MADE IN ITALY. Cna Nazionale, Gregorini: “Sui dazi USA ancora nessun impatto, ma l’Italia non può aspettare. Serve un’azione immediata”

(Otello Gregorini, Segretario Generale Cna Nazionale)
La minaccia dei dazi statunitensi continua a incombere come una nuvola scura sul futuro dell’export italiano. Anche se, per il momento, l’amministrazione Trump ha deciso di bloccarne l’introduzione, le preoccupazioni rimangono alte. A esprimerle con chiarezza è Otello Gregorini, segretario generale della Cna Nazionale, che lancia un doppio appello: da un lato al governo italiano e alle istituzioni europee, dall’altro alle autorità statunitensi
“Non si registrano ancora conseguenze concrete. Tanto più che per ora Trump ha deciso di bloccare l’introduzione dei dazi. Ma le prospettive rimangono preoccupanti,” ha dichiarato Gregorini. L’export italiano verso gli USA vale 67 miliardi di euro, di cui oltre 8 miliardi solo dal comparto farmaceutico, e poco meno dall’agroalimentare. Ma a rischiare sarebbero tutti i simboli del Made in Italy, dalla moda all’arredamento, dalla meccanica alla componentistica.
La vera emergenza, però, riguarda soprattutto il mondo delle piccole imprese, che vivono un momento di grande fragilità. “Le piccole imprese sono legittimamente impaurite: il mercato interno è sempre fermo e solo l’export ha garantito la sopravvivenza a molte,” ha spiegato Gregorini, evidenziando come un eventuale aumento delle barriere commerciali possa mettere in ginocchio interi settori produttivi.
Da qui, la richiesta di un’azione politica immediata e coordinata: “Chiediamo al governo italiano e alle istituzioni Ue di ridiscutere i rapporti commerciali con gli Usa. Non c’è tempo da perdere. Bisogna far capire all’amministrazione americana che i dazi farebbero male anche agli Usa", continua.
Nel frattempo, secondo il segretario generale della CNA, è fondamentale sostenere le imprese nella ricerca di nuovi mercati e alleggerire il carico burocratico che ancora oggi ostacola lo sviluppo delle attività produttive in Italia e in Europa. “Così come in Italia e nella Ue va ridotto il peso burocratico sulle imprese,” ha concluso Gregorini.
Claudia Boccucci
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