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24/01/2024

Lollobrigida: "Qualità del cibo e centralità del settore per rialzare le imprese agricole"

Il ministro dell'agricoltura al consiglio europeo su agricoltura e pesca: "Scende in tutta Europa il numero delle realtà e le le zone che vengono abbandonate dagli agricoltori sono le aree interne, sono le zone più deboli, sono quelle che portano a un decremento e a uno spopolamento di interi territori, con una serie di criticità che incidono sull’ambiente”. Presentato il documento contro la carne coltivata, il plauso di Coldiretti

Negli ultimi dieci anni in Europa le aziende agricole sono diminuite del 24 percento e in Italia del 30. Ancora, tra il 2021 2022, dati Eurostat, si è registrata una crescita dei costi di produzione del 22 percento e solo del 15 percento del valore.

Questi dati, insieme agli esiti della pandemia e dei conflitti che stiamo subendo, costringono tutti noi ad aprire una riflessione sulla centralità del settore agroalimentare, della necessità dell’Europa di lavorare nell’ambito dell’Unione europea a politiche che sviluppino una sovranità alimentare e un’autosufficienza potenziale che ci permetta di affrontare anche crisi contingenti”.

Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, intervenendo nel corso della sessione pubblica al Consiglio Ue Agricoltura e Pesca a Bruxelles.

La qualità del cibo che i nostri agricoltori garantiscono più di altri deve essere protetta. E crediamo – ha aggiunto il ministro – che questa riflessione deve accompagnare un processo di semplificazione debba mettere tutti noi in grado di comprendere fino in fondo quale siano le cause di quegli effetti che sono davanti agli occhi di tutti”.

Peraltro – ha detto ancora Lollobrigida – le zone che vengono abbandonate dagli agricoltori sono le aree interne, sono le zone più deboli, sono quelle che portano a un decremento e a uno spopolamento di interi territori, con una serie di criticità che incidono sull’ambiente”.

Una nuova Pac

Lollobrigida ha poi aggiunto che "è necessario ripensare la Pac che dovrebbe essere sviluppata con risorse maggiori in futuro rispetto a quelle investite fino ad oggi e con un’attenzione che inverta i parametri”.

Per il ministro, infatti, “garantire la produttività insieme alla sostenibilità ambientale è d’obbligo, ma garantirli oggi con un ordine inverso perché al momento, nel tentativo di guardare all’ambiente solamente in Europa, si è perso di vista invece la necessità di garantire il primo tutore dell’ambiente che per noi resta l’agricoltore.

Quindi il nostro auspicio è che il ripensamento in difesa e a tutela dell’Unione europea sia complessivo e completo tenendo conto degli errori fino ad oggi posti in essere da politiche ideologiche – ha concluso il ministro – e poco attente invece a dati che pragmaticamente la storia ci ha messo di fronte, purtroppo grazie ad eventi che auspichiamo non si ripetano”.

Il documento contro la carne coltivata

Come annunciato, l'Italia, insieme alla Francia ha presentato anche un documento contro la carne coltivata sostenuto anche tra le altre dalle delegazioni, ceca, cipriota, greca, ungherese, lussemburghese, lituana, maltese, rumena, slovacca.

Coldiretti, fra i primi fautori del documento si dice soddisfatta: "Lo stop da parte di buona parte dei Paesi dell’Unione Europea è coerente con il fatto che la UE ha già deciso di vietare gli alimenti prodotti da animali clonati e da oltre 40 anni la carne trattata con ormoni che vengono utilizzati invece nei bioreattori per la produzione di cibi artificiali per i quali si chiede di non usare il termine “carne coltivata”, ritenuto fuorviante anche dal rapporto Fao/Oms che suggerisce di chiamarli cibi a base cellulare”.

Prima di qualsiasi autorizzazione i Paesi sostenitori chiedono infatti alla Commissione – sottolinea la Coldiretti – di avviare una consultazione pubblica sui cibi a base cellulare” che “non possono mai essere chiamati carne” e pongono “questioni etiche, economiche, sociali e ambientali, nonché sulla nutrizionali e di sicurezza sanitaria” rimettendo in discussione il quadro normativo attuale che risulta inadeguato anche perché queste nuove pratiche includono la produzione di alimenti utilizzando la tecnologia delle cellule staminali con la necessità di evitare rischi per la salute dei consumatori.

La presentazione del documento – continua la Coldiretti – fa seguito al flop registrato dai cibi a base cellulare negli Stati Uniti dove la rivista tecnologica del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston li ha inseriti tra i più grandi fallimenti scientifici dell’anno in quanto, nonostante il via libera alla commercializzazione ottenuto dalle autorità Usa, non vi sarebbe ancora traccia di prodotti di laboratorio nei supermercati e la produzione su larga scala risulterebbe più problematica del previsto.

In particolare, diverse inchieste giornalistiche, a partire da quelle del Wall Street Journal, hanno evidenziato che Upside Food utilizzava molta manodopera, plastica ed energia per produrre pochissimi filamenti di pollo.

E non è un caso che nello Stato dell’Arizona – riferisce la Coldiretti - sia stata presentata una proposta di legge a livello statale ad inizio gennaio per vietare la vendita e la produzione di prodotti animali a partire da coltura cellulare né per consumo umano, né per quello animale.

Le parole di Prandini

"L’alleanza nata in Europa fa proprie le perplessità sollevate per prima dalla Coldiretti e conferma il ruolo di apripista dell’Italia che è leader mondiale nella qualità e sicurezza alimentare, nelle politiche di tutela della salute dei cittadini” ha commentato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

"Dopo l’Italia dove è stata approvata una legge sotto la spinta della raccolta di oltre 2 milioni di firme da parte della Coldiretti, la presa di posizione di un numero crescente di Paesi è una risposta – precisa Prandini – all’esigenza di avere analisi di impatto univoche da parte della ricerca pubblica ed evitare di trasformare i cittadini in cavie umane, come per primi abbiamo chiesto.

La crescente diffidenza conferma infatti la necessità di rispettare il principio di precauzione di fronte ad una nuova tecnologia con molte incognite che rischia di cambiare la vita delle persone e l’ambiente che ci circonda” continua Prandini nel sottolineare che “proprio per questo la sfida che la Coldiretti lancia alle istituzioni europee è che i prodotti in laboratorio nei processi di autorizzazione non vengano equiparati a cibo ma bensì a prodotti a carattere farmaceutico”.

Queste nuove pratiche – si precisa – includono la produzione di alimenti utilizzando la tecnologia delle cellule staminali con la necessità di evitare rischi per la salute dei consumatori.

Redazione Cuoreeconomico
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