mettere a rischio 320 miliardi di euro tra imprese idrovore e filiera estesa dell'acqua, ovvero il 18% del Pil italiano, ma si può rispondere alla crisi con il modello circolare delle 5R: Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione.

La proposta operativa contro gli sprechi e la siccità emerge dal Libro Bianco 2023 "Valore Acqua per l'Italia", realizzato dall'Osservatorio istituito dalla Community Valore Acqua per l'Italia creata nel 2019 da Teh European House-Ambrosetti per rappresentare la filiera estesa dell'acqua in Italia. 

L'acqua è una risorsa fondamentale per l'operatività di 1,5 milioni di imprese agricole, circa 330.000 aziende manifatturiere idrovore e oltre 9.000 imprese del settore energetico, spiega il Libro bianco.

Nel 2021, il ciclo idrico esteso (composto dai gestori del Servizio Idrico Integrato e dai provider di tecnologia, software, macchinari, impianti e componentistica per il Servizio Idrico Integrato) ha generato un valore aggiunto di 9,4 miliardi di euro, con una crescita media annua del 4,3% nel periodo 2010-2021 (10 volte la manifattura italiana), e occupa 92.400 persone.

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Il valore della filiera

Questa filiera vale quasi quanto l'industria farmaceutica e oltre il doppio dell'abbigliamento, precisa lo studio. Quello dell'acqua è un comparto composto per la quasi totalità (97,7%) da aziende con un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro che contribuiscono solo marginalmente ai ricavi complessivi, mentre le grandi imprese generano un contributo ai ricavi del 63,5% nonostante rappresentino solo il 3,3% del totale.

"Le condizioni infrastrutturali della filiera estesa dell'acqua italiana insieme alla sempre crescente pressione sulla risorsa idrica resa drammatica dagli effetti del cambiamento climatico - ha affermato Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di The European House Ambrosetti - ci impongono in tempi rapidi un cambio di paradigma: il passaggio a una gestione circolare della risorsa idrica è la priorità.

Il modello - ha spiegato De Molli - si compone di 5 azioni riassunte nella formulazione delle 5R come Raccolta, Ripristino, Riuso, Recupero e Riduzione dei prelievi, dei consumi e delle perdite".

Tempi lunghi per la transizione

Sempre nel libro bianco, si legge che  per abilitare la transizione smart e digitale della filiera estesa dell'acqua è necessario tutelare maggiormente le infrastrutture idriche: anche a causa di investimenti limitati, il tasso di sostituzione delle reti idriche italiane (il 25% ha più di 50 anni) è di 3,8 metri per chilometri all'anno: a questo ritmo, sarebbero necessari 250 anni per la loro manutenzione completa. 

Se tutte le case avessero contatori smart meter rispetto all'attuale 4% (la media europea è del 49%) si potrebbero risparmiare fino a 2,4 miliardi di euro all'anno riducendo di 513,3 milioni di metri cubi la richiesta idrica (circa il 10% dei consumi idrici civili annuali).

Oggi, afferma lo studio, recuperiamo solo l'11% delle acque meteoriche che cadono in Italia e 1,3 milioni di cittadini, in particolare al Sud, non hanno un sistema di depurazione.

Inoltre, solo il 4% delle acque reflue prodotte in Italia è destinato al riutilizzo diretto, a fronte di un potenziale del 23%.

Allo stesso modo i fanghi di depurazione, che per il 53,4% sono destinati allo smaltimento quando potrebbero essere riutilizzati.

Redazione Cuoreeconomico
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