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23/03/2023

L’Italia e la sfida del Fit for 55, Bonomi: “Transizione sia neutrale o avrà costi sociali”

Presentato lo studio sull’impatto economico del programma di decarbonizzazione europeo: investimenti per oltre 1000 miliardi: “Ma serve una visione strategica”. Il presidente degli industriali: “Se si sceglie una tecnologia spiazzi interi filiere industriali. Se fai delle scelte devi avere anche il coraggio di dire quante persone lasci a casa e come le sostieni”

Una visione strategica che coniughi decarbonizzazione e sviluppo industriale e che sia anche in grado di salvaguardare l’occupazione, in modo da ridurre i costi sociali della transizione.

Questo lo scenario che Confindustria ha disegnato nell’ambito della presentazione dello studio sulle valutazioni di impatto economico degli obiettivi Fit for 55 per l’Italia.

Gli obiettivi delle politiche europee su energia e clima per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 – Green Deal e Pacchetto “Fit for 55” –, secondo l’associazione degli industriali, sono destinati a produrre un profondo impatto strutturale sul sistema economico-produttivo europeo ed italiano, cambiando radicalmente le modalità con le quali si produce e si consuma l’energia. Per questo bisogna lavorare ad un piano che abbia linee chiare.

Confindustria lo ha elaborato con il contributo delle associazioni del sistema e in collaborazione con Rse (Ricerca Sistema Energetico): “Il nuovo scenario costituisce - spiega l’associazione - costituisce la base con la quale dovrà essere aggiornato e redatto il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, che tutti gli Stati Membri dovranno sottoporre a Bruxelles entro la fine dell’anno”.

Il quadro generale

L’analisi fornisce una prima valutazione della proposta “Fit for 55” con l’obiettivo di valutare un percorso di decarbonizzazione alternativo che, pur raggiungendo la stessa riduzione di emissioni di gas serra, attraverso un uso efficiente delle risorse economiche, possa favorire lo sviluppo del tessuto industriale, tutelare la competitività internazionale delle imprese italiane, nonché contenere ulteriormente il costo sociale della transizione.

Assumersi la responsabilità delle scelte

Parlando a margine dell’evento, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi spiega: “La transizione ecologica deve essere neutrale perché altrimenti rischia di avere impatti sociali e occupazionali.

Se si sceglie una tecnologia spiazzi interi filiere industriali. Se fai delle scelte devi avere anche il coraggio di dire quante persone lasci a casa e come le sostieni. Facile dire 'vai in quella direzione' e poi dimentichi tutto il resto".

Bonomi fa un esempio concreto. "L'Europa ha chiesto per lungo tempo il riciclo, e l'Italia è diventata leader mondiale nel riciclo. Poi quest'anno dice, il riciclo non va bene andiamo sul riuso".

Il leader degli industriali aggiunge che "l'industria non è il problema ma è la soluzione: la ricerca l'innovazione le tecnologie per affrontare la sostenibilità nascono nell'industria.

Noi diciamo che è giusta e ineludibile la sostenibilità ambientale ma non può tener conto della sostenibilità sociale che sono entrambi legate dalla sostenibilità economica".

Per il presidente di Confindustria serve dunque "neutralità tecnologica: tu dimmi che obiettivo vuoi raggiungere poi sta a me dire con quale tecnologia arrivarci. Questo stimola investimenti, innovazione, tecnologia”.

Lo studio: stimoli possibili per 1.976 miliardi

Nello scenario Confindustria, l’introduzione del singolo vincolo sulle emissioni porta ad una configurazione al 2030 con obiettivi meno sfidanti in termini di efficienza energetica e a un maggiore sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili rispetto al percorso tracciato per lo scenario FF55.

La realizzazione degli investimenti  volti a sostenere la domanda e gli incentivi promossi al fine di rilanciare l’offerta di tecnologie ammonterebbe a 1.120,7 miliardi di euro, con un incremento della produzione pari a 1.976,1 miliardi di euro (+4,7% medio annuo, 1.645,3 miliardi al netto dei beni intermedi importati), un’occupazione più elevata di 11,5 milioni di unità lavorative (+3,1%) e un incremento di valore aggiunto di 689,1 miliardi di euro (+3,7% medio annuo).

Ripensare il sistema paese

Si tratta di un flusso di investimenti senza precedenti - dice Confindustria - che richiede una visione strategica di Sistema Paese, in grado di garantire che una parte importante di questi possa tradursi in un volano di sviluppo della capacità produttiva manifatturiera italiana”.

Sul piano macroeconomico, sono stati inoltre stimati gli effetti complessivi sul bilancio statale nel periodo considerato.

L’effetto netto positivo in termini di entrate per lo Stato e in termini di costi evitati è di circa 595 miliardi di euro. L’effetto netto potenziale determina un costo degli investimenti diretti complessivi pari a circa 527 Miliardi di euro.

Preoccupazione, ma anche stimolo

La dimensione degli investimenti in gioco è sicuramente un fattore di preoccupazione - conclude l’associazione degli industriali - ma rappresenta anche un volano di crescita industriale per l’Italia: per questa ragione, a breve sarà completata la seconda parte del Rapporto, con la quale verrà presentata la mappatura delle filiere tecnologiche italiane più direttamente coinvolte, con l’obiettivo di integrare le politiche per la transizione energetica con una valutazione dei possibili impatti in termini di politica industriale”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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