L'Istat certifica: è fuga dai mutui, la flessione più forte nel Nord-Est

L'aumento dei tassi di interesse e l'impennata delle rate fanno crollare anche i finanziamenti. Ma il mercato immobiliare tiene, anche sul fronte degli edifici commerciali. Non si prevede una discesa delle rate prima del 2024
Nel 2022 il mercato immobiliare italiano è cresciuto del 2,7% rispetto all’anno precedente, ma a trainare il settore sono solo i primi due trimestri: +10,1% e +6,4% rispetto allo stesso periodo del 2021; gli ultimi due trimestri segnano un calo del -1,0% e del -3,5%.
Lo rileva l’Istat. I mutui, i finanziamenti e le altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare calano nell’intero 2022 del 5,6%, con un tonfo del 17,2 negli ultimi tre mesi dell’anno.
Un dato che non stupisce, visto che l'aumento dei tassi di interesse sta rendendo estremamente difficile pagare le rate per le famiglie italiane e che la politica monetaria della Bce sta portando alle stelle le rate di quelli a tasso variabile.
Un quadro complesso, perchè si incastra con la generale riduzione del potere di acquisto degli italiani, che sta progressivamente spostando l'ago della bilancia verso gli affitti, con conseguenze non positive anche su questo fronte.
Crescita del settore abitativo, ma anche di quello economico
La crescita nel 2022 delle compravendite interessa sia il settore abitativo (+2,7%) sia l’economico (+3,2%). Le Isole (+10,9%), il Sud (+5,9%) e il Centro (+2,8%) sono le aree del Paese che sostengono il mercato delle abitazioni, mentre il Sud (+8%), il Centro (+6,8%) e il Nord-ovest (+5,0%) vantano i maggiori accordi business.
Il Nord-est, fa sapere l’istituto di statistica, è l’unica area geografica che segna valori in diminuzione in entrambi i settori (-2,0%).
Sul fronte dei mutui e dei finanziamenti, dettaglia l’Istat, la riduzione annuale del 5,6% è condizionata prevalentemente dalla contrazione registrata nel terzo e soprattutto nel quarto trimestre del 2022: rispettivamente -7,4% e -17,2% nel confronto con l’anno precedente (contro +3,6% nel primo trimestre e -0,9% nel secondo trimestre).
Il calo complessivo del 2022 riguarda tutto il territorio nazionale con flessioni più forti nel Nord-est (-8,8%) e nel Centro (-6,1%). Considerando i nuovi aumenti e stimando ulteriore rialzo, il rincaro della rata del mutuo a tasso variabile nel 2023 è di circa il 70%.
Le proiezioni: crescita ancora lunga
Si prevede che i tassi d’interesse sui mutui si stabilizzeranno non prima di fine 2024, intorno al 4%, con un’inflazione ancora alta nei prossimi anni: 5,5 nel 2023 e 3 nel 2024, 2 nel 2025. Ma tutto dipende ovviamente dalle decisioni sui tassi di interesse da parte della Bce.
Redazione Cuoreeconomico
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