Le cooperative di comunità contro il gap fra Stato e mercato: "Ma ora serve legge nazionale"

(Massimiliano Monetti, vice presidente Confcoperative Habitat)
Il prossimo 3 ottobre a Roma Confcooperative Habitat organizza un evento su questa nuova modalità cooperativa, presentando esempi virtuosi e lanciando il percorso che porti al superamento delle tante legislazioni regionali che frammentano il settore. Il vice presidente Monetti a CUOREECONOMICO: "Una normativa nazionale significherebbe avere una visione chiara di Paese, recuperare quelle aree che non sono ad alta intensità, ma che esprimono qualità della vita, giacimenti culturali e realtà agricole importanti. Sono strategiche per ridurre la frattura fra chi sta bene e chi meno"
Le cooperative di comunità come alternativa ad un quadro economico sempre più complesso nel quale l'aggregazione non solo di imprese, ma anche di varie realtà può contribuire al salvataggio o alla rinascita commerciale di interi territori, in particolare di quelli che con un termine ombrello si potrebbero definire "altri": borghi ai margini, periferie, aree fragili, città del Sud, ma anche di montagna, o sperdute o semplicemente non performanti in base alle categorizzazioni o unità di valutazione che dominano il mercato.
In questo ambito stanno prendendo forma le cooperative di comunità, sempre più strumento fondamentale per la costruzione dell'economia, perchè capaci di mettere a valore i patrimoni locali partendo da chi abita i luoghi vero capitale capace di generare qualità della vita, bellezza, cultura, benessere e tanto valore aggiunto per il prodotto italiano nel Mondo.
Cooperative nelle quali l'io diventa "noi", come il titolo dell'evento che a Roma il prossimo 3 ottobre si propone di presentare questa realtà portando anche alla luce alcuni esempi virtuosi, nel dettaglio quello di Sciacca, ambito urbano da 15.000 abitanti, dove la cooperativa di comunità opera partendo dal turismo e quello di Ostana (Cuneo), sul Monviso, i cui 83 abitanti usufruiscono di una realtà che si occupa soprattutto di cultura e servizi.
L'evento
L'evento del 3 ottobre "Quando io diventa noi", in programma al Palazzo della Cooperazione alle 10.30 e coordinato da Enrico Casalini, conduttore di "Generazione bellezza" su Rai vedrà alternarsi al microfono oltre a Massimiliano Monetti, vice presidente Confcoperative Habitat, che organizza l'iniziativa; Maria Vittoria Ventura, responsabile ufficio promozione attuazione e affari societari di FondoSviluppo; i responsabili delle cooperative Viso a Viso di Ostana (Laura Cantarella e Martha Quiroz) e Identità e Bellezza di Sciacca (Viviana Rizzuto e Alberto Santangelo); Giovanni Tenneggi, responsabile della promozione Cooperative di Comunità di Confcooperative; l'arcivescovo di Benevento Felice Accrocca, coordinatore delle aree interne della Cei; don Marco Paniello, direttore della Caritas; Vincenzo Luciano, vicepresidente di Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità ed Enti Montani); Alessandra Bonfanti; responsabile nazionale piccoli comuni di Legambiente; Antonino Laspina, presidente di Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) ed il sottosegretario al ministero delle imprese Massimo Bitonci, con le conclusioni a cura del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini.
"L'obiettivo - sottolinea Confcooperative Habitat - è di aggregare tutte queste esperienze, diverse ma unite dal medesimo approccio, in un patto condiviso, per sostenere l’iter di approvazione di un nuovo disegno di legge nazionale che riconosca e abiliti le cooperative di comunità, consentendo a queste imprese di operare in scenari complessi con strumenti adeguati e compatibili all’azione non solo economica ma anche sociale e colmare così lo spazio vuoto tra le logiche del Mercato e dello Stato.
Sarà un incontro di conoscenza, di ascolto e di allineamento comune sulle strategie per uno sviluppo sostenibile del nostro Paese".
Uniti per il territorio
Massimiliano Monetti, vice presidente Confcoperative Habitat, sottolinea a CUOREECONOMICO: "Le cooperative di comunità sono una forma di cooperazione che si va sempre più consolidando. Nascono come cooperative sociali, agricole o di lavoro, ma si differenziano da esse perchè la cooperativa è partecipata.
Sono, nello specifico, non soci "normali", bensì abitanti del territorio che si mettono insieme e costruiscono una cooperativa in forma sociale, ma il loro scopo è fare una cooperativa di territorio, per il soddisfacimento non del proprio ambito di azione bensì di quello della comunità.
Se in un Paese di 300 abitanti, 40 di questi si mettono insieme per sviluppare welfare, turismo, cultura e così via, in una impresa multisettoriale, che agisce su diversi piani.
Quella cooperativa fa quello che c'è bisogno per il territorio, quindi agisce non in un settore soltanto in quanto è l'unica realtà del territorio. In questo modo fare impresa è sicuramente più complesso, ma è quello che serve ai territori poveri.
Questi ambiti territoriali dove operano le cooperative di comunità sfruttano ovviamente regole diverse da quelle di mercato".
Il ruolo della cooperazione contro il gap territoriale
"Le crisi succedutesi negli ultimi anni - sottolinea Confcooperative Habitat - hanno acuito diseguaglianze e fratture nel tessuto già compromesso del Paese, innescando nuovi preoccupanti processi di disgregazione e allargando il divario tra Mercato e Stato, accomunati dall'incapacità di dare risposte a crescenti esigenze e nuovi bisogni.
Questo scollamento acuisce, non tanto le ampie distanze tra nord e sud, ma quelle tra centro e periferia, tra costa e interno, tra metropoli e territorio vasto".
In tutta Italia la cooperazione di comunità da anni è la risposta a questi bisogni delle aree fragili e spesso dimenticate perchè lontane dalle logiche del mercato ma anche senza intervento statale.
Questa nuova forma cooperativa è un nuovo modello economico in connessione tra l’individuo e la propria comunità, in relazione diretta con il territorio che abita. Una forma di impresa capace di connettere il Paese e di ridurre le differenze tra i territori, mitigando le diseguaglianze e ricucendo le differenze sociali.
Proprio la partecipazione dei cittadini è fondamentale perchè sono loro ad avere il polso di cosa serve al paese e quindi come evitare che il gap si allarghi.
La richiesta di una legge nazionale
"Noi invochiamo una legge nazionale - dice Monetti - perchè significherebbe avere una visione chiara di Paese: recuperare quelle aree che non sono ad alta intensità, ma che esprimono qualità della vita, giacimenti culturali e realtà agricole importanti. Sono strategiche per ridurre la frattura fra chi sta bene e chi meno".
Questo perchè, nonostante in crescita, il fenomeno è regolato solo da leggi regionali. Segno evidente, sottolinea Confcooperative "del valore strategico riconosciuto non solo dalle istituzioni locali ma anche da enti e organizzazioni pronte a sostenere una realtà in divenire che fa della sperimentazione la propria cifra di sfida e sopravvive eroicamente al fare economia in condizioni sfavorevoli, in ambiti complessi a elevato rischio di fallimento di mercato".
Ma tante leggi regionali significano anche una frammentazione normativa, per superare la quale occorre una legislazione nazionale, "che abiliti le cooperative di comunità con strumentazioni idonee a esercitare il difficile ruolo di costruttori di valore in ambiti territoriali complessi".
Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)
Per inviare comunicati stampa alla Redazione di CUOREECONOMICO: cuoreeconomico@esg89.com
WHATSAPP Redazione CUOREECONOMICO: 327 70234751
Per Info, Contatti e Pubblicità scrivere a: customer@esg89.com










