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29/08/2023

L’inflazione manda i prezzi alle stelle e il vino italiano resta in cantina

(Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini)

L’osservatorio Uiv-Vinitaly sottolinea come l’export verso i Paesi extra Ue faccia segnare una flessione con una giacenza di 45,5 milioni di ettolitri ed una eccedenza del 4,5%. Frescobaldi: “Abbassare i prezzi rischia di diventare un boomerang e favorire i competitors”

Record di stock in cantina a fine luglio ed export verso i Paesi extra-Ue in peggioramento - specie negli Stati Uniti - per le imprese italiane del vino. Lo rileva l'Osservatorio Uiv-Vinitaly che ha elaborato i dati di Cantina Italia sulle giacenze e i numeri sulle vendite nei Paesi terzi relative al 1 semestre di quest'anno secondo le ultime rilevazioni delle dogane.

L'analisi Uiv e Vinitaly sottolinea che la vendemmia 2023 si apre con una giacenza di vino in cantina pari a 45,5 milioni di ettolitri, l'equivalente di oltre 6 miliardi di potenziali bottiglie da 0,75/litri.

Il dato riflette un'eccedenza dello 4,5 percento rispetto al pari periodo dello scorso anno a causa in particolare di un incremento senza precedenti degli stock per i vini di maggior qualità, con le Dop a +9,9 percento sull'ultima rilevazione pre-vendemmiale del 2022.

Contrazione dell’export

La domanda extra-europea nel primo semestre è in ulteriore contrazione: tra i top 10 buyer - che assieme rappresentano circa l'85 percento del mercato extra comunitario - le esportazioni a volume sono positive solo per la destinazione russa, con cali quantitativi in doppia cifra per Stati Uniti, Canada, Giappone, Norvegia, Cina e Corea del Sud. 

Complessivamente la riduzione tendenziale nella prima metà dell'anno segna un -9 percento a volume e un -5 a valore, con gli spumanti giù del 13 percento e i fermi imbottigliati inchiodati a -5.

Per entrambe le tipologie, il trend a valore indica un gap del 4 percento, ma mentre per gli sparkling l'aumento del prezzo medio è in linea con il surplus dei costi produttivi (+10), lo stesso non si può dire per i fermi (+1).

Congiuntura nel mirino

Per il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, "sulla prossima vendemmia - la cui paventata forte contrazione è ancora tutta da verificare - pesa una congiuntura che si sta manifestando in tutta la sua complessità.

Comprendiamo la volontà da parte delle nostre imprese di mantenere le quote di mercato, ma abbassare i prezzi - come per esempio con i rossi sfusi in Germania, che stanno scendendo verso le quotazioni spagnole a circa 50 centesimi/litro - rischia di diventare un pericoloso boomerang una volta fuori dalla crisi di potere di acquisto che coinvolge anche i nostri competitor".

"A tal proposito - ha concluso Frescobaldi - il fenomeno crescente dei prodotti a private label e gli imbottigliamenti del nostro vino fuori dall'Italia contribuiscono all'erosione del valore aggiunto".

Confermato il 2023 difficile

Per l'ad di Veronafiere, Maurizio Danese: "L'Osservatorio aveva previsto un 2023 difficile, ciò si sta verificando nonostante l'economia globale abbia per ora tenuto lontano buona parte delle nubi recessive.

Ciò che può fare Vinitaly è intensificare la costruzione di ponti commerciali con l'estero, in particolare nelle relazioni con i mercati extra-Ue, a partire da quello americano dove saremo partner della Camera di Commercio di Chicago per l'International Wine Expo.

Da settembre a dicembre abbiamo infatti in programma una nuova campagna di internazionalizzazione con 25 appuntamenti in 15 Paesi e 4 Continenti.

Da una parte per rifinire ulteriormente l'incoming per la prossima edizione veronese, dall'altra per garantire b2b direttamente sulle piazze estere".

Redazione Cuoreeconomico
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