sab 14 mar 2026

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Maccazzola (Cia Lombardia): “Innalzare il credito d’imposta per gasolio agricolo ed energia elettrica”

(Paolo Maccazzola, presidente di Cia Lombardia)

Il presidente della sezione lombarda della Confederazione Italiana Agricoltori: “I rincari stanno incidendo molto sul settore. Se non si interviene rapidamente molte imprese rischiano di chiudere”

L’attuale crisi energetica e i costi elevati delle materie prime stanno avendo importanti ripercussioni in tutti i sotto-settori del comparto agricolo. Nello specifico qual è la situazione in Lombardia? Come stanno reagendo le imprese del territorio?

Cuoreeconomico ne ha parlato con Paolo Maccazzola, presidente di Cia Lombardia, la sezione lombarda dell’Confederazione Italiana Agricoltori, che ha sottolineato inoltre come le imprese agricole lombarde abbiano ormai da tempo adottato modelli produttivi in linea con i principi della sostenibilità ambientale.

Lelevata inflazione e i costi energetici alle stelle stanno impattando in modo rilevante sul comparto agricolo. Può darci un quadro della situazione in Lombardia? Quali settori hanno subìto maggiormente gli effetti di questa emergenza?

Tra i settori che hanno subìto maggiormente l’impatto della crisi energetica in atto c’è sicuramente quello della produzione primaria, che comprende tra le sue filiere anche quella ortofrutticola e quella zootecnica.

Nello specifico, le aziende zootecniche, che hanno dovuto sostenere costi energetici e costi legati all'aumento dei cereali, stanno soffrendo di più in assoluto.

Purtroppo come associazione, avendo molti soci che operano in questo comparto vediamo tantissime realtà che stanno contraendo moltissimo il numero di animali allevati. Questa diminuzione del numero di animali allevati è il preludio alla chiusura di tanti allevamenti.

La parabola discendente di queste imprese inizia di solito con la contrazione del numero degli animali allevati finalizzata a contenere i costi, ma poi rappresentare il problema vero sono i costi fissi. Queste spese giocano un ruolo centrale nel decretare la fine di queste aziende.

Oltre al comparto zootecnico, in questo particolare momento storico, anche la filiera agricola sta purtroppo soffrendo tanto.

A parte determinati settori - come per esempio quello del riso o di alcuni cereali, dove non si è subìta la mancanza dell’acqua - per il resto il quadro generale di tutto il comparto agricolo si caratterizza per toni molto grigi, tendenti al nero. Gli aumenti dei prezzi nel settore sono stati tutti destinati alle spese energetiche e dei mangimi.

Pertanto le aziende del comparto saranno costrette a rivedere questi prezzi per il 2023, altrimenti l'alternativa è la chiusura di determinate filiere”.

Quali interventi ritenete prioritari per gestire questo incremento dei prezzi dell’energia?

Per supportare le imprese del comparto agricolo, intese nella loro globalità, è necessario mettere in campo tutti quegli interventi volti a ridurre i costi energetici e delle materie prime, che purtroppo incidono in modo rilevante sia sulle aziende sia sulle famiglie.

Difficilmente, infatti, le aziende agricole riescono a recuperare il costo dell’energia con la vendita dei propri prodotti, che comunque hanno registrato un inevitabile aumento dei prezzi, dovuto anche a una questione speculativa.

Sarebbe utile che il Governo realizzasse una cabina di regia su tutte le filiere del comparto agricolo per capire quanto, rispetto al prezzo di vendita, viene effettivamente riconosciuto al produttore, in modo da indicare una cifra limite al di sotto della quale non andare.

Spesso, infatti, quando si parla di inflazione, la speculazione è una delle voci che va più a incidere sul prezzo prodotto finito, influenzandolo in maniera subdola”. 

Riteniamo inoltre, come evidenziato dal nostro presidente Cristiano Fini nel recente incontro con la premier Meloni, che sarebbe necessario innalzare il credito d’imposta dal 20 al 30% della spesa sostenuta per l'acquisto del gasolio agricolo.

Oltre a questo, sarebbe utile anche l’innalzamento dal 30 al 40% del credito d’imposta per l’acquisto di energia elettrica alle aziende agricole, come previsto per le energivore. Chiediamo poi che entrambe queste misure diventino strutturali con la prossima manovra di bilancio.

Chiediamo poi che siano previsti in manovra nuovi incentivi fiscali per sostenere l’acquisto di fertilizzanti, fitosanitari, mangimistica e sementi, che hanno raggiunto costi ormai insostenibili per le aziende agricole”.

Passando invece al tema della sostenibilità, le imprese agricole del territorio lombardo hanno ben compreso l’importanza di aderire a modelli produttivi green? Come affrontano in concreto la questione?

Questa crisi economica ed energetica sta facendo comprendere l’importanza di adottare modelli produttivi green. Le imprese agricole lombarde hanno accettato da tempo la sfide poste dalla transizione ecologica, coniugando al meglio l'aspetto economico con quello ambientale e sfruttando le opportunità offerte dalla Politica Agricola Comunitaria (Pac) come un perno su cui far leva per accelerare questo percorso virtuoso.

Queste norme, che rappresentano un catalizzatore per le iniziative green, hanno spinto molto aziende lombarde a investire nella produzione di energia solare, di biogas, di biometano, promuovendo il connubio virtuoso tra sostenibilità ambientale ed economica.

Un’altra iniziativa importante è stata inoltre la riduzione del 70% degli antibiotici negli allevamenti, richiesta da una norma europea che punta a contrastare l’antibiotico-resistenza. Questa misura dell’Ue si è trasformata in una sfida vinta per gli agricoltori, sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista economico.

Da un lato, infatti, c’è stata una drastica riduzione di residui di antibiotici nei prodotti finiti e negli scarti; dall’altro il minor acquisto di farmaco ha rappresentato un risparmio, contribuendo a migliorare la redditività dell’impresa agricola. Ancora una volta, dunque i vantaggi ambientali e quelli economici si sono compenetrati al meglio”.

Una delle questioni che state affrontando è inoltre il rilancio della filiera della lana di pecora. Quali proposte sono state fatte?

E’ stato istituito da Regione Lombardia un gruppo di lavoro per la predisposizione di un progetto finalizzato alla valorizzazione della filiera della lana di pecora.

Una delle questioni affrontate è in particolare quella dello smaltimento e del riutilizzo del rifiuto di questa filiera. Gli allevatori attualmente devono smaltire questi scarti a pagamento come rifiuti speciali, scegliendo a volte di diminuire le tosature.

Questa lana non è abbastanza pregiata per il mercato tessile dell’abbigliamento, tuttavia si potrebbe puntare su altri utilizzi per supportare il settore.

Tra questi ci sono ad esempio i materiali isolanti per la bioedilizia, la produzione di creme cosmetiche con la lanolina ottenuta dalla lana, una proteina molto usata per questo tipo di prodotti, ma anche i fertilizzanti in ambito agricolo.

Questi sono solo alcuni esempi dei possibili impieghi di questi sottoprodotti, ma se ne potrebbero trovare molti altri. In quest’ottica è fondamentale rivolgersi al mondo della ricerca e all’industria dell’innovazione per dare un nuovo slancio al comparto”.

Di Monica Giambersio
(Riproduzione riservata)

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