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07/02/2024

L'Ocse vede un robusto calo dell'inflazione in Italia

Secondo l'organismo rollare dal 5,9 percento del 2023, all'1,8 percento del 2024, per poi risalire al 2,2 nel 2025. Ma avverte: "Fondamentale pensare alla crescita economica di medio e lungo termine. Le banche centrali seguano una politica monetaria prudente e i Governi lavorino per rilanciare gli scambi, migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e affrontare problemi comuni, in particolare i cambiamenti climatici"

L'Ocse vede l'inflazione in calo nel 2024 anche se non mancano rischi e incertezze legati alla crisi geopolitica, in particolare, in Medio Oriente e nel Mar Rosso. Secondo le Prospettive economiche dell'Ocse presentate  a Parigi, l'inflazione italiana dovrebbe crollare dal 5,9 percento del 2023, all'1,8 percento del 2024, per poi risalire al 2,2 nel 2025.

Quanto al Pil, dovrebbe restare invariato, al +0,7 percento, nel 2024 per poi salire dell'1,2 percento nel 2025, invariato rispetto alle precedenti stime di novembre. "Il principale messaggio che rivolgo all'Italia è pensare alla crescita economica di medio e lungo termine": ha detto la capoeconomista dell'Ocse, Clare Lombardelli, in conferenza stampa a Parigi.

Banche centrali siano prudenti

In un Paese ad ''alto debito", ha aggiunto l'esperta rispondendo ad una domanda sul nostro Paese, è necessario proseguire il processo di ''consolidamento'' dei conti pubblici nonché l'attuazione del Pnrr.

Nella fotografia realizzata dall'Economic Outlook, l'economia mondiale frena leggermente quest'anno, al +2,9%, contro il +3,1% dell'anno scorso, per poi risalire al +3 percento nel 2025.

"La crescita ha resistito e prevediamo un rientro dell'inflazione al livello degli obiettivi fissati dalle banche centrali entro fine 2025 in gran parte delle economie del G20", dice il segretario generale dell'Ocse, Mathias Cormann, invitando tuttavia le "banche centrali a continuare a condurre una politica monetaria prudente, anche se quest'anno potrebbero cominciare a ridurre i tassi, a condizione che prosegua il calo dell'inflazione".

Le minacce all'orizzonte

Cormann invita inoltre gli Stati a "raddoppiare gli sforzi per contenere l'aumento della spesa" e a "lavorare insieme per rilanciare gli scambi, migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento e affrontare problemi comuni, in particolare i cambiamenti climatici".

Per l'organismo incaricato dello sviluppo e la cooperazione economica internazionale, le tensioni attuali, a cominciare dalla situazione in Medio Oriente e nel Mar Rosso, restano comunque fonte di ''grande incertezza".

Le "minacce che pesano sul trasporto marittimo nel Mar Rosso - si sottolinea nel rapporto presentato a Parigi - hanno gonfiato i costi e allungato i termini di consegna dei fornitori.

In caso di escalation - avverte l'organismo - questi fattori potrebbero tradursi con nuove tensioni sul prezzo dei beni e mettere in pericolo l'attesa ripresa".

Oltre ai ribelli Houti, l'Ocse sorveglia da vicino anche gli sviluppi della guerra scoppiata dopo l'attacco di Hamas contro Israele, il 7 ottobre scorso: "Il conflitto in Medio Oriente potrebbe minacciare l'approvvigionamento energetico'', dichiara Lombardelli, nel primo giorno di visita del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, per incoraggiare una tregua tra le due parti.

La situazione a livello mondiale

Quest'anno, secondo l'Ocse, la crescita mondiale verrà sostenuta dalla progressione del Pil Usa, stimato al +2,1 percento, contro il +1,5 di novembre.

Quanto al Pil della zona euro, dopo il +0,5 percento del 2023, dovrebbe aumentare quest'anno dello 0,6 percento (0,2 punti in meno rispetto alle previsioni di novembre a causa, in particolare, dei risultati peggiori del previsto in Germania e Francia) e dell'1,3 percento nel 2025.

Redazione Cuoreeconomico
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