MADE IN ITALY. Coldiretti, export agroalimentare da record con 73 miliardi. Più forte di conflitti e guerre commerciali, anche se i dazi fanno arretrare le vendite in Usa del 5%

Nonostante conflitti e guerre commerciali l’export agroalimentare Made in Italy fa segnare un nuovo record, chiudendo il 2025 con un valore complessivo di quasi 73 miliardi di euro, il massimo di sempre, grazie a un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Ad affermarlo è un’analisi della Coldiretti su dati Istat che evidenziano come il cibo tricolore si confermi un asset strategico fondamentale per l’economia del Paese, oltre che uno dei suoi simboli più noti e apprezzati.
A livello generale la Germania resta il principale mercato di sbocco dell’alimentare con un valore di 11,2 miliardi nel 2025, mentre la Francia scavalca al secondo posto gli Stati Uniti, salendo a 7,9 miliardi di euro. Sul risultato negli Usa pesano i dazi imposti dal presidente Trump, che nel bilancio complessivo costano l’azzeramento della crescita registrata negli anni scorsi e un calo del 5%, chiudendo a 7,5 miliardi. Al quarto posto la Gran Bretagna, con 4,9 miliardi. In crescita l’export in Cina, con oltre 670 milioni di euro, mentre è stabile quello in Russia (680 milioni), che risente comunque di embargo e sanzioni.
Secondo Coldiretti ci sono tutte le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030, lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese. Il primo passo deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la modifica dell’attuale codice doganale.
Questo significherebbe ritorno economico per le imprese agricole italiane, ma anche una risposta sociale e occupazionale per tutti i territori. Ciò avrebbe un effetto positivo anche sull’internazionalizzazione e sulla promozione, dando la possibilità di comunicare con ancora maggiore efficacia il valore delle eccellenze italiane in termini di qualità e sostenibilità, approcciando al contempo nuovi mercati. È poi urgente intervenire sui ritardi infrastrutturali, che penalizzano l'agroalimentare italiano con costi annui di 9 miliardi secondo il Centro Studi Divulga. Rispetto ad altri Paesi, persiste, infatti, un grave gap logistico: sbloccare le opere migliorerebbe i collegamenti tra Nord e Sud, oltre ai traffici marittimi e ferroviari internazionali, grazie a una rete integrata di aeroporti, treni ad alta velocità e cargo.
Redazione CUOREECONOMICO
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