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12/04/2023

L’artigianato veneto non risente della Brexit: oltre 3 miliardi di export verso il Regno Unito

(Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto)

Il dato è di Confartigianato Imprese Veneto: nonostante l’uscita dalla Ue, Gran Bretagna ancora quinto mercato per l’export del settore. Germania sempre in testa, mentre fra i paesi extra unione, dominano gli Usa

Nel corso del 2022, le imprese manifatturiere venete hanno esportato, verso il Regno Unito,  3.607.000.000 di euro. Un risultato straordinario che si avvicina molto ai 3,7 miliardi esportati nel 2019 (-3,1%), anno boom per la  regione.

Imprese straordinarie e prodotti altrettanto straordinari sono stati più forti della brexit - commenta Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto -. Facendo un bilancio a tre anni dall’uscita dell’Inghilterra dal mercato comune europeo, sembra proprio che gli anglosassoni non possano fare a meno dei prodotti made in Veneto.

La Gran Bretagna è ancora il 5° Paese di destinazione delle nostre merci. Nel 2020 e nel 2021 le nostre esportazioni sono effettivamente calate -senza mai scendere però sotto la soglia dei 3 miliardi di euro- ma più per la pandemia e per la guerra che per le difficoltà doganali.

Sono solo due i comparti che stanno ancora soffrendo: gli articoli di abbigliamento (anche in pelle e in pelliccia) e gli Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili.

Il primo è quasi dimezzato rispetto al 2019 (-47,2%), il secondo perde il -29,4%. Ma nel frattempo le nostre imprese, grazie anche al grande lavoro di accompagnamento fatto dalle nostre associazioni, hanno trovato nuove destinazioni per i loro prodotti.

Gli articoli in pelle esportati nel mondo hanno infatti raggiunto, nel 2022, il valore di 6.260.000.000di euro (+10,1%) e l’abbigliamento è cresciuto del +15,6% arrivando a quasi 4 miliardi e mezzo”.      

Il quadro generale veneto

Complessivamente il manifatturiero regionale ha esportato nel 2022 per 79.581,3 milioni di euro (il 13,4% del totale export manifatturiero italiano), confermando la 3. posizione nel ranking nazionale. Il primato spetta sempre alla Lombardia con un valore pari al 26,5%, seguita dall’Emilia Romagna, con il 13,8%.

L’export si conferma quindi un fattore driver dell’economia del nostra Regione: +15,5% rispetto al 2021 e +36,1% rispetto al 2020. Va però evidenziato che l'incremento del valore delle nostre esportazioni è influenzato anche dall'aumento prezzi materie prime, oltre che da un maggior volume di vendite.

Guardando ai principali paesi di destinazione, la Germania si conferma il principale mercato di sbocco (vale il 13,7% del totale export manifatturiero regionale) con un aumento di +14,1% rispetto al 2021.

In aumento anche gli altri principali paesi di destinazione UE27 Post Brexit: le crescite più marcate hanno riguardato i mercati di Austria (+22,9%), Paesi Bassi (+19,2%), Polonia (+17,8%) e Francia (+17,6%). Gli Stati Uniti si confermano il  principale partner Extra UE27 Post Brexit (9,9% del totale export manifatturiero regionale, con una crescita di +25,3%).

La Russia, nonostante il conflitto con l’Ucraina, rimane uno dei principali paesi di destinazione (1,4% del totale export manifatturiero regionale), pur in contrazione di -16,4% rispetto al 2021.

Artigianato veneto resiliente

Nel dettaglio dei settori di attività economica, rileviamo che quelli che hanno contribuito maggiormente all’export veneto si confermano essere: macchinari ed apparecchiature nca (19,0%), prodotti delle altre industrie manifatturiere (10,6%), apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (8,2%) e articoli in pelle - escluso abbigliamento e simili (7,9%).

Stiamo navigando in acque internazionali agitate - prosegue Boschetto - ma abbiamo una “flotta” ben equipaggiata, anche se, dopo anni di pandemia, con una guerra in corso, disordini sociali sparsi in tutto il mondo, l’asset più prezioso che auspichiamo è sicuramente la pace.

In tema di brexit - conclude - bene il recente disgelo tra Ue e Regno Unito il cosiddetto "Windsor Framework" che potrebbe contribuire a migliorare di molto il nostro interscambio”.

Redazione Cuoreeconomico
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