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24/01/2023

La bietola da zucchero marchigiana spicca il volo

Coldiretti Marche traccia il punto della situazione con gli agricoltori. La presidente Gardoni: “Diversificazione delle colture ha contribuito al successo”. E le prospettive per il 2023 sono altrettanto buone

Obiettivi raggiunti nonostante un’annata davvero difficile. È un bilancio positivo quello tracciato da Coldiretti Marche rispetto alla campagna della bietola da zucchero che ha visto impegnate circa 150 aziende agricole su 1.369 ettari (270 coltivati con metodo biologico).

Già si guarda avanti alla campagna 2023 che già da ora può contare sugli stessi ettari del 2022 e la consapevolezza che la sfida per lo zucchero 100% Made in Italy è già vinta.

“Eravamo convinti del fatto che il ritorno della barbabietola qui nelle Marche potesse rappresentare un’opportunità di diversificazione delle colture e di nuovo reddito per le aziende - spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche - I dati di questi anni ci dicono che avevamo ragione.

Premiato l’impegno degli agricoltori marchigiani

Risultati arrivati anche per merito degli agricoltori marchigiani: è grazie alla loro esperienza se anche una stagione contraddistinta come quella passata da siccità e alte temperature è stata affrontata. La scorsa estate la produttività è stata messa a dura prova ma i coltivatori hanno saputo comunque mantenere gli obiettivi prefissati.

Una filiera tutta italiana che cresce

Nei giorni scorsi gli agricoltori si sono incontrati con i vertici di Coldiretti, presenti la presidente Gardoni e il direttore Alberto Frau, e con Coprob, l’unico produttore cooperativo di zucchero con una filiera tutta italiana dopo che la produzione, a metà anni 2000, era stata abbandonata.

Oggi invece il settore si sta consolidando e i margini di crescita del mercato sono davvero concreti. Quello delle zucchero 100% Made in Italy non è un ritorno al passato ma una richiesta da parte di un mercato sempre più attento alla sostenibilità e all’etica che preferisce un prodotto nazionale anziché acquistarne da Paesi che sfruttano la manodopera o utilizzano prodotti chimici nocivi e proibiti in Italia.

Redazione Cuoreeconomico
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