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31/01/2023

L’Umbria alla sfida del Pnrr: ripartire da territori e Pmi per il rilancio dell’economia, non solo regionale

(da Sx Massimo Pistolesi, Carlo Corazza, Donatella Tesei e Antonio Parenti)

A Perugia incontro organizzato dalla rappresentanza italiana della Commissione Europea e dal Cesar sul tema del Next Generation EU ed i progetti in campo. L’appello generale: “Non lasciare indietro nessuno: aiutare i piccoli comuni a realizzare i bandi e metterli a terra, spendere bene i soldi del Pnrr perché da come l’Italia affronterà questo momento dipende anche il futuro dell’Europa”

Dove va l’economia dell’Umbria - ma anche dell’Italia - nella fase più delicata del periodo post pandemico ed in uno scenario completamente modificato dalle conseguenze della guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina.

Se n’è parlato in un incontro organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e dal Cesar (Centro per lo sviluppo economico e rurale) dell’Umbria dal tema “Opportunità europee per il rilancio dell’Umbria”, ospitato  il 30 gennaio nella sala di Palazzo Donini a Perugia, sede della Regione.

Next Generation EU e Pnrr al centro del dibattito, che ha visto coinvolti gli stakeholders locali ma anche rappresentanti del Governo e delle istituzioni europee, col saluto del rettore dell’Università di Perugia e presidente del Cesar Maurizio Oliviero.

(da Sx Carlo Corazza, Donatella Tesei, Massimo D'Eufemia e Luigi Rossetti)

La sfida: rendere la ripresa strutturale

Nei primi panel, moderati da Massimo Pistolesi, portavoce della presidente di regione Donatella Tesei sono state messe sul piatto le opportunità e le prospettive per l’Umbria: “Quella del Pnrr - ha spiegato la Tesei - è una occasione che non possiamo permetterci di sprecare, perché i nuovi scenari conseguenza della guerra hanno messo a dura prova anche i progetti che erano già stati messi in campo. L’Umbria è in ripresa, lo dicono i dati, ma questa deve diventare strutturale”.

Antonio Parenti e Carlo Corazza, direttore rispettivamente della rappresentanza italiana nella Ue e del Parlamento europeo in Italia hanno sottolineato il ruolo di accompagnamento che Bruxelles sta avendo su questo fronte: “Quello che è stato fatto nel periodo pandemico - sottolinea Corazza - non è cosa da poco, perché siamo riusciti a condividere un debito fra tutta Europa, che verrà ripagato con meno tasse per i cittadini e più tasse sulle importazioni di acciaio dalla Cina e per i colossi del web.

Dobbiamo fare in modo che questi fondi creino lavoro e mettano in moto le imprese. L’Umbria nello specifico è una regione con tante eccellenze, ma ha problemi infrastrutturali: va aiutata su questo”.

Un tema raccolto anche da Parenti, secondo il quale “è il tempo di passare alla fase di implementazione dei progetti, a livello nazionale e locale, in modo da portare sviluppo nei territori”. E avverte: “Non bisogna sprecare nulla: da come l’Italia spenderà le risorse, dipenderà il futuro dell’Europa”.

L’Europa al fianco dei territori

L’importanza di progettare al fianco dell’Europa è stata ribadita anche dal ministro per gli Affari Europei, il Sud e il Pnrr Raffaele Fitto (Fdi), secondo il quale “serve un confronto con la Ue alla luce dei nuovi scenari ed anche per riallineare il Pnrr alle politiche di coesione”.

Per la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno (Pd-S&D) invece “Next Generation Eu è fondamentale per una crescita nel segno della sostenibilità ed in questo senso vanno aiutate le aree interne a rischio di spopolamento ed i comuni più piccoli nell’attuazione del Pnrr ed è necessario lavorare per la formazione di nuove risorse umane qualificate e la lotta all’infiltrazione mafiosa che potrebbe insinuarsi nei progetti”.

Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti, si è soffermata in particolare sul supporto che il fondo di garanzia InvestEU (272 miliardi) sta dando alle imprese per recuperare sul piano della competitività.

(da SxLuca Ginetto, Albano Agabiti, Matteo Bartolini, Massimo Sepiacci e Fabio Rossi)

La Regione Umbria e i fondi europei

Il panel tecnico dedicato alla regione Umbria ed ai progetti in campo con i fondi europei ha visto protagonisti l’assessore allo sviluppo economico Michele Fioroni, il direttore risorse e programmazione della Regione Luigi Rossetti e Massimo D’Eufemia, responsabile delle relazioni istituzionali di Cassa Depositi e Prestiti, oltre a Francesco Rossi Salvemini della Commissione Europea.

Innovazione, sostenibilità, biodiversità, ma anche occupazione, giovani, sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente, formazione e competenze: lungo questi ambiti si è mossa la Regione nella gestione dei tre diversi fondi: quello europeo di sviluppo rurale (Fesr), il fondo sociale europeo (Fse) e il complemento di sviluppo rurale (Csr): “I ritardi ci sono, per via dei rincari - è stato sottolineato - ma l’Umbria e l’Italia si muovono. La sfida ora è mettere a terra i progetti individuando ostacoli e difficoltà e aiutando le Pmi a decollare”.

In questo quadro, un ruolo importante possono giocarlo i borghi se riusciranno anche con questi fondi a diventare “attrattivi e digitali”.

Fondamentale però, ha sottolineato Fioroni, “migliorare le condizioni per l’accesso al mercato del lavoro”.

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L’Italia e l’Umbria: agricoltura, salute e infrastrutture

Il sottosegretario all’interno con delega al Pnrr Emanuele Prisco ha aperto i panel col mondo della politica e degli attori del territorio, moderati da Luca Ginetto, direttore della TGR Umbria.

L’esponente di FdI ha sottolineato l’avvio presso le prefetture di un’azione “di supporto agli enti locali nella progettazione e messa a terra del Pnrr nei tempi previsti”.

Ad illustrare le sfide del mondo dell’agricoltura sono stati i presidenti regionali delle tre organizzazione di settore ovvero Albano Agabiti (Coldiretti), Matteo Bartolini (Cia) e Fabio Rossi (Confagricoltura), insieme al presidente regionale di Fedagripesca Confcooperative Massimo Sepiacci.

Con loro, l’assessore all’agricoltura della regione Umbria Roberto Morroni, quello alla salute Luca Coletto, e le europarlamentari Camilla Laureti (Pd-S&D) e Luisa Regimenti (FI-Ppe).

Il quadro che è emerso è quello di un settore d’eccellenza anche a livello regionale, ma che ha bisogno di basi solide: “Il Pnrr - è stato spiegato - è una occasione per disegnare prospettive a lungo termine, rafforzando le filiere, ma anche semplificando i processi burocratici”.

Fra gli obiettivi, quello di avvicinare i giovani al mondo agricolo, anche in considerazione dei processi innovativi che coinvolgono le nuove generazioni. Più di qualche timore è arrivato in generale sul Green Deal “perché non può ricadere esclusivamente sul nostro settore”.

La necessità condivisa è quella comunque di cambiare un modello produttivo: “Abbiamo risorse importanti da spendere – è stato sottolineato – prendendo consapevolezza dei nostri errori, che sono stati responsabili di quello stesso climate change che subiamo”.

Morroni ha sottolineato i quattro perni della politica agricola regionale: “Qualità, creazione di valore attraverso la valorizzazione delle filiere, innovazione e formazione”. Coletto ha aggiunto anche la necessità di assicurare sicurezza per la salute nei processi produttivi, rafforzando i controlli.

Dalle due europarlamentari sono arrivati spunti diversi. Regimenti ha sottolineato “la necessità di migliorare la capacità di spesa italiana dei fondi Ue”, alla quale  sono dedicati gli sportelli del cittadino da lei promossi (due in Umbria, a Norcia e Gubbio) “per aiutare le imprese ad orientarsi, perché servono più territori in Europa ma anche più Europa nei territori”.

Laureti ha invece posto l’accento sulla necessità di mettere da parte i contrasti in questa delicata fase: “Bisogna andare tutti insieme, senza lasciare indietro nessuno: se l’Europa non arriva ai territori c’è qualcosa che non funziona al meglio”, ha spiegato.

(da Sx Luca Ginetto, Antonio Rinaldi, Giorgio Mencaroni e Enrico Melasecche)

Il nodo delle infrastrutture e non solo

Prima delle conclusioni affidate di nuovo alla Tesei, è stato affrontato anche il nodo delle infrastrutture, la grande piaga dell’Umbria che viene toccata con mano ogni volta che ci si deve spostare da e verso la regione.

L’Umbria è collegata male con grande parte delle aree chiave a cominciare da Roma – ha sottolineato Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – vicina ma non troppo sia al Tirreno che all’Adriatico e dunque è qui che bisogna investire”.

Enrico Melasecche Germini, assessore regionale alle Infrastrutture ha sottolineato come il problema sia impellente nonostante alcuni lavori su infrastrutture stradali e su ferro siano partite: “Ma per esempio – aggiunge – è impensabile che esista un solo frecciarossa che colleghi Perugia a Milano e nessuno verso il Sud, questo ci rende lontani dal centro dell’economia nazionale”.

Anche qui a concludere, gli interventi di due europarlamentari. Nicola Procaccini (FdI-Ecd) ha sottolineato come l’Umbria sia “un modello virtuoso”, anche per come sta accompagnando il mondo produttivo verso la transizione ecologica: “Questo è il tempo del fare, senza radicalismi ideologici”, ha aggiunto.

Proprio relativamente a questo aspetto, Antonio Rinaldi (Lega-Id), ha ricordato come “Bisogna spendere bene, perché i soldi poi andranno restituiti: anche per questo vanno aiutati i piccoli comuni ad attuare al meglio i bandi del Pnrr”.

Di Emanuele Lombardini
(Riproduzione riservata)

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