L'inflazione abbatte il commercio: "Nel 2023 a rischio chiusura 24.000 negozi"

Le associazioni di categoria preoccupate dopo l'abbassamento del clima di fiducia delle imprese registrato dall'Istat. Confesercenti: "La prossima manovra di bilancio dovrà concentrare le risorse da un lato a favore dei redditi delle famiglie, e quindi dei consumi, e dall'altro sostenendo le piccole imprese, quelle maggiormente colpite dalla crisi energetica e dalla stretta sul credito". Confcommercio: "In molti casi la domanda appare inadeguata a garantire livelli di attività soddisfacenti con scorte in aumento"
La sfida all'inflazione non è ancora vinta e probabilmente ci sarà ancora da fare i conti con altri rialzi. Lo ha già preannunciato Holzmann, membro del board della Bce. Intanto però il clima di incertezza monta.
Fra i cittadini, ma anche fra le imprese, che ad Agosto hanno già dato segnali di sfiducia, come indicato dalla rilevazione mensile dell'Istat, facendo registrare il dato più basso da Novembre 2022. Il polso della situazione difficile sono le associazioni di categoria.
L'allarme di Confesercenti
Secondo Confesercenti, "nei primi sei mesi dell'anno si è registrata per le imprese del commercio una sola apertura ogni due chiusure. Nel 2023, avverte in una nota, spariranno 24.000 negozi.
La frenata estiva - si legge - raffredda il clima di fiducia. Il dato di agosto evidenzia una valutazione abbastanza pessimistica sulla situazione economica, sia da parte dei consumatori ma soprattutto da parte delle imprese per le quali, l'indice si colloca ai minimi negli ultimi 10 mesi.
Particolarmente problematica - sottolinea l'associazione - la situazione delle piccole e medie imprese del commercio al dettaglio, il cui sentiment si riduce di oltre 5 punti in un mese.
Una sfiducia generata dal rallentamento dei consumi e dalle difficoltà del comparto, confermate dai dati relativi alle aperture e chiusure delle imprese nel commercio: nei primi due trimestri del 2023 c'è stata, in media, una sola apertura di impresa ogni due chiusure.
Uno squilibrio che ha portato alla scomparsa nella prima metà dell'anno di circa 11.800 esercizi commerciali, in particolare piccole imprese e negozi di vicinato.
E se il trend non dovesse cambiare, a fine anno stimiamo che spariranno circa 24.000 negozi. Un tessuto produttivo che si impoverisce sempre di più: in prospettiva, più che a una rigenerazione urbana assisteremo ad una vera e propria degenerazione urbana".
Anche a livello complessivo - spiega la Confesercenti - il quadro resta molto incerto. I dati recenti confermano che l'economia europea è entrata in una fase di stagnazione e le stime sul Pil italiano del secondo trimestre hanno evidenziato una crescita che resta vicina a zero.
"La prossima manovra di bilancio dovrà, perciò, conclude la nota, affrontare alcune sfide centrali, concentrando le risorse da un lato a favore dei redditi delle famiglie, e quindi dei consumi, e dall'altro sostenendo le piccole imprese, quelle maggiormente colpite dalla crisi energetica e dalla stretta sul credito, con interventi che ne favoriscano la competitività ed in un quadro normativo che non le penalizzi come avviene da decenni".
Confcommercio: peggioramento delle aspettative
Confcommercio sottolinea per bocca dell'Ufficio Studi invece come "Il dato di agosto sul clima di fiducia di famiglie e imprese è il riflesso di una situazione particolarmente incerta.
Se da un lato si cominciano ad avvertire gli effetti di una domanda, interna ed estera, in rallentamento, dall’altro le famiglie mantengono un atteggiamento meno negativo, legato alla tenuta della situazione economica familiare e ad aspettative di rientro dell’inflazione.
Più complessa appare la situazione sul versante delle imprese, che registrano un diffuso peggioramento delle aspettative. In molti casi la domanda appare inadeguata a garantire livelli di attività soddisfacenti con scorte in aumento.
Per contro non sembrano esserci concreti segnali di intenzioni di riduzione dei livelli occupazionali, a indicare come le imprese leggano ancora questa fase come un transitorio rallentamento.
La possibile tenuta dell’occupazione ed il contemporaneo e significativo ridimensionamento dei tassi di crescita dell’inflazione potrebbero contribuire a limitare il rallentamento dell’economia nei mesi finali del 2023 rendendo ancora possibile una crescita di poco superiore all’1 percento".
Redazione Cuoreeconomico
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