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27/07/2023

La sfida di Cna Veneto: rendere un volano le aree periferiche

(Moreno De Col, presidente Cna Veneto)

Presentato il rapporto dell’osservatorio sull’economia territoriale. Il presidente De Col: “L’abbandono di questi luoghi rappresenta una pesante perdita di competenze e professionalità anche per l’artigianato. Necessarie politiche in grado di favorire la presenza dei giovani in queste aree restituendo centralità alle realtà periferiche”. Ciambetti (Regione Veneto): “Le aree marginali, rappresentano una questione strategica, un vero banco di prova, che sta investendo non solo il Veneto o l’Italia”

E’ stato presentato il 27 Luglio a Venezia a Palazzo Ferro Fini sede del Consiglio Regionale Veneto il rapporto redatto dall’Osservatorio Economia e Territorio della Cna Veneto sul tema “Centralità periferica, sostenibilità e qualità delle aree interne in Veneto”.

Sono intervenuti il presidente del Consiglio Regionale del Veneto Roberto Ciambetti e i vertici di Cna Veneto – il presidente Moreno De Col e il segretario Matteo Ribon, Alberto Cestari ricercatore del Centro Studi Sintesi, ha illustrato i dati emersi dallo Studio. Presenti anche diversi consiglieri regionali di vari gruppi politici.

Il ruolo delle aree periferiche in Veneto

Una parte del territorio veneto si connota per un’organizzazione spaziale fondata su “centri minori”, spesso di piccole dimensioni che, in molti casi, sono in grado di garantire ad imprese e residenti, soltanto una limitata accessibilità ai servizi essenziali.

Tuttavia le specificità di questo territorio – che possono essere riassunte con l’espressione “Aree Interne” identificate in termini di tempo medi ed effettivi di percorrenza stradale necessari per raggiungere i «Poli», vale a dire Comuni o gruppi di Comuni e servizi essenziali (Istruzione, Sanità, Trasporti) – richiedono una strategia e una politica territoriale volte a migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e a incrementare le opportunità di crescita economica nei territori interni e a rischio marginalizzazione, con l’obiettivo di invertire l’attuale tendenza allo spopolamento.

In Veneto le Aree periferiche interessano 43 comuni per una superficie territoriale pari a 2.742 chilometri quadati; i 92.550 abitanti rappresentano circa il 2 percento della popolazione regionale (1,9%).

In questi territori insistono 14.005 imprese attive (il 2,6) con 35.081 addetti. La attività di queste imprese rappresenta l’1,3 del valore aggiunto, pari a 990 milioni di euro.

Queste aree sono indentificate nelle zone montane per l’81,3%, 17  in pianura e 1,7 in collina. Aree di forte valenza paesaggistica, naturalistica e di indubbio valore turistico che tuttavia, dal punto di vista socio-economico sono interessate da problematiche importanti quali un deciso calo demografico in flessione del 7,3% nel decennio 2012-2022; un naturale fenomeno di invecchiamento della popolazione che nel territorio si manifesta con una maggiore intensità (indice di vecchiaia pari al 271,8%) e una carenza di opportunità di crescita e lavorative che hanno spinto i residenti in età lavorativa a lasciare questi luoghi: il decremento della popolazione giovane ha influito negativamente sulla natalità, con un saldo naturale in netto peggioramento (dal -2,7 per mille del 2002 al -7,7 per mille del 2021).

Lo scenario economico collegato

Lo scenario economico analizzato tenendo conto di questi fenomeni evidenzia come le Aree periferiche del Veneto, per quanto riguarda le imprese, abbiano subito una flessione relativamente modesta dello 0,8%.

Le specializzazioni settoriali riguardano soprattutto agricoltura, turismo/ristorazione e Costruzioni. Va inoltre sottolineato come in queste zone l’artigianato rivesta un ruolo importante nel sistema economico locale: in questi territori, infatti, la quota imprese artigiane è superiore di 10 punti percentuali rispetto ai poli urbani.

In particolar modo proprio per la vocazione fortemente legata allaArtigianato, le aree periferiche rivestono un ruolo di cruciale importanza per la salvaguardia e la tenuta complessiva del territorio.

Le azioni di contrasto allo spopolamento, pertanto, assumono un’importanza strategica per l’intero Paese, indirizzo opportunamente sostenuto attraverso la Strategia Nazionale delle Aree Interne (Snai).

Le parole delle istituzioni

Come presidente del Consiglio regionale - ha salutato Roberto Ciambetti - e come membro del Comitato delle Regioni a Bruxelles e componente della Commissione Nat che segue, tra l’altro, le problematiche dell’ambiente, protezione civile, del turismo, dell’agricoltura, non posso che salutare con estremo interesse questa iniziativa di Cna Veneto che, peraltro, deve essere inserita in un contesto ampio di riflessione.

Le aree marginali rappresentano una questione strategica, un vero banco di prova, che sta investendo  non solo il Veneto o l’Italia che dal secondo Dopoguerra ad oggi ha visto un progressivo impoverimento di queste aree con la diminuzione della popolazione residente, calo dei livelli occupazionali, e, soprattutto abbattimento nell'offerta di servizi, processi questi che vanno sommati ad altri fenomeni soprattutto in campo ambientale ad esempio l’avanzare delle aree incolte o abbandonate  sino al dissesto idrogeologico male drammatico del nostro Paese.

Il vero e profondo senso dello Studio presentato è, secondo la nostra Costituzione, rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Nell’ambito montano o collinare nel nostro Veneto, queste aree non hanno conosciuto tali dinamiche, anzi sono state via via impoverite. Qui gli ostacoli non sono stati rimossi: rammentiamo tutti le polemiche sulla chiusura degli uffici Postali, la rarefazione degli sportelli bancari, la chiusura dei piccoli negozi di vicinato nei centri minori.

È necessario rafforzare e sostenere l’agricoltura e le piccole comunità ed attività economiche locali a partire dall’artigianato o dal piccolo commercio, sviluppando il turismo sostenibile.

Il tema affrontato è veramente strategico e riguarda tutti, perché le sfide delle realtà in cui vivono cittadini che non hanno accesso a servizi, dall’assistenza sanitaria all’educazione, l’accesso alle tecnologie e via discorrendo e vivono quindi in condizioni di evidente svantaggio possono replicarsi, con esiti ben più drammatici, anche nelle nostre città”.

LEGGI LA NOSTRA INTERVISTA A MORENO DE COL

De Col: lottare contro lo spopolamento

Il progressivo abbandono di questi luoghi ubicati in maggior numero nelle zone montane e pedemontane del Veneto – ha detto il presidente di Cna Veneto Moreno De Colsia dal punto di vista demografico, sia imprenditoriale rappresenta, oltre che una pesante perdita per quanto riguarda competenze e professionalità legate all’artigianato e a diverse e strategiche filiere, una minaccia per l’assetto idrogeologico, con potenziali effetti negativi anche a valle.

In questo contesto, la vocazione agricola delle aree periferiche va salvaguardata e consolidata, non solo come concreta opportunità di sviluppo, ma anche in qualità di prezioso presidio del territorio; allo stesso modo la potenzialità di queste aree va senz’altro letta quale attivatore di micro-filiere turistiche con la prospettiva di attrarre imprenditorialità e nuova residenzialità.

Non si tratta di richiamare grandi flussi di turisti attraverso grandi eventi o nuove attrazioni, bensì di gestire un numero crescente di visitatori attirati da piccole eccellenze locali legate appunto anche alle piccole e micro imprese artigiane presenti, organizzando secondo una visione globale e sistemica l’accessibilità e l’ospitalità in maniera equilibrata, nel rispetto della fragilità dell’ecosistema locale”.

La valorizzazione della vocazione turistica delle aree periferiche può avvenire anche intercettando i flussi di attraversamento del territorio, con indubbio beneficio per le attività commerciali e artigianali locali che possono offrire servizi dedicati e assistenza ai turisti (ricettività, ristorazione e bar, piccoli negozi di alimentari, assistenza tecnica alle biciclette).

Le risorse naturali e paesaggistiche, fattori chiave per l’economia turistica, non bastano tuttavia ad invertire la rotta che da qualche decennio sta facendo scivolare questi territori verso un destino di crescente marginalità.

Occorre favorire le condizioni per rendere appetibile l’idea di vivere nelle aree periferiche, in primis assicurando i servizi di welfare. Il progressivo aumento della marginalità delle aree periferiche rischia, a causa della mancanza dei servizi essenziali, di complicare ulteriormente una situazione già difficile.

Necessario quindi poter contare su politiche incentrate su importanti azioni di valorizzazione di queste aree anche per offrire potenzialità di lavoro per i giovani”.

Redazione Cuoreeconomico
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