Longobardi (Confindustria Molise): “Transazioni regionali sui crediti duro colpo, scoraggiano gli investimenti delle imprese”

(Vincenzo Longobardi, presidente di Confindustria Molise)
Il presidente degli industriali molisani a CUOREECONOMICO: “Tagliare i crediti con la pubblica amministrazione è una misura che va contro le Pmi, già alle prese con la pressione fiscale: un provvedimento che cancellerà anche i benefici della Zes. Pnrr va a rilento: realizzati solo metà dei progetti e non sono previste infrastrutture”
Con l’approvazione della delibera regionale votata lo scorso 28 gennaio, il Consiglio regionale del Molise ha introdotto misure volte a ridurre il debito e, oltre ai cittadini, i tagli hanno interessato anche le imprese che vantano crediti con la Pubblica amministrazione.
“Si tratta di una misura che va contro le piccole e medie imprese, già in difficoltà per l’aumento della pressione fiscale.
La legge infatti prevede che le regioni come il Molise, che hanno un debito pro capite superiore a 1500 euro, attivino una procedura speciale per chiudere i debiti con transazioni penalizzanti per i creditori che vanno dal 40 percento dei crediti per i più vecchi all’80 percento dei crediti per quelli più recenti”, dice Vincenzo Longobardi, presidente di Confindustria Molise.
“Siamo preoccupati per il futuro - continua - perché questa decisione rischia di scoraggiare le imprese che intendono investire da noi e stiamo valutando di fare ricorso perché crediamo che in questa decisione ci siano profili di incostituzionalità”
Presidente, quindi pensa che questa misura possa annullare i benefici previsti dalla Zona economica speciale?
“Certamente, si tratta di un rischio concreto perché giustamente un’impresa che lavora con la Pubblica amministrazione ha il diritto di essere pagata e con la Zes unica un investitore può preferire altre regioni rispetto al Molise”.
Sull’autonomia differenziata qual è il suo parere?
“Siamo contrari perché pensiamo che questa legge non porti sviluppo ma ulteriori problemi. Già oggi le regioni e i piccoli hanno una limitata capacità fiscale e di spesa e qui in Molise viviamo sulla nostra pelle il divario infrastrutturale rispetto a altre regione.
Crediamo che seppur con degli spazi di decisione per i territori serva un supporto nazionale nelle politiche di sviluppo”.
A questo proposito, come valuta l’andamento dei progetti legati al Pnrr?
“Ad oggi sono state realizzate meno della metà delle opere ma il problema più grave è che non sono previste infrastrutture, a parte il rinnovamento del parco degli autobus e la riqualificazione del trasporto ferroviario”.
Restando sui problemi dei territori la preoccupa la chiusura sempre più frequente dei punti bancari?
“No. Forse questo fenomeno danneggia chi lavora nel commercio, ma occorre considerare che oggi tutte le operazioni bancarie si fanno online e in banca si va solo 2 o 3 volte all’anno”.
Con lo stop all’aumento del costo del denaro gli industriali sul fronte dei mutui e dei prestiti si sentono più rassicurati?
“Penso che la Bce avrebbe dovuto abbassare il costo del denaro già da qualche mese perché l’inflazione non è diminuita con questa decisione, ma con l’abbassamento del prezzo dell’energia.
Purtroppo il rialzo dei tassi d’interesse ha provocato solo dell’incertezza, sia nelle imprese che nei consumatori che erano abituati a spese inferiori”.
Secondo lei la Manovra ha dato gli effetti sperati?
“Ci saremmo aspettati interventi per l’autoproduzione di energia, per l’abbassamento dei costi delle bollette e per il sostegno ai settori più sofferenti come l’automotive e la metallurgia, ma le risorse erano limitate. Vanno bene le misure sul cuneo fiscale, ma mi auguro che venga rivista la dotazione finanziaria della Zes”.
Pensa che il Green Deal vada rivisto?
“Sì, e penso che sia sbagliata l’idea di privilegiare il riuso anziché il riciclo. Giusto il principio di voler abbattere le emissioni di anidride carbonica, ma occorre tenete conto dei costi sociali della transizione ecologica”.
Di Matteo Melani
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