La filiera del packaging e le nuove normative Ue: "Transizione ecologica, ma attenzione al settore"

Le imprese del settore imballaggi si sono confrontate in un evento sul nuovo regolamento organizzato da Amaplast e Ucima. Ravazzolo (Confindustria): "Non accettiamo lo spostamento di paradigma del nuovo regolamento europeo dal riciclo al riuso". De Carlo (FdI): "No a criminalizzazione plastica"
La sede dell'azienda di macchine confezionatrici per alimenti e bevande Galdi a Postioma (Treviso) ha ospitato un evento organizzato da Amaplast (Associazione Nazionale Costruttori di Macchine e Stampi per Materie Plastiche e Gomma) e Ucima (Unione Costruttori Italiani di Macchine Automatiche per il Confezionamento e l'Imballaggio) dal titolo "Regolamento imballaggi e impatto per la filiera del packaging", che ha visto sul palco i protagonisti della filiera del packaging e le istituzioni confrontarsi sulle diverse criticità delle normative del nuovo regolamento per gli imballaggi e sulle diverse strategie messe in atto. Oltre 150 le aziende presenti, dal vivo o collegate da remoto.
Cambiamento ma chiarezza
"Noi non siamo contro il cambiamento. - ha dichiarato Riccardo Cavanna, presidente di Ucima - Il problema è che questo regolamento sta creando confusione.
Noi abbiamo avuto sempre un ruolo da protagonisti nel portare la filiera a raggiungere importanti risultati in termini di circular economy, ma abbiamo bisogno di un approccio concreto e che valorizzi il percorso intrapreso finora. L'obiettivo comune è la salvaguardia del nostro Pianeta".
"La fattibilità tecnica del nuovo regolamento non è un aspetto da poco e va valutata attentamente - ha aggiunto Dario Previero, presidente di Amaplast -. Fare fronte comune tra associazioni ha lo scopo di poter dar voce alle perplessità delle aziende e poter lavorare per la miglior soluzione possibile".
Marco Ravazzolo (Confindustria - Politiche industriali e per la sostenibilità) ha dichiarato: "Non accettiamo lo spostamento di paradigma del nuovo regolamento europeo dal riciclo al riuso.
È un approccio non suffragato da dati scientifici. Un esempio: il massivo uso di acqua per permettere il riutilizzo". Lo stesso presidente di Confindustria Bonomi aveva sottolineato il rischio di impatto insostenibile per le filiere del settore.
Il senatore Luca De Carlo (FdI), presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare a Palazzo Madama, ha aggiunto: "Non bisogna farsi intimorire da mode ideologiche che criminalizzano la plastica. L'Italia rappresenta un modello per il riciclo, va difeso".
Lo sguardo poi si è ampliato, presentando il punto di vista di Francesca Stevens, Segretario Generale Europen (The European Organization for Packaging and the Environment): "In Italia c'è grande attivismo da parte di Confindustria e del governo per difendere le istanze della filiera italiana del packaging.
Da altri paesi le resistenze sono più morbide, ma serve coesione da parte di tutti perché la strada che si sta percorrendo è rischiosa per molti aspetti".
Il punto di vista degli imprenditori
In seguito hanno preso la parola gli imprenditori, che insieme a Giflex - Gruppo Imballaggio Flessibile, si sono confrontati sulle criticità delle normative nei rispettivi settori durante una tavola rotonda.
"Credo che questo regolamento - ha sostenuto Alberto Palaveri, Presidente di Giflex - non acceleri lo sviluppo, ma bensì lo freni. Il rischio è ritrovarsi le nostre aziende più povere e i consumatori meno tutelati sotto il profilo della sicurezza".
Walter Bertin, Presidente e amministratore delegato di Labomar Spa, in linea con quanto sostenuto da Palaveri ha evidenziato i risultati già ottenuti: "Ci sono prodotti in commercio che già implicano un basso impatto ambientale, basato sul riciclo. È rischioso rimettere in discussione anni di sviluppo".
Alessandro Lazzarin, presidente di Latteria del Montello (Nonno Nanni), ha messo in luce l'importanza di questo genere di eventi: "Con la nostra azienda siamo molto attenti a quel che sta succedendo perché le norme del regolamento impattano notevolmente sul modo di fare sviluppo. In questa fase serve più chiarezza e ben vengano questi incontri".
Redazione Cuoreeconomico
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